La seconda metà del secolo scorso ha segnato una completa trasformazione del Lied o canzone musicale. Fra le opere più note di Brahms contano senza dubbio molti dei suoi lieder. Ma tanto egli che Roberto Franz (1815-1892), per quanto quest'ultimo sia specialmente per il felice connubio di elementi di canzone popolare con una forma assolutamente artistica da mettersi fra i più ispirati e felici autori di canzoni, non abbandonarono che poche volte la strada segnata da Schubert e poi da Mendelssohn e Schumann, vale a dire la forma melodica chiusa, che doveva dare l'intonazione generale e sintetica della poesia. Ugo Wolf (1860-1903) portò invece fra i primi nel campo della lirica musicale intima il principio wagneriano del canto declamatorio, nascente dalla parola stessa e raggiunse in questo genere un alto grado di perfezione. Egli cerca con ogni mezzo musicale di compenetrare la poesia anzi ogni singolo pensiero di essa, quasi rifacendo musicalmente la poesia stessa. Con ciò però la canzone venne a perdere almeno per noi meridionali i suoi maggiori pregî, perchè alla forma e bellezza melodica subentrò la riflessione ed il sentimento drammatico, che il genere di composizione non comporta. L'estrema complicazione dell'accompagnamento, che vuole sottolineare e spiegare ogni parola ha finito di snaturarne il carattere. Wolf fu certo un grande ingegno e fra le sue infinite canzoni, nate sempre da un bisogno intimo, ce ne sono di perfette. Anch'egli come tanti altri musicisti ebbe sempre a lottare e la sua vita non fu che un lungo martirio.
Prima di chiudere questo capitolo sono da nominarsi altri musicisti, che se non seppero raggiungere i nominati, pure si distinsero fra l'infinita quantità di compositori di musica istrumentale che ebbe la Germania e non sono ancora del tutto dimenticati, quantunque la maggior parte delle loro opere appartenga alla cosidetta Kapellmeistermusik, un vocabolo che si usa per indicare tutta quella musica che fu scritta e si scrive con molta buona volontà e solide cognizioni tecniche ma poca ispirazione.
Gioachino Raff (1822-1882) fu un eclettico per eccellenza, che cercò inutilmente di mettere d'accordo la tradizione classica coi nuovi indirizzi di Liszt e Berlioz. Ma fra le sue moltissime opere che per la maggior parte sono dimenticate, ve ne sono alcune non prive di merito (sinfonia nel Bosco, Quintetto, qualche trio e Quartetto).
Felice Draeseke (1835-1913) fu musicista più forte e sano ma rude ed angoloso, sicchè egli non seppe mai conquidere il pubblico ad onta di grandi pregî. (Sinfonie, Quartetti, Oratori, Requiem, ecc.). Max Bruch (1838) ebbe giorni di fama specialmente coi suoi Oratorî e cantate (Fritjof, Ulisse, Achille, La canzone della campana, ecc.) opere di poco valore per quanto scritte con una certa facilità. Fra i suoi concerti per violino il primo in sol minore è ancora notissimo e di spesso eseguito. Giuseppe Rheinberger (1839-1901), dotto teorico e distinto maestro continuò per strade già battute ed oggi ci sembra ben poco interessante nelle sue opere, mentre Enrico Herzogenberg (1843-1890) e Hans Huber (1852) seguono fedelmente le orme di Brahms.
LETTERATURA
Hellborn — Fr. Schubert, Vienna, 1865.
A. Reissmann — Fr. Schubert, Berlino, 1873.
Dahms W. — Schubert, Berlino, 1912.
Curzon H. — Les lieder de F. Schubert, Paris, 1900.
Bourgault-Ducondray — Schubert, Paris-Laurens, 1909.