In quei tetri secoli del Medio Evo anche la musica come le scienze ed arti era quasi esclusivo monopolio dei monasteri. Nella quiete delle celle claustrali, in mezzo alle inospiti vallate, infestate da bande di mala gente, o nelle pianure deserte, interrotte da pochi casolari di gente vassalla, il monaco trascriveva e ci conservava le opere dei classici, poetava inni religiosi e scriveva con infinita pazienza quei magnifici antifonari dalle grandi iniziali miniate, dimentico del mondo a maggior gloria di Dio. Soltanto nel secolo XIII quando si vennero fondando le Università, anche la musica cessa di essere il monopolio dei monasteri e viene insegnata nelle nuove scuole laiche come scienza speculativa insieme alle altre sei arti liberali del quadrivio e trivio (quadrivio: musica, aritmetica, geometria ed astronomia; — trivio: grammatica, dialettica e rettorica).
La retta lezione del canto gregoriano fu ed è ancora oggetto di lunghe e dotte dispute fra le scuole di Ratisbona e Solesmes non ancora risolte definitivamente quantunque le conclusioni di Don Macquereau ed altri benedettini anche per l'approvazione di Pio X sieno le più universalmente accettate.
LETTERATURA
Gevaert — La melopée antique dans les chants de l'eglise latine, Gand, 1895.
Pothier — Les melodies Grégoriennes, Tournay, 1880.
O. Fleischer — Neumen Studien, Leipzig, 1895-97.
Schelle — Die päpstliche Sängerschule in Rom, Vienna, 1872.
A. Schubiger — Die Sängerschule St. Gallens, Einsiedeln, 1858, (contiene alcuni facsimili dei manoscritti di S. Gallo che sono con quello di Montpellier i più antichi).
CAPITOLO IV. I primordi dell'armonia. Ubaldo e Guido d'Arezzo.
La questione, che durò tanto tempo, se gli antichi popoli abbiano conosciuta l'armonia, ossia la musica a più voci nel senso di una serie di accordi modulati, si può ritenere ormai decisa in senso negativo. Nessuna traccia di simile musica ci è conservata, nè alcuno dei libri musicali teoretici antichi ne fa memoria, quantunque si possa con probabilità ritenere, che i Greci conoscessero non solo il canto unisono all'ottava, sviluppantesi naturalmente dalla diversità delle voci, ma che abbiano alle volte cantato e suonato la quinta e la quarta, che secondo il sistema greco erano consonanze. Il ricercare le ragioni per le quali la musica greca non arrivò alla conquista dell'armonia, senza cui noi non possiamo più pensare alla musica, ci condurrebbe troppo lontani dal nostro còmpito. Forse esse sono da trovarsi in quello stesso momento estetico, che doveva riconoscere nella plastica la suprema estrinsecazione dell'arte rappresentativa, e nella natura ellenica, che preferiva la forma del bello semplice ed era aliena ai teoremi speculativi.