Segue il periodo in cui l'influenza di Mendelssohn è palese ed il soggettivismo fa luogo all'oggettivismo. Il fantasticare va calmandosi e spegnendosi, non senza però mandare frequenti guizzi; la forma si modifica e prende la plasticità classica, i contorni si mostrano decisi. A questa epoca appartengono le opere formalmente più perfette: i tre quartetti per archi, il quartetto per pianoforte, il quintetto, molte canzoni, le sinfonie, parte della musica del Faust, l'oratorio Il Paradiso e la Peri.

Ma la trasformazione è più apparente che essenziale. Le forme sono le tradizionali, ma il contenuto è nuovo e la forma antica non fa che equilibrarlo e dargli il sentimento della misura. Dopo questo periodo felice vanno scendendo, dapprincipio insensibilmente, le tremende ombre della pazzia; l'ispirazione si turba, la vena va disseccandosi, la chiarezza va sempre più oscurandosi. Le opere di quest'epoca triste di dissoluzione, interrotta da qualche lucido e felice intervallo, portano la traccia della notte che andava avvicinandosi per non più dileguarsi.

Nelle canzoni ad una o più voci egli è quasi pari a Schubert e se non ne ha la limpidezza e freschezza, eguali ne sono il sentimento, l'espressione e forse maggiore la compenetrazione della musica colla poesia specialmente in quelle numerosissime che scrisse nell'epoca più felice della sua vita, quando era promesso sposo di Clara Wieck (1840). La voce ha minore importanza che in Schubert ed il canto è molte volte semplicemente declamato; maggiore invece è l'importanza del pianoforte che completa, illustra stupendamente l'idea poetica. I suoi cicli Amor di poeta, Vita di donna, possono star a paro di quelli di Schubert e restano insuperati nella letteratura lirica musicale.

Schumann influì pure sulla tecnica pianistica più di Mendelssohn, che idealizzò il virtuosismo senza trovar nuovi effetti, mentre Schumann ha uno stile pianistico tutto proprio assai polifonico e con voci di mezzo importantissime. Il suo Concerto, gli Studi sinfonici, le Sonate, ecc., segnano perciò una nuova èra della musica del pianoforte e per eseguirle degnamente bisogna sentire la musica non nelle dita ma nella testa e più nel cuore ed essere intieramente padroni di quella tecnica non convenzionale, che punto si cura dell'effetto e che non è semplice mezzo.

Nelle sinfonie (4) di Schumann mancano alle volte l'unità e la forma, giammai l'ispirazione e la genialità degli episodi. L'orchestrazione di Schumann non è molto colorita probabilmente perchè egli pensava e concepiva pianisticamente ma non così monotona e convenzionale come se la volle trovare. Nè la perfezione troviamo negli oratori e nelle cantate, fra cui Il Paradiso e la Peri, le scene del Faust, il Pellegrinaggio della rosa, la musica per il Manfredo di Byron, poco adattandosi il genio essenzialmente lirico di Schumann a cosiffatte forme, quantunque anche queste opere contengano pagine stupende.

Schumann divide coi moderni maestri tedeschi la poca attitudine all'opera drammatica, e la sua Genoveffa non ebbe mai vero successo. Per ultimo non è da tacere dell'importanza di Schumann come critico e scrittore di cose musicali. L'influenza che egli ebbe come redattore della Nuova gazzetta musicale da lui fondata, fu grandissima per l'indirizzo dei suoi tempi nè alcuno seppe finora eguagliarlo nei suoi scritti, pieni di fantasia, di acutezza e ricchezza d'immagini poetiche e d'umorismo.

L'opera di Mendelssohn e Schumann non rimase senza imitatori. Fra coloro che nelle loro composizioni s'avvicinano più a Mendelssohn vanno annoverati: William Bennett († 1875) e Niels Gade († 1890), il primo che introdusse nella musica l'elemento nordico scandinavo, (Ouvertures, Sinfonia, Cantate), Ferdinando Hiller († 1880), fecondo ed abilissimo; mentre Stefano Heller († 1888), Adolfo Henselt († 1889), Adolfo Jensen († 1879), Roberto Volkmann († 1883), T. Kirchner († 1903), si avvicinano piuttosto a Schumann. Autore stimato di ballate fu Carlo Loewe (1796-1869) che fu il primo a fermarne la forma e che in certo riguardo influenzò anche le ballate di Schumann.

Mendelssohn e Schumann continuarono la scuola classica e romantica ed esiste una linea di congiunzione fra essi ed i maestri antecedenti. La stessa cosa non può dirsi del terzo musicista, che esercitò coi nominati grande influsso sulla musica istrumentale moderna e specialmente su quella di pianoforte, Federico Chopin (1810-1849). Questa asserzione non è naturalmente da prendersi nel significato assoluto, giacchè le opere di Chopin, non sarebbero concepibili senza quelle di Beethoven e specialmente di Schubert, Weber ed altri; ciò nullastante Chopin ha una caratteristica tanto propria, una sua maniera sì personale da giustificare la nostra opinione.

Chopin fu nel mondo musicale un'apparizione strana. Egli non andò alla scuola di nessun maestro di fama, non cominciò, come al solito, imitando questo o quello, ma trovò già nelle primissime opere uno stile tutto suo proprio. E neppur la sua tecnica pianistica deriva da quella dei maestri anteriori, nè da Mozart, nè da Beethoven ed ancora meno da quella dei suoi contemporanei quale Dussek, Field, Hummel ed altri. Essa è talmente adeguata allo spirito delle sue opere, che essa cessa quasi di essere tale e diventa elemento dell'ispirazione stessa, talchè le sue composizioni perderebbero gran parte della loro poesia, se si volesse applicarvene un'altra. Per capire ciò basta osservare la sua figurazione e gli ornamenti che sono affatto diversi dai soliti agréments, gruppetti, fioriture e simili, ma parte integra del pensiero musicale.

E nuova è la sua armonia essenzialmente cromatica e tutta individuale ed egli in certo modo si può chiamare un precursore degli impressionisti moderni, colla differenza che rimane sempre logico.