A. R. Hirschfeld — Johann de Muris, Leipzig, 1884.
I trattati dei mensuralisti e molte composizioni sono pubblicate nell'Art armonique citata e nelle opere di Gerbert e Coussemaker: Scriptores de musica medii aevi, 1863.
CAPITOLO VI. I Fiamminghi.
La Francia, dove primieramente si coltivò l'arte polifonica, che ora si suole chiamare ars antiqua, non seppe conservarne il primato, ed in conseguenza delle guerre e lotte intestine il culto della stessa venne ben presto a decadere. L'eredità venne raccolta da una piccola nazione limitrofa, l'Olanda ed i Paesi Bassi, che da umili principî avevano saputo raggiungere coll'energia e perseveranza un alto grado di floridezza, estendere il loro commercio e fondare una delle più celebri scuole di pittura.
In questo Stato ben ordinato, in cui la vita municipale ed il principio d'associazione s'erano potentemente sviluppati, la musica polifonica corrispondeva alle idee nazionali e trovava il terreno più adatto per sorgere rigogliosa, unendo quel popolo alle doti del popolo francese la disposizione e la predilezione dell'alemanno per la musica a più voci. L'ambasciatore Lodovico Guicciardini parlando nella Descritione di tutti i Paesi Bassi (Anversa, 1656) degli Olandesi dice: «Questi sono i veri maestri della musica e quelli che l'hanno ristaurata e ridotta a perfezione, perchè l'hanno tanto propria e naturale che huomini e donne cantan naturalmente a misura con grandissima grazia e melodia».
Da Dufay fino ad Orlando di Lasso l'Olanda vide nascere più di cento musicisti, fra i quali alcuni dotati di vero genio, moltissimi di grande talento e quasi tutti dotti ed esperti nella teoria musicale. E come doveva in seguito avvenire di molti dei suoi celebri pittori, così anche i suoi musicisti, ai quali era troppo angusta la patria, si sparsero per gli altri paesi, diffondendo la dottrina musicale e fondando celebri scuole in Italia, in Francia, in Spagna e lasciando negli archivi delle cattedrali e nelle biblioteche le loro opere, che ancor oggi formano la nostra ammirazione.
L'epoca degli Olandesi si suole dagli storici dividere in più periodi e scuole. La più solita divisione è quella della Messa di Tournay (1350), il primo monumento conosciuto della musica polifonica fiamminga, scoperto da Coussemaker, fino a Dufay, da Dufay ad Okeghem, e da Okeghem a Giosquino. La Messa di Tournay è scritta a tre voci e mostra già una sufficiente libertà e naturalezza di condotta nelle parti ed armonie non tanto dure. Il primo musicista olandese del quale ci sono conservate alcune composizioni è Enrico di Zeelandia; ma il padre della polifonia olandese è Guglielmo Dufay, nato in Chimay in Hennegau (1400?-1474), che fu cantore a Roma, dove si conservano più Messe di lui nella cappella vaticana. In queste si palesa già un grande miglioramento in confronto delle composizioni anteriori e quantunque le armonie sieno spesso dure e strane ed il ritmo ancora incerto, pure sembra destarsi in esse il sentimento della melodia o almeno un barlume di questa, come nel Kyrie della Messa l'homme armé, che nella sua melanconica e semplice austerità è ormai molto più di una combinazione di intervalli messi assieme a caso come lo erano molte delle composizioni polifoniche anteriori. La condotta delle voci è naturale, l'arte del canone ormai sviluppata e sono scomparse le quinte parallele.
Lo stile di Dufay fu però assai influenzato dall'Ars nova Fiorentina, della quale parleremo più innanzi e dalle opere di John Dunstaple (circa 1370-1453), che avea perfezionato la tecnica dell'arte italiana ed applicatala alla musica da chiesa.
Contemporanei a Dufay o di poco tempo posteriori a lui sono Egidio Binchois (1400?-1460), Antonio Busnois (1467) cantore alla corte di Carlo il Temerario di Borgogna, autore della celebre Messa: Ecce ancilla, Vincenzo Faugues ed altri molti.
Il primo dei compositori della seconda epoca ed il più profondo per sapienza è Giovanni Okeghem, nato nel 1430 (?) in Hennegau, morto quale tesoriere nell'Abbazia di S. Martino in Tours nel 1515. Egli è il primo che fa uso della forma della libera imitazione, ciò che ebbe una importanza immensa nella musica e diede origine al canto a cappella, giacchè l'imitazione si poteva fare su ogni intervallo e continuare e tralasciare a volontà. Con lui, che fu chiamato princeps musicorum, l'arte polifonica raggiunse un alto grado e degenerò poi in artificio smodato. I più complicati canoni per augmentationem et diminutionem non gli bastano, ma egli si studia di complicarli e renderne più difficile l'esecuzione, facendone indovinar l'entrata, sviluppando una parte dall'altra, non segnando nè chiavi nè tono. Egli scrive, p. e., una messa ad omne tonum con punti d'interrogazione invece di chiavi, una messa prolationis a due voci, dalle quali si devono cercare le due altre secondo la differenza del tempo e della prolungazione, un garritus, canone a 36 voci, e simili stranezze. Questo sistema artificioso, rimasuglio della scolastica e del misticismo medioevale, restò per lunghi anni in uso, e si cercava con divise cabalistiche di dar la chiave dell'enigma. Alcune di queste, che citiamo per curiosità, erano: bassum quaere in tenore in hypodiapente — exemplum dedi vobis ut et vos faciatis sicut et ego feci — qui sequitur me non ambulat in tenebris — trinitatem in unitate veneremur-canit more Hebraeorum (alla rovescia) — Clama ne cesses (ommettere gli aspetti) — noctem in diem vertere (cantare le note bianche col valore delle nere, ecc., ecc.).