La vìsita a quell'amore defunto era stata assai melancònica, come contemplare se stesso defunto.
Mi ero anche sopracaricato di letteratura, ed anche ciò era melancònico. Avevo fatto l'uomo superiore con quella pòvera Mimì: avevo detto male delle poetesse; ma riconoscevo di aver torto. Divine poetesse, api d'oro! Qualcuna di voi va corrusca e fiammante nel sole, qualche altra batte l'ala ferita. Ma almeno si sa quello che voi domandate, in fine: il paradiso!
Divine poetesse, api d'oro! come le api d'oro voi avete libato questo disgraziato uomo; e l'uno valeva l'altro! Perchè Giove padre non creò per vostra satisfazione, o api d'oro, tutto un paradiso fiorito di inesaurìbili eroi! Ma l'uomo! L'uomo è incontentàbile e senza pace.
E quel suo atteggiamento di nume in terra è intolleràbile.
Io mi trovavo immerso in queste idee quando, gràzie a Dio, mi sorse un'idea cretina. Essa mi venne suggerita da un enorme fragoroso carrozzone automòbile, che rotolava sui sassi della vècchia via Galliera e portava scritto: Bologna, Monghidoro, San Pietro a Sieve.
Monghidoro? Ma Monghidoro è il nome moderno di un antico nome, superbo e plebeo: Scaricalàsino! E v'è chi nomina Scaricalàsino come fosse un paese fantàstico! È un paese rupestre, a poche mìglia da Bologna. E l'idea esilarante e cretina era appunto nel ravvicinamento della dottorale Bologna, dove nei tempi antichi venìvano di Spagna e di Lamagna a caricarsi di dottrina; e poi Scaricalàsino, dove le schiere degli àsini scaricàvano le some loro, e facèvano beatamente: «Ih! oh!». Oh, giòia di scaricarsi dalla soma della dottrina! Inoltre quel giorno era caldìssimo, e allora pensai anche che, dopo Scaricalàsino, veniva l'alpestre passo della Futa; e il Mugello; e le ginestre; e i grandi vèrtici dei monti. E questa era un'idea rinfrescante. L'automòbile risale la valle bellìssima della Savena; làscia giù la bassa landa, corre su verso la freschezza dell'Appennino.... È deciso. Andiamo a Scaricalàsino. Respireremo l'ària fresca, berremo le àcque purìssime di Scaricalàsino. Ma bisognerà attèndere l'alba del dimani. L'automòbile làscia Bologna al primo mattino. Tanto mèglio! Bello è viaggiare al mattino.
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Il desiderio di vìvere un'ora a Scaricalàsino era così grande che alle tre del mattino mi trovavo già desto per il letto. Perciò levàtomi e tolto meco un mantelletto ed un forte bastone, mi recai ad attèndere l'ora della partenza in quel caffè che mai non chiude le porte. L'alba non era ancora apparsa; ed il cielo sembrava di cènere: eppure il giorno doveva èsser sereno!
Da via Indipendenza, intanto, col lento moto delle scope, avanzava in un polverone una schiera di spazzini. Il loro gesto era silenzioso e solenne. «Voi siete sacerdotali ministri, voi che togliete la sozzura notturna.» E quasi mi venne vòglia di salutarli quei dispregiati spazzini.
Ma la sozzura degli uòmini e della notte era ben palese nell'elegante caffè che mai non chiude le porte. Su la lastra di marmo di un tàvolo, sotto l'ùnica làmpada accesa, una mano non inesperta aveva tracciato alcuni disegni mostruosi. Tristi uòmini, tristi donne che vivete nella notte! Le tènebre della notte sono demonìache, ed i corpi ne sono polluti. Perchè al discèndere delle tènebre non recitiamo più compieta? Non supplichiamo ancora ne polluàntur còrpora?