— Hai paura? — domandò la fanciulla. — Ma la città ora dorme; la gente non ti vede. Hai paura di venire vicino a me?

Non era più una voce infantile quella che l'uomo sàvio udiva: era una voce divenuta sicura e calma.

— Io vado avanti e tu procedi dopo di me, se tu hai paura.

Così ella disse e andava avanti.

Il suo passo era lieve e saltellante: ora pareva più grande, quale una snella efeba. Come una strana scia si formava dietro il passo di lei, nel cui vòrtice l'uomo sàvio fluttuava.

Ogni tanto il volto di lei si volgeva in dietro con un impercettìbile scintillar di sorriso: e tutte le chiome di lei si volgèvano insieme.

Era veramente lei che trascinava dietro lui. — Fanciulla, tu sei bene impudica! il giorno rischiara, e la tua veste è impudica. Fèrmati, dimmi: non nacque il Pudore su le guance di una fanciulla?

— Così dìcono — ella disse, — in fatti, i libri degli uòmini: una bella fanciulla ti darà altra risposta.

Le vie della città èrano ancora deserte; e tutte le finestre chiuse: ma dietro quelle finestre a lui sembrava di scòrgere mille e mille sguardi: tutti, ah, tutti vedèvano.

— Oh, ma io non ti toccherò, fanciulla, e se tu entrerai in qualche luogo immondo, io non ti seguirò.