Ma ecco spuntò un bel giorno in cui la pace sembrò assicurata definitivamente; e ciò fu perchè venne Cristo, e gli ufficiali e soldati romani si rifiutàvano di adoperare la spada, perchè Cristo vieta di adoperare le spade. Sarebbe stata una cosa sublime se ai confini dell'Impero non ci fòssero stati molti Armini, i quali non conoscèvano Cristo e avèvano molto sangue nelle vene. Allora un sàvio imperatore, di nome Diocleziano, ricorse alle più severe misure contro quegli indisciplinati. Ma come era possìbile punire gli indisciplinati quando il numero di costoro superava gli agenti della disciplina? E fu così che un altro imperatore, sàvio anche lui, ma di nome Costantino, adottò un altro sistema: inquadrò gli indisciplinati nello Stato. Ma dal giorno in cui i seguaci di Cristo furono inquadrati nello Stato, essi non andàrono più d'accordo, nemmeno su la natura di Cristo.
Ah, mostruosa cosa! Conòscere Cristo e non andare d'accordo! Aver distrutto il meraviglioso impero in nome di Cristo, e combattersi ancora in nome di Cristo!
E da allora il giro delle guerre ricominciò, senza fine; e sempre per aver pace: Carlo Magno, Carlo Quinto, Carlo Marx, unti dal Signore, unti dal Pòpolo! Chi scrive qui nel giornale queste abbominèvoli parole?
La Dio mercè il pacifismo è tramontato! I giòvani d'oggi sono ridivenuti anelanti di esprìmere che la guerra è la realtà dello spìrito umano. Questi giornali ragiònano tutti della guerra con un materialismo che desta orrore. E poi non si tratta di guerra soltanto; si tratta di stragi! E questo è uno spettàcolo barbàrico, disgustoso, che distrugge la civiltà della Croce.
Ma e io? Io che qui, beato sul letto, leggo il giornale e fumo?
I danni della guerra? Come la grandinata di ieri! Tranne i pochi colpiti, chi se ne ricorda più oggi? Ieri il cielo era nero, oggi è azzurro. Ieri i passerotti stàvano nascosti, e oggi càntano e sàltano. Io suppongo che dopo cinque, dieci anni, i morti in guerra ritòrnino alle loro case. Essi cercano trepidanti il loro tetto, il loro letto, il loro posto alla mensa. «Oh, i benvenuti», ma un altro già dorme su quel letto, e il posto alla mensa è ristretto. «Tornate, tornate ove eravate!»
Anche le povere mamme sono morte, frattanto.
Però, invidiàbile giòvane della Ditta Darük und Sohn, che non pensi a queste cose! Io non posso tenere giù il sipàrio del cervello. Appena poche ore di sonno: poi gli occhi si àprono; e trovo il sipàrio alzato; e i burattini della vigìlia contìnuano la loro rappresentazione.
Guardavo con stupore fuori della finestra le verdi piante, il bell'azzurro, i cantanti augelletti.
Via, speriamo che presto cali il sipàrio su tutti questi orrori del mondo.