Il Medio Evo, che cambiò gli ideali ed approfondì il pensiero, aprì nuovi campi all'arte e dalla comunità, che innalza la mente a Dio ed unisce le sue voci per implorarne la misericordia, nacque forse l'idea dell'armonia. La questione dove fosse la culla dell'armonia e del canto a più voci è ancora una delle più discusse. Fino a non molti anni fa erano i Paesi bassi, che si credeva averne un diritto. Più tardi si dovette venire alla conclusione che non nell'Olanda ma nella Francia venne dapprima in uso il canto a più voci e vi si sviluppò la teoria e ciò per la scoperta di nuovi codici, appartenenti al secolo XII e XIII della biblioteca medica di Montpellier. E senza dubbio fu a Parigi che si istituirono le prime scuole di canto (maitrises) ed i primi documenti musicali sono quelli di Leonin e Perotin, organisti della chiesa di Nôtre Dame e di Machaud (circa 1284), del quale ci è restata una messa con tentativi delle forme del canone ed imitazione.
Ma ora già si fa strada un'altra asserzione che merita di venir presa in seria considerazione. Vittorio Lederer difende la tesi, che la culla della musica polifonica sia da cercarsi nella lontana Albione, donde sorsero le leggende di Tristano ed Isotta, del re Artù e Merlino. A questo risultato egli crede giungere non colla scoperta di nuovi manoscritti ma con un'acutissima e nuova interpretazione del materiale già noto. Così p. es. Gerald de Barny del secolo XII (Giraldus Cambrensis) nella sua Descriptio Cambriae (Wales) parla d'una polifonia già da lungo in uso nella pratica musicale di quei paesi (usu longaevo), ed ancora prima Erigene (Jean Scot) irlandese, morto nel 886 ad Oxford rammenta nella sua de divisione natura composizioni a più voci ed un frammento musicale del secolo X conservato ad Oxford mostra sotto al testo una notazione alfabetica doppia. Secondo Lederer la polifonia è sorta dalla tradizionale maniera di canto degli abitanti celti di Wales dove fiorivano i cantici dei bardi ed i signori del paese li tenevano in grande onore. Re Enrico V, nativo della contea di Wales, volle riformare la musica da chiesa servendosi dei bardi celti e fu forse da questa scuola che derivò uno dei primi compositori polifonici, Dunstaple. Il re tedesco Sigismondo rimase ammirato di simili musiche e venuto al concilio di Costanza, ve ne fece propaganda. Morto Enrico V le tradizioni andarono perdute per le lunghe guerre nazionali ed i cantori sbandati vennero alle corti di Borgogna, di Avignone ed in genere sul continente, portandovi la loro arte. I pochissimi monumenti che ci restano di questa, sembrano dare ragione a Lederer, che promette altre prove, giacchè essi mostrano una grande differenza coll'organum. Intanto però si può tener fermo che se non la pratica almeno la teoria musicale dell'arte polifonica ebbe i suoi inizî nella Francia.
La leggenda chiama Ubaldo padre dell'armonia, quantunque sia certo che i primordi si debbano ritenere anteriori di più d'un secolo. La biografia di Carlo Magno, attribuita ad un monaco d'Angoulème del principio del nono secolo fa menzione dell'organum e dell'ars organandi come appresi dai cantori di Gallia a Roma. Oggi poi sembra dopo gli ultimi studi quasi certo che la Musica Enchiriadis attribuita ad Ubaldo sia più recente d'un secolo di quello che si credeva.
Ubaldo (Hucbald), monaco benedettino (840-930) natura speculativa ed indagatrice, nacque nella Fiandra e fu monaco nel Convento di S. Amando nella Diocesi di Tournay, dove egli dopo aver soggiornato in altri monasteri ritornò e morì in età avanzata. Di lui ci sono conservate più opere teoretiche, nelle quali egli parla dell'organum come di cosa già conosciuta ai suoi tempi.
La teoria dell'organum, come si suole spiegare nei libri di storia musicale, è la posteriore, mentre la più antica, della quale si trova menzione nei primi scritti è affatto diversa. Nell'organum originario, forse d'origine celta, il principio e la fine d'ogni melodia come di ogni frase melodica sta in ambedue le voci all'unisono e solo le note di mezzo si staccano fino alla quarta. Più tardi si usarono indifferentemente altri intervalli, giacchè si aggiungeva alla melodia originale del corale una seconda parte melodica indipendente dalla prima nello stesso ritmo con molte consonanze col canto della parte superiore od accidentali o volute.
L'organum e l'ars organandi consisteva nel cantare le melodie unendovi gli intervalli di quarta, quinta ed ottava parallele. Donde abbia avuto origine questa mostruosità musicale, che Ubaldo chiama suavis concentus e che lacera i nostri orecchi, è difficile stabilire. Forse derivò dal fatto che quarta e quinta erano secondo il sistema greco consonanze, forse dall'organo, strumento che in quei tempi usavasi per rinforzare il canto, toccando la quarta o la quinta del tono cantato. Altri vollero trovarne l'origine negli strumenti ad arco di quei tempi accordati in quarte e quinte con ponticelli piani, che suonandosi coll'arco facevano sentire questi intervalli per l'impossibilità di toccare una corda sola. Noi d'altronde non dobbiamo dimenticare che l'orecchio musicale dei secoli X e XI non era sviluppato come il nostro, che allora i principi estetici erano nulli, e che nulla importava la bellezza, se la teoria non veniva trascurata.
Dalla prescrizione che la seconda voce non deve abbassarsi più del do (l'intervallo di seconda del 1º tono di chiesa) e dal fatto che negli antichissimi istrumenti d'organo questo do era la nota più bassa, si potrebbe forse arguire, che la seconda voce, non si cantava ma si suonava sull'organo. Posteriormente venne sviluppandosi un'altra specie di organum meno barbaro, che univa anche altri intervalli eccetto la terza ma che venne bandito da Giovanni XXIII, perchè lascivo e profano (!). Riemann volle ultimamente provare che l'organum di Ubaldo non fu che un tentativo di costruire un sistema teoretico e che quarte e quinte parallele mai si acclimatizzarono, ciò che non è improbabile se si pensa, che il nuovo organum era ben inferiore al primitivo.
Oltre al merito d'aver tentato di stabilire la teoria dell'organo, spetta ad Ubaldo quello di aver semplificato la notazione ed aperto la strada a nuove invenzioni, quantunque i suoi tentativi rimasero privi di frutto, finchè un uomo più pratico e perspicace usufruì dell'idea e la perfezionò.
Ubaldo bandì la guerra ai neumi e vi sostituì lettere per la denominazione delle note, scrivendole sopra alle sillabe, per es.:
| m | b | f | f | |||
| A | — | ve | — | ma | — | ria |