Brahms scrisse circa centocinquanta canzoni fra le quali alcune sono assai note e molte bellissime. In esse egli si avvicina più a Schubert che a Schumann.

La musica di Brahms non fu mai veramente popolare e mai lo diventerà, perchè essa è arte della più scelta e fine e non palesa le sue bellezze che a chi la studia con amore ed intelletto d'arte. Perciò essa è arte essenzialmente esclusiva, arte per i musicisti e per gli esteti, che la studiano ed approfondiscono.

I musicisti hanno continuato dopo Beethoven a scrivere sinfonie, ma le opere del maestro restano oggi dopo cento anni ancora insuperate, quasi fosse impossibile trovare in questo ramo nuove vie. Chi lo tentò ed in parte vi riuscì fu Antonio Bruckner (1824-1896).

La sua vita non fu che un lungo martirio, da principio piena di stenti e lotte per l'esistenza, poi d'indicibili ed amari disinganni. Le sue prime opere furono accolte quasi dalla congiura del silenzio poi da motti di spirito ed improperi. Nella storia della musica è difficile trovare un parallelo con Bruckner. Musicisti di genio senza alcuna coltura sono assai frequenti specialmente nei tempi passati; ma come Bruckner abbia saputo concepire e scriver le sue nove sinfonie, è un enigma per chi lo conobbe. Egli non solo non aveva nessuna coltura tanto da non saper quasi scrivere una lettera ma non sentì mai neppure il bisogno di occuparsi nè dei problemi sociali nè di letteratura ed arte. La sua fede in Dio così profonda ma affatto istintiva era priva d'ogni critica.

Venuto quasi sul declinare della virilità a Vienna, egli vi rimase fino alla morte quasi sbalordito e disorientato. Eppure questo uomo dalla faccia d'imperatore romano o da scaccino di chiesa è l'autore della nona sinfonia, una delle più grandi e potenti opere sinfoniche dei nostri tempi.

Bruckner, che inconscio del suo genio aggiunge una sinfonia all'altra nulla curandosi della possibilità d'un'esecuzione, lasciando vagare la sua fantasia negli incommensurabili spazi dell'ideale, questo figlio della gleba materna, che ne ascolta i palpiti e sa tradurre nelle sue note ora tutti i sussurri più delicati della natura, ora lo scrosciare degli elementi furibondi è una delle figure più tragiche della storia della musica. Egli scrisse a 42 anni la sua prima sinfonia e non subì poi pressochè alcuna trasformazione. Le sue sinfonie stanno affatto solitarie ed hanno ben pochi punti di confronto con altre opere. La forma esterna è quella solita ma il contenuto è ben diverso come diverse ne sono le proporzioni. Lo stile di Bruckner non è originale nel senso comune della parola, se cioè per originalità si intendono certi procedimenti, frasi favorite, sviluppi e modulazioni. Ma se per originale s'intende quello che è proprio di uno solo, allora è certo che Bruckner fu uno dei musicisti più originali. Tali lo fanno l'ispirazione melodica, l'ampiezza della linea, il michelangiolesco della concezione, la profonda espressione del sentimento tragico, l'humour dei suoi scherzi od il sentimento della natura agreste dei trio di questi. Egli che del mondo nulla comprendeva, sapeva parlare colla sua musica la lingua più moderna, più espressiva e profonda mostrando quanta forza elementare stia nell'essenza della musica, quando questa sgorga spontanea da un cuore riboccante. Che le opere di Bruckner non sieno perfette, è facile il comprendere, data la natura e la vita del loro autore. L'ispirazione e la tecnica non vanno sempre di pari passo, o per meglio dire egli non sa sempre combinare l'altezza dell'ispirazione coll'uso sapiente dei mezzi, sicchè noi troviamo nelle sue opere splendide ispirazioni alle quali seguono o precedono parti in cui l'autore si affanna in tessuti contrappuntistici senza valore. Ciò gli succede specialmente dopo l'esposizione del tema quando comincia il lavoro tematico, che per quanto spesso lunghissimo non ha la logica ferrea dei grandi maestri. Per questo si comprenderà anche che gli adagi e gli scherzi sono le parti più riuscite perchè la loro concezione formale ne era più facile. Altre volte l'idea felice prende proporzioni gigantesche ma non raggiunge il culmine e resta allo stato di torso, donde dipende il carattere frammentario di parte delle sue opere.

