Nadina con occhio materno li vedeva per il meraviglioso, docile, dolce mare correre rompendo co' remi il compatto cristallo dell'acqua. Rina la sorella, quindicenne fra poco, reggeva le due corde del timone, e le risa della loro festività giovane, nell'ebrezza del correre per l'onda consumando la esuberanza dei muscoli, giungeva sino a lei.

— Come sono felici, come sono giovani! — diceva Mrs. Evelyne osservandoli col suo occhiale. «Come sono giovani!» echeggiava nel cuore di Nadina. Essi, giovani, in sui quindici anni, non più lei, oramai.

E il seno, cui Amore, il grande artefice, avea già ben modellato, si elevava sospirando.

Breve del resto era il dimorar di Nadina sulla spiaggia e più la dilettava il tentare in sulla tela di riprodurre un raggio di quella luce e di quel mare.

— Non viene Nadina? — domandava Mrs. Evelyne alla madre.

— Credo che lavori.

— Oh! — e questo «oh» voleva dire: «Nè meno una parola di più! Noi americani sappiamo tutta l'importanza e il rispetto che meritano il lavoro!»

Più spesso dunque che alla spiaggia ella si stava in casa a dipingere e più spesso ancora nella Pineta.

Alla spiaggia rimaneva la mamma la quale rispondendo sempre di «si» e accettando sempre il tè, andava d'accordo benissimo con l'americana.

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