Non fornito d'egual genio ma a Schubert in certo modo affine per l'indole lirica delle sue composizioni è Felice Mendelssohn Bartholdy, nato ai 3 Febbraio 1809 in Amburgo, morto ai 4 Novembre 1847 a Lipsia, ove era direttore del Gewandhaus. Quantunque egli appartenga a tempi non lontani e sia compositore moderno non solo nell'uso dei mezzi ma anche nell'indirizzo estetico, pure egli, piuttosto che riannodare colle sue opere alle ultime di Beethoven, basa su Bach, Mozart e sul Beethoven della seconda maniera, della sinfonia eroica, di quella in do minore e dei quartetti Rassumosky op. 59.

Mendelssohn ebbe dalla sorte vita felice, nè mai conobbe le amarezze dell'insuccesso, le lotte della vita per l'esistenza ed i disinganni. Questa sua ventura influì sulle sue opere, che rare volte s'innalzano alla vera grandiosità e commuovono per potenza di contrasti e vigoria. Mendelssohn aveva innato il sentimento, l'istinto della forma ed in questo riguardo egli è superiore al suo contemporaneo Schumann. La sua vena melodica è abbondante, fine ed aristocratica, la sua musica è chiara, limpida, con una lieve tinta di sentimentalismo e melanconia che però alla lunga ci lascia freddi. L'originalità delle sue opere è però discutibile, quantunque esse abbiano una fisonomia tutta propria, che però in buona parte è manierismo e dipende da certe figure e frasi caratteristiche che di frequente si ripetono.

Ma per giudicare delle sue opere è necessario pensare al tempo anteriore a lui e posteriore ai classici, un'epoca quasi di sosta, come se la natura volesse riposarsi dopo aver dato al mondo i grandi genî immortali. Di quel tempo non ci rimangono che le opere di Spohr, Hummel, la mediocrissima musica da camera di Onslow ed un'infinità di musica per pianoforte, variazioni, fantasie ed altra roba simile, che oggi nessuno più ricorda. Bach era allora tanto ben dimenticato, che quando Mendelssohn a vent'anni diresse a Berlino la Passione di S. Matteo, quasi nessuno si rammentava più della sua esistenza.

Le sue sinfonie (la Scozzese, l'Italiana, ecc.) non segnano un passo in avanti in confronto di quelle di Beethoven, se non forse per la maggiore individualizzazione dell'idea poetica e per lo smagliante colorito orchestrale. In questo egli è sommo e le sue ouvertures sono vere poesie e paesaggi musicali d'una finitezza e d'un sentimento poetico insuperabile, come lo dimostrano fra tutte quelle del Sogno d'una notte d'estate e le Ebridi. Ed altresì fra la sua musica da camera sonvi brani riuscitissimi, specialmente negli scherzi e negli adagi dei quartetti, nei primi per la spigliatezza dei ritmi e la suprema leggierezza degli arabeschi rincorrentisi e scherzanti come gnomi ed amorini, nei secondi per la calda espressione e gli spunti melodici ispirati. Mendelssohn, come quasi tutti i moderni musicisti di Germania, cominciò la sua carriera come pianista ed arricchì la letteratura del pianoforte con una quantità di opere, fra le quali le celebri Canzoni senza parole, un genere da lui iniziato, che corrispondeva perfettamente alla sua indole lirica e limitata a non troppo vasti orizzonti. E se fra le molte composizioni per questo istrumento alcune sono meno riuscite, esse però appartengono tutte al genere della musica da sala della miglior qualità, nè Mendelssohn si abbassò mai a servire al virtuosismo senza scopi più alti.

Nelle sue canzoni Mendelssohn segue le orme di Schubert, senza però raggiungerlo quantunque però tanto fra quelle per una voce come per più voci alcune appartengano alle sue più felici ispirazioni e sieno diventate patrimonio del popolo tedesco.