Qualcuno volle chiamare Bruckner un epigone di Wagner e disse che egli volle portare le teorie wagneriane nel campo sinfonico. Certo è vero che Bruckner non ebbe che due idoli, Beethoven e Wagner e che la sua melodia ha alle volte della somiglianza con quella di Wagner. In realtà però sono ben pochi i punti di contatto dei due maestri.

Le sinfonie di Bruckner non appartengono alla vera musica programmatica. Ma l'uditore in causa dei contrasti, almeno apparentemente senza motivo, è tentato a farsi un programma e facilmente si disorienta. E questi scatti e contrasti improvvisi sono forse il maggior difetto di Bruckner ed esso dipende certo dalla totale mancanza di coltura generale del maestro che alle volte sembra un dilettante di genio, un sentimentale sperduto nel nostro tempo, il puro folle della musica, che trae le sue ispirazioni dalle inesauste ed inconscie forze della natura senza alcuna preoccupazione artistica od estetica ma solo coll'ingenuità del genio.

Scolaro di Bruckner ed a lui in qualche riguardo affine fu Gustavo Mahler (1860-1911). Ma l'affinità è soltanto superficiale e formale, perchè se Bruckner fu il musicista più sincero ed ingenuo che si può pensare, Mahler non seppe mai liberarsi nelle sue opere (9 sinfonie, due cantate) forse ad eccezione delle canzoni in morte di un fanciullo dall'istrionismo e dalle reminiscenze del dramma musicale ed in lui lottano continuamente due nature affatto diverse. Egli fu un cerebrale d'immensa energia e serietà di propositi ma senza vera genialità, una specie di titano colla sola forza di volontà, sempre tendente all'alto, sempre intento alla soluzione dei problemi più ardui della vita, una natura tragica e barocca somigliante al Kapellmeister Kreisler di Hoffmann o al Jean Cristophe di Rolland. Egli aspira alla meta più alta che non sa mai raggiungere perchè le forze gli mancano a metà strada. Egli è melodioso, chiaro, facile, ma la sua melodia è spesso comune anzi triviale e la piglia dove la trova, poco importandogli se sia ispirata e fine ma bastandogli di dipingere al fresco i grandi quadri immensi di forma e sonorità che gli nascono nella mente. E questa sonorità nell'ottava sinfonica (Iª parte. Veni creator, IIª parte: frammenti tolti dalla seconda parte del Faust di Goethe) per orchestra, organo, coro separato d'ottoni, doppio coro, coro di fanciulli, raggiunge con accordi di tonica e dominante e mezzi di forze quasi elementari il maggior grado possibile ed arriva quasi ad ingannarci sul contenuto.

Il giudicare delle sue opere è compito abbastanza arduo. Per molti la sua musica è vera Kapellmeistermusik, scritta da un autore, che per la lunga pratica di dirigere le opere più disparate e per una grande sapienza tecnica ha potuto creare delle opere mastodontiche ed ipertrofiche, che si risentono di tutti gli stili. Per altri egli fu un grande musicista, che con ogni nuova opera si innalza sempre più in sù nella parabola. Al solito la verità sta forse nel mezzo. La prima volta che si sente una sinfonia di Mahler l'effetto è di sbalordimento ed egli ci appare ineguale, esagerato, alle volte vuoto, bizzarro e persino grottesco; alle volte invece ci irrita ma ci conquide colla grandiosità dell'idea, che gli balena alla mente e per la smisurata architettura delle sue concezioni. In ciò e per il miscuglio d'estatico coll'elemento popolare egli ha una certa somiglianza con Bruckner del quale non sa però raggiungere neppur lontanamente l'intensa espressione dei suoi temi; alle volte somiglia a Berlioz per il suo fare che oscilla fra l'esaltato ed il primitivo e non è certo priva di posa questa musica che ha sempre dell'artificioso, quando non si contenta di essere nel suo diatonismo dominante affatto semplice.