«Qui dunque a Pisa — pensai — è lècito calpestare i tappeti verdi ed anche sdraiàrvisi;» e così mi accostai a quei monumenti venerandi «calpestando», ma senza paura; ed un po' percorrendo quei sentieri marmorei, tracciati come lìnee cabalìstiche, sul verde, fra l'uno e l'altro monumento. L'erba del prato non era gentilina, pettinata, rasata dal giardiniere: ma rubesta, scura, tenace.
Attorno al Battistero, alla Torre, alla Chiesa non trovai, in quell'ora in cui io vi giunsi, alcun tedesco col Bèdaeker rosso, nessun visitatore, nessun cicerone. Il Battistero, il Cimitero, la Chiesa èrano chiusi in quell'ora; ma parèvano vìvere ancora nella vita.
Quei gruppi di gente, che avevo intravveduta, èrano formati di famìglie di artigiani con loro donne e bimbi. Dove cadeva l'ombra dalle mura o dalle cùpole, facèvano merenda in cròcchio: in mezzo, un tegame, un fiasco, pane e frutta; mangiàvano placidamente, fra il loro Battistero e il loro Cimitero. Poi i bimbi ruzzàvano, e quei monumenti parèvano protèggerli e non adontarsi.
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Quel Battistero, quella Chiesa, quella Torre cantante, quel Cimitero, adorni dei più bei segni della resurrezione, che cosa èrano? Asilo e pàtria; il luogo del battèsimo, il luogo delle nozze, il luogo della pace. Una religione, insomma!
La speranza immensa abitava allora dietro queste porte. Oggi le nostre patrie sono più grandi, e vi sono tanti asili e tanti manicomi, con tanta igiene, che una volta non si conosceva nemmeno. Ma questi edifici moderni non sono belli. Perchè? Perchè non li ha edificati la pietà; e nè anche la religione. V'è bensì chi dice oggi di crèdere nella religione dell'umanità. Ma ci possiamo fidare?
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Come fuggìrono veloci quelle ròsee ore del vèspero! Il monte di San Giuliano, dietro la Torre pendente, pigliava certe ineffàbili tonalità violàcee. Conforto di maggior frescura, e profumo di rèsine, recava dal Tirreno la sera imminente.
Passàvano intanto donne del popolo coi loro bimbi davanti alla chiesa: li sollevàvano a baciare quelle istoriate porte di bronzo, chiuse come il mistero; e non so perchè, dicèvano ad ogni porta, con accorato accento: «Bello, bello!» con quelle elle che squillàvano come làmine tese fra la dolcezza lamentosa delle vocali; ed i bimbi ripetèvano: «Bello».
«Bello», che cosa?