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Ma che si aspetta per partire? Si aspetta il diretto da Roma. Ecco, arriva finalmente; strìscia, brùcia su le rotàie un lungo treno. Si ferma: il treno porta con sè tutto il vòrtice, tutta la pòlvere della lunga corsa per la deserta Maremma: la màcchina sembra bàttere i fianchi, anelare. Grìdano i giornali di Roma: La Tribuna, Il Giornale d'Itàlia.

Si parte, alfine.

Èccoci fuori della tettòia: si respira.

Ride la campagna nella gran primavera del lùglio fiammante. Cimitero, Chiesa, Battistero di Pisa, addio per l'ùltima volta.

Io ritorno ancora con lo sguardo dentro lo scompartimento: la gente è un po' sfollata, si è messa a posto: tutti hanno i gran fogli dei giornali spiegati: Tribuna, Giornale d'Itàlia.

Tutti lèggono: anche la giovinetta legge, o almeno le sue manine tèngono il fòglio spiegato, ed io vi posso lèggere in grande queste parole: Orrìbili crudeltà bùlgare. Alcune madri vìdero i loro figlioletti gettati dalle finestre su le baionette dei soldati.

I grossi maschi, che vanno su e giù pel corridòio; due signori, che sono seduti nello scompartimento, tèngono anch'essi lo stesso giornale in mano: le loro pupille pàssano con indifferenza dai bimbi gettati su le baionette bùlgare, a quella femmina provocante.

Gli orrori della guerra balcànica?

Certamente gli orrori della guerra balcànica sono lontani da Pisa. Ma si vede pròprio che l'amore verso il pròssimo, comandato da Gesù Cristo, è diffìcile. Si direbbe anzi che la difficoltà aumenti in ragione del quadrato della distanza. Io mi trovo in tasca un Corriere della Sera, e con molta sorpresa leggo che gli orrori della guerra fòrmano oggetto di un artìcolo dell'illustre Luigi Luzzatti. Il suo artìcolo è intitolato così: «la nostra felina umana natura». Grave!