M. Falchi — Studi su Guido Monaco (1882).
A. Kiesewetter — Guido d'Arezzo (1840).
Angeloni — Sopra la vita, le opere ed il sapere di Guido d'Arezzo, Parigi, 1871.
Brandi — Guido Aretino, ecc., Firenze, 1882.
Nelle opere di Kiesewetter ed Ambros vengono riportati brani dell'Organum di Hucbald. Le opere di Ubaldo e Guido sono pubblicate nei Scriptores ecclesiastici de musica sacra potissimum di Gerbert, 1784.
CAPITOLO V. La musica mensurale ed i precursori dei Fiamminghi.
Colla diffusione del canto a più voci si fece sentire sempre più il bisogno di stabilire nella musica un ritmo ed una misura, che non dipendessero più come nel canto gregoriano dalla prosodia e dalla declamazione, ma che avessero la loro ragione nella melodia stessa. Anche in ciò l'istinto popolare diede un impulso alle nuove teorie, giacchè non vi può esser dubbio che le canzoni popolari del medio evo avevano un ritmo musicale deciso. Oltre ciò, se quando la musica era omofona, si poteva in certo modo far a meno del ritmo stabilito, la difficoltà cresceva nel canto a più voci e la mancanza ne era più sensibile. Anche questa parte della teoria musicale fu influenzata dalle tradizioni greche, e la metrica greca (il giambo ᴗ —, ed il trocheo — ᴗ) ne fu la base. Partendo dal principio, che una sillaba lunga è eguale a due brevi, si ottenne la divisione del tempo in tre parti, e la misura era perfetta se divisa in tre parti; imperfetta se in due parti o tempo pari: 2⁄1, 4⁄2. Questa caratteristica, che in seguito secondo l'uso del tempo si cercò giustificare col misticismo medioevale della Trinità e del numero 3 perfetto, si mantenne per lungo tempo e solo nel secolo XVI venne in onore anche il tempo pari. Uno dei primi ad usarlo fu Philippus de Vitriaco (Vitry) al quale si ascrivono anche le prolazioni.
( 33 = 98, 32 = 3⁄4, 23 = 68, 22 )
Gli elementi della mensura erano in principio la longa e la brevis, alle quali si aggiunsero in seguito la duplex longa o maxima e la semibrevis . La brevis era l'unità e si chiamava tempus; la sua durata era d'un batter della mano (tactus). A questa si sostituì posteriormente la semibrevis (una nostra battuta) divisa nel tempo pari in arsi e tesi o due minimae. La divisione nel tempo perfetto era la seguente: