Tutte queste osservazioni non possono avere del resto che un valore ben relativo, se di valore si può parlare. Al mondo tutto è soggetto a cambiamento ed è stoltezza il voler stabilire dei dogmi. La musica come in genere tutte le arti deve esprimere la vita di pensiero del tempo e come questa continuamente cambia, è altrettanto logico che deva cambiarsi anche la musica. Coloro che trenta e quarant'anni fa venivano chiamati musicisti dell'avvenire ed erano i focosi e battaglieri apostoli del verbo d'allora, sono gli stessi che oggi parlano di confusione e degenerazione della musica e predicono il finimondo. Alcuni dei rivoluzionari di ieri sono i classici dell'oggi e così sarà sempre anche in futuro. Il comprendere un'opera d'arte è possibile soltanto a pochi eletti. L'uomo è per natura soggetto ad abitudini e tradizioni; ciò che non vi corrisponde, lo rende perplesso e confuso ed egli lo giudica senza oggettività. L'uomo ormai maturo non è più capace di riformare il suo modo di pensare e sentire e per lui il nuovo è decadenza, mentre per i giovani è conquista.

Studiando oggettivamente la questione, bisogna però arrivare a conchiudere che la maniera di alcuni dei maestri più avanzati, appartiene ormai ad un mondo musicale diverso dal solito, in cui si distingueva fra bello e brutto e si usava questo soltanto di proposito per certi scopi speciali. Senza dubbio i moderni non vogliono riconoscere più il nostro brutto come tale e lo devono sentire altrimenti. Ciò dipende anche dalla differenza dell'udito musicale e dalla tendenza di allargare il sistema armonico con quarti di tono ancora impossibili a notare col nostro sistema ma già virtualmente accennati. Per questo la musica, che si può paragonare a certi dipinti cubistici, fa a noi vecchi musicisti l'effetto di musica stonata. Ma chi può garantire, che tale sembrerà in venti o meno anni?

L'esperienza ci dimostra poi ogni giorno, che coi giudizî prematuri bisogna essere ben guardinghi. Si pensi a quello che si disse e scrisse del Tristano e l'effetto che ci fa oggi quella musica al confronto delle opere non diremo di Reger e Strauss, ma di Schönberg e compagnia. L'udito umano è suscettibile d'una modificazione meravigliosa. Il lungo uso di più secoli ci ha abituato a non sentire che i toni e semitoni e farci parere le gradazioni intermedie come stonazioni. Ma l'edifizio armonico ammette ancora dei perfezionamenti e maggiori finezze, che Beethoven ha già intuito nelle sue ultime opere e che non potè abbastanza sviluppare per la mancanza di segni musicali. Nè altrimenti è da spiegarsi molte volte l'armonia degli estremi modernisti che con una tendenza ad esprimer ciò che il loro orecchio ormai sente e che forse anche noi sentiremo in seguito.

È inutile perciò e temerario di parlare di degenerazione e sfacelo della musica ed ancor più vacuo il voler far da profeta o prefica. Il vero artista crea le sue opere come il genio gliele ispira senza curarsi nè della critica nè di sacre tradizioni antiche. La vita non conosce periodi di vera sosta e se essi tali ci appaiono, ben raramente lo sono in realtà. Quand'anco le opere più discusse dei maestri d'oggi non avessero che un valore affatto relativo o persino negativo, cioè di distruzione delle tradizioni del passato, esse non saranno perciò senza importanza per la storia dell'evoluzione del pensiero musicale, perchè non è punto escluso che l'incompleta e difettosa realizzazione d'un'idea che si presenta alla mente dell'autore allo stato embrionale, non contenga il germe d'una nuova arte. E ciò potrebbe benissimo succedere, in quanto si tratti della parte tecnica, la quale ha indirettamente immensa importanza anche su quella inventiva. Questa è a dir vero finora assai meschina, perchè i modernisti si servono ancora di motivi e temi senza alcuna originalità e bellezza e li tolgono dalla musica di altri tempi. Ma la musica è ben ancora lontana dall'aver raggiunto il culmine definitivo della parabola. Questo è forse l'unico vaticinio, che si può fare senza rendersi ridicoli. Il resto è nel seno del fato.

LETTERATURA

Louis R. — Die deutsche Musik der Gegenwart, München, 1909.

Batka R. — Richard Strauss, Charlottenburg, 1903.

Newmann G. — Richard Strauss, London, 1909.

Schmitz E. — Richard Strauss als Musikdramatiker, Monaco, 1907.

Daly W. — Debussy, Edinburg, 1909.