C'era la donzelletta e c'era la vecchierella incontro là dove si perdeva il sole oramai, come nella poesia del Leopardi. Ma allora capii perchè Leopardi si annoiasse tanto a Recanati, sino al punto da fare, a vent'anni, della filosofia su la donna.

Quelle feminette lavoràvano in silènzio, immòbili, con ràpido muòvere delle mani. Non so perchè quelle mani pure, ma sùdice, mi fècero venire in mente le mani impure di quella cortigiana, laggiù al caffè dell'Arena.

Sì, ella levàndosi, mi aveva sussurrato, «Venite!», offrendomi indifferentemente il resto della sua notte immonda.

Ed io la avrei anche seguita: ma era l'alba, l'ora delle cose pure, l'ora che i bimbi dòrmono ancora. E poi c'era quell'arrière-goût di fègato con cipolla.

L'ostessa aveva apparecchiato in una spècie di giardinetto con una grossa tovàglia spighettata, che sapea di fresco odor di lavanda, e vi avea posato un fiasco di vino bianco, che pel collo sottile aveva le graziose bollicine, che andàvano su e giù. Gran quiete e solitùdine. E allora pensai a quell'antica istituzione che èrano i conventi antichi: una specie di fortezza spirituale, dove i flutti mondani si venivano a fràngere. Quivi oh, lievemente vìvere, trascòrrere caldi e geli! Ebbene, quando sarò a Pisa, domanderò in una biblioteca, il De òcio religiosorum, che non avevo mai letto.

*

Malauguratamente nel giardino c'era una pianta di gardènie, e tutta la colpa fu delle gardènie. Nei rossi vèsperi davanti al teatro dell'Arena del Sole, a' bei tempi, si vendèvano gardènie.

In verità non bàstano i conventi, ma è necessària la rinùncia, anche alle gardènie; e invece ne spiccai una ed immersi tutto il naso in quella freddezza dei pètali carnosi sino a spezzare i pètali e a far nera la gardènia.

Intanto l'ostessa aveva portato in tàvola le tagliatelle.