Hanslick E. — Die moderne Oper, Berlino.

CAPITOLO XIX. Francesco Schubert ed i romantici.

L'epoca posteriore alla morte di Beethoven è nella storia della musica istrumentale quella degli epigoni. Coll'ultima sinfonia di Beethoven sembrò per molti anni che fosse stata detta l'ultima parola e ciò anche perchè essa non era soltanto l'opera di un genio ma anche il prodotto di un'epoca di alte idee. In realtà però non è la sinfonia che era esausta, chè essa è anzi ancor suscettibile di mille trasformazioni come lo dimostra il fatto stesso della differenza fra le sinfonie di Haydn e Mozart con quelle di Beethoven, ma fu piuttosto l'aver considerato l'elemento formale e non il contenuto della sinfonia beethoveniana che produsse questo periodo di sosta. I continuatori si contentano di forme più modeste e di idee più piccole, miniano, studiano, lavorano di cesello e cercano di supplire alla mancante grandezza di concezione coll'intensificare l'espressione dei singoli motivi e creando la sinfonia che si potrebbe dire di genere. Ma ai nuovi maestri per quanto di grande talento e persino di genio mancò in ultima linea la forza di trovar nuove strade, alle quali Beethoven aveva accennato e non fu che molti anni dopo che Wagner e Liszt ebbero il coraggio di creare nuove forme che s'adattavano al nuovo contenuto, poco curandosi della logica formale ma più del pensiero poetico.

La patria di questi epigoni fu quasi sempre la Germania. Il motivo non è soltanto accidentale od esteriore ma inerente all'indole della nazione. L'elemento più importante della musica istrumentale è per eccellenza il romanticismo come quello che colla idealità dei suoi pensieri si libra in sfere più alte che la musica drammatica, ed il romanticismo è pure il carattere dominante della nazione tedesca differente dai popoli latini inclinanti all'oggettivismo, all'arte antica, plastica e reale. Già con Beethoven il soggettivismo domina sovrano e la fantasia si libera dalle antiche forme. In lui e nei maestri posteriori l'arte dell'orchestrazione segue altre leggi che in Haydn e Mozart; il carattere dei diversi istrumenti viene impiegato non soltanto onde ricavare effetti precipualmente musicali e contrasti di colorito, ma per esprimere ed individualizzare idee poetiche differenti. Ed appunto in questo campo, che Beethoven divinava ed additava con insuperabili esempi, s'aprivano vasti orizzonti ai maestri posteriori e da ciò doveva formarsi quello stile sinfonico nazionale e caratteristico che impronta la musica tedesca istrumentale.

Il più geniale, il più ispirato di tutti questi seguaci di Beethoven fu Francesco Schubert (1797-1828). Figlio di un modesto maestro di scuola d'un sobborgo di Vienna, egli ebbe a lottare durante tutta la sua breve esistenza con ogni sorta di privazioni nè fu dai contemporanei compreso e stimato quanto egli meritava. Ma l'influsso degli avvenimenti non ebbe forza bastante per far disseccare la fonte inesausta d'ispirazione di cui egli era dotato, giacchè egli scriveva le sue opere per bisogno interno della sua natura. Soltanto i posteri lo compresero e riconobbero in lui il più grande ed ispirato lirico musicale.

Schubert fu un genio essenzialmente lirico e come tale era predestinato a divenire il creatore della canzone, del lied tedesco. Esso è di solito diverso dalla canzone strofica di carattere popolaresco ed una specialità della Germania, che per opera di Schubert, Schumann e Franz divenne una forma quasi perfetta e svariatissima a seconda dell'inclinazione degli autori.

La storia della canzone tedesca anteriore a Schubert offre ben poco interesse. Prima di lui Mozart, Haydn, Beethoven avevano scritto canzoni ma per questi il genere non aveva importanza nè corrispondeva alla natura del loro genio. L'opera lirica dominava intieramente il campo e mancavano anche i veri poeti che potessero ispirare il musicista. Ciò durò fino a Goethe che però non aveva alcuna simpatia per la musica di Schubert e le preferiva quella di Reichardt e Zelter, talenti di terzo rango. Mentre la canzone tedesca si contentava prima di seguire pedissequa la poesia, Schubert le ispirò tutt'altra vita e ne formò una cosa del tutto nuova, emancipando l'accompagnamento dal dispotismo del canto. Egli sa immedesimarsi nell'intenzione del poeta e trova l'espressione musicale più adeguata. Egli veste di note il pensiero complesso più che il verso e la parola, per cui le sue canzoni ci appaiono quasi sempre organiche e perfette in tutte le parti. Egli ha toni per tutti i sentimenti; le poesie più ribelli alla musica perdono la loro rigidezza e gli ubbidiscono trasformandosi e mostrandosi da un lato a noi prima ignoto. La forza espressiva, la verità, l'ispirazione, la ricchezza dei particolari nelle sue infinite canzoni sono ancor oggi inarrivate. La lirica schubertiana fu una cosa tutta nuova, perchè egli molto più che continuare la lirica anteriore ne creò una nuova per istinto e bisogno della sua natura senza curarsi di principi formali e tecnici e cambiando continuamente a seconda della poesia e dell'estro, sicchè egli non si presta a nessuna classificazione. Per fortuna poi la nascita di Schubert combinò anche col fiore della nuova lirica tedesca (Goethe, Heine, Schiller). I cicli, il canto del cigno, la bella mugnaia, il viaggio d'inverno e molti altri dei suoi lieder sono veri poemi, che ci riproducono tutta la scala degli affetti ed in cui il connubio della poesia colla musica è perfetto. La parte del pianoforte cessa d'essere accompagnamento semplice, ma dipinge l'idea e forma l'ambiente nel quale si muove la voce, secondandola e facendo risaltare i momenti principali della poesia. In confronto delle canzoni di Schubert, quelle dei contemporanei e dei maestri antecedenti, pochissime eccezioni fatte, sembrano incolori, convenzionali. Le sue doti principali sono la semplicità e la chiarezza, la sensibilità e l'avvicinarsi alle volte alla canzone popolare, fresca e gentile.

Nè minore è la sua importanza come autore di opere istrumentali, quantunque egli non fosse veramente un polifonico ma un armonico geniale di straordinaria ricchezza. La sua sinfonia in do maggiore, l'incompiuta in si minore resteranno sempre opere da mettersi per la ricchezza di ispirazione se non per la fattura accanto alle più ispirate di Beethoven; lo stesso puossi dire di alcuni dei suoi quartetti, fra i quali il grandioso in re minore, il poetico ed ispirato in la minore ed il quintetto delle trote, vere perle della letteratura musicale da camera.

Schubert fu altresì iniziatore di un nuovo genere di musica di pianoforte coi suoi Impromptus e Moments musicales, colle sue marcie ed altri pezzi di forma libera, precorrendo così le composizioni di Mendelssohn e Schumann. Nell'opera drammatica Schubert non riuscì per l'inclinazione della sua musa essenzialmente lirica e per la mancanza di teatralità delle sue opere, (Rosamonda, Alfonso ed Estrella, Fierabras, ecc.).

Schubert appartiene ormai ad un periodo di transizione. Egli tien fermo ancora alle forme classiche ma la sua musica contiene ormai molti elementi specialmente romantici, che sono sconosciuti anche a Beethoven.