Di Mendelssohn possediamo pure due oratori, il Paolo e l'Elia, più Salmi, fra cui il grandioso n. 114, la musica per l'Atalia di Racine, La notte di Valpurga, i cori per l'Edipo a Colono, per l'Antigone di Sofocle, ecc. Quantunque in queste opere manchi la grandiosità di Bach e di Händel, pure non è da negarsi che specialmente nel Paolo e nell'Elia non riviva lo spirito classico di quei due sommi ed all'antica forma della cantata e dell'oratorio non sia ispirato un nuovo alito di vita moderna da rendere queste due opere, magistrali per fattura, le più perfette dell'epoca posteriore alla classica. Una delle sue opere più fortunate è il Concerto in Mi minore per violino.

Mendelssohn fu chiamato il Mozart del secolo decimonono ed il paragone non è tanto bizzarro se si pensa ad una certa affinità nella euritmia delle loro opere. Ma mentre Mozart continuamente ascende, il genio o talento di Mendelssohn resta stazionario e se si confronta l'Ottetto e l'Ouverture della notte d'estate, opera della prima giovinezza, colle ultime opere è sempre la stessa maniera, sempre la stessa perfezione formale, sempre la stessa mancanza di profondo sentimento.

Contemporaneo di Mendelssohn fu Roberto Schumann (nato l'8 Luglio 1810 a Zwikau, morto ai 29 Luglio 1856), uno dei più ispirati e geniali musicisti della Germania moderna, l'eterno giovane colla testa piena di sogni e sempre fuori del mondo, l'ammiratore di Lenau, Jean Paul ed Hoffmann, il vero poeta del pianoforte.

La differenza che passa fra Mendelssohn e Schumann è assai grande. Schumann è più intimo, più riflessivo, più profondo; egli domina meno la forma, ha forse minore padronanza dei mezzi, ma scuote e commuove più di Mendelssohn, perchè è più sincero, più spontaneo, perchè la sua musica nasce più istintivamente. Schumann è alle volte bizzarro, strano, arruffato, ma sempre geniale; egli è più originale di Mendelssohn e punto manierato. Sia che egli crei piccole miniature od opere di maggiori dimensioni, egli ha sempre una fisionomia propria, una nota assolutamente personale, che non dipende dalla forma ma dal sentimento. Non basta dire che egli è un maestro romantico per eccellenza, perchè con ciò non si esaurisce la sua originalità che è più complessa e che ha introdotto nella musica la nota schumanniana, qualche cosa di indefinito, poetico, intimo, però senza sentimentalità morbosa. Noi meridionali ci sentiamo attratti dalle sue opere ma non arriviamo forse a comprenderle intieramente, perchè Schumann è piuttosto un talento nazionale tedesco che internazionale. Non c'è dubbio che le migliori opere sono quelle della giovinezza, quando predominava la tendenza al fantastico, alla sensibilità quasi femminea, la predilezione delle mezze tinte, il tutto unito ad un certo humour che è proprio delle nature nordiche. In lui vivevano due anime, una inclinante al misticismo, il fantastico, l'altra piena di foga e passione (I Davidsbündler Florestano ed Eusebio).

Le opere specchiano la sua vita. Nel primo periodo, il più fantastico, il più geniale egli dà sfogo alla sua fantasia impetuosa e ne nascono le prime opere i Papillons, il Carnevale, la Kreisleriana, i Fantasiestücke, ecc., nelle quali le immagini poetiche dominano sulla forma del tutta libera e che riproducono la sua vita di pensiero, le sue impressioni, le sue fantasie momentanee. In esse l'ispirazione è esuberante, i contrasti potenti, l'originalità sorprendente; l'umorismo vi domina ed il sentimentale ed il melanconico si avvicendano col fantastico. I contorni sono indecisi, le tinte sfumate si perdono nello sfondo. Sono sogni ad occhi aperti, fantasticherie geniali ed ispirate bizzarie; il riso si muta in pianto senza ragione apparente.