Vidi la sua fronte incresparsi ancora sotto il martìrio di una meditazione.

— Lasci, lasci, già anch'io non so bene se sono democràtico o aristocràtico — dissi, e ringraziai della molletta e del consìglio.

— E un'ùltima spiegazione, la prego — aggiunsi di poi: — lei, come ho potuto osservare, ha trovato sùbito la scatolina delle mollette; lì vedo che spunta il fazzoletto; di lì vedo che vien fuori l'astùccio delle sigarette. Io, invece, per trovare un oggetto necessàrio, devo ogni volta fare un viàggio per tutte le tasche: cerco il fazzoletto, viene fuori un toscano; cerco il toscano, viene fuori il temperino....

— Ma ogni tasca, signore — rispose quel caro giovane — ha la sua particolare missione....

Egli mi spiegava la missione delle vàrie tasche: ma ogni tanto si arrestava: la fuga dell'automòbile, giù per le discese, gli levava il respiro.

Capii come, oltre che dall'assenza della spolverina, il giovanotto era preoccupato della pazza corsa a cui si abbandonava l'automòbile. Diceva anzi:

— Quel diàvolo di chauffeur deve aver bevuto chi sa quanti cicchetti di grappa! Nelle svoltate, che non ci si vede a cento metri, lui lància questo baraccone alla terza velocità. Guardi come cala giù per i tourniquets! Roba da matti! Se ci imbattiamo in un'altra automòbile, mi dice lei dove andiamo a finire?

— Più di morire — risposi — io credo che non ci possa capitare....

— E le par poco? Mi par tanto! — E voleva dire: «Allora, addio cappellino extra-extra, addio spaghetti col sugo, addio fràgole e signorine».

— Ma scusi — obbiettai — se lei deve andare soldato, con la guerra che c'è in Lìbia, con questi nuvoloni neri che pàssano sull'orizzonte d'Europa, è mèglio star preparati.