Nessuna nazione possiede sì ricco patrimonio di canzoni popolari quanto la tedesca. I musicisti non potevano ignorare tutta questa fioritura di canti ed è per questo che nelle loro opere si mostra più che in quelle degli altri maestri stranieri una certa inclinazione alla forma chiusa della canzone e che il canto fermo non si toglie di preferenza dal canto gregoriano. Mentre nei paesi romani si mantenne il canto liturgico latino e la comunità quasi mai partecipa al canto, noi troviamo cantici sacri in lingua tedesca ormai poco dopo il Mille. E ciò era naturale, perchè e ignota era la lingua latina e troppo diverso il canto gregoriano da quello popolare. Così vedemmo già parlando della canzone popolare, come il popolo tedesco trasformava i canti latini della chiesa, ora conservandone qualche brano, ora trasformando e ritmo e melodia alla guisa di canzone popolare (Kyrleise). Questi canti dapprima usati durante le processioni ed i misteri furono poi introdotti nella chiesa stessa e si ammisero benchè a malincuore dalla liturgia fra l'Epistola ed il Vangelo.

Tale stato di cose si cambiò intieramente colla riforma di Lutero, che ha per la Germania lo stesso significato del Rinascimento in Italia. Questi due avvenimenti segnano nella storia della musica la fine del Medio Evo ed il principio di una nuova epoca. La riforma fu d'importanza capitale per la musica sacra tedesca e la musica tedesca in genere, giacchè Bach e Händel basano intieramente sulla musica della chiesa protestante e perchè le loro opere non si possono concepire senza la riforma che diede loro quell'austerità e maschia grandezza, che le distingue da quelle delle altre scuole.

La chiesa riformata ammette il canto della comunità nella lingua del popolo. Esso non poteva essere dunque che la canzone popolare modificata per gli scopi della chiesa, perchè soltanto questo è il canto del popolo. Prima condizione era perciò di togliere la melodia dal tenore e darla al soprano onde renderla palese ed accompagnarla non con contrappunti ma nota per nota con armonie, con accordi.

Martin Lutero (1483-1546) comprese l'importanza della musica per l'opera della riforma e le dedicò tanto più le sue cure, che egli stesso ne era appassionato cultore. «La musica, egli scrive nei suoi sermoni, è un dono di Dio e non degli uomini. Essa mette in fuga il diavolo e rende gli uomini ilari. Essa fa dimenticare l'ira, l'impudicizia e tutti i vizî. Io le dò il primo e più alto posto dopo la teologia».

Lutero tradusse ed adattò i canti della comunità assieme ai suoi fedeli amici Rupff e Walther, scelse le melodie, sia togliendole dalle canzoni popolari, sia trasformando il canto gregoriano, sia trovandone di nuove e pubblicò nel 1524 la prima raccolta Enchiridion. Stabilì il tipo del corale protestante che fino ad oggi rimase lo stesso, perchè non fu la moda che ne dettò le regole. L'esempio fruttò e ben presto si moltiplicarono e diffusero i nuovi canti, sicchè un Gesuita ebbe a dire che i canti di Lutero hanno mandato in perdizione più anime che i suoi scritti e sermoni. E difatti si potevano bruciare le bibbie ed i libri, mettere al rogo i propagatori della nuova fede ma non soffocare quei canti che s'innalzavano dovunque, che eccitavano il coraggio nelle battaglie e che erano ormai divenuti canti patriottici politici.

La vera storia della musica tedesca comincia dopo la Riforma, perchè i musicisti anteriori a quest'epoca non sono che imitatori dei fiamminghi. Soltanto ora si desta il sentimento nazionale e come la Riforma non pretendeva l'annichilimento dell'individuo, così entra nell'arte per altre strade che in Italia l'individualismo, che rimase una delle prime doti della musica tedesca.

Noi ci contenteremo di enumerare alcuni dei maestri tedeschi anteriori a Bach, che sono e numerosi ed importanti come lo mostrano le loro opere, che furono intieramente dimenticate e che oggi si tornano a pubblicare. Ancor sotto l'influsso degli Olandesi sta Enrico Isaak (Arrigo tedesco) di Praga (?) che fu alla corte di Lorenzo il Magnifico e poi di Massimiliano († 1517). Le sue canzoni tedesche a più voci segnano ormai lo spegnersi dell'egemonia fiamminga. Enrico Fink di Pirna († 1588), Stefano Mahu, Giorgio Rhaw, Martino Agricola, appartengono già alla scuola protestante, come pure Lodovico Senfl di Basilea, scolaro di Isaak, l'autore prediletto di Lutero, musicista di vero genio.

Questi autori si servono della forma del motetto per gli scopi della musica da chiesa protestante, abbandonano i contrappunti complicati ed usano di preferenza quello a nota contra notam, donde derivano gli accordi. Luca Osiander fu il primo a pubblicare cinquanta canzoni sacre e salmi (1586) secondo la nuova maniera. Superiori di gran lunga a questi sono: Adamo Gumpoldzhaimer (1560), Leo Hasler (1564-1612), scolaro di Andrea Gabrieli, noto in Italia sotto il nome di Gianleone e Giovanni Eccard (1553- 1611), ambedue ispirati e potenti.

Mentre in Germania prendeva piede la Riforma, l'Italia aveva veduto nascere Palestrina e formarsi la scuola dei grandi musicisti romani e veneti. I Tedeschi sempre avidi di sapere ed imparare non potevano ignorare gl'immensi progressi dell'arte musicale in Italia e da questo tempo data quella pacifica immigrazione di musicisti tedeschi in Italia, replicandosi quanto era successo prima coi fiamminghi. E quasi a favorire questo pellegrinaggio sorgeva ai confini d'Italia, bella in mezzo alle onde, Venezia, la città incantata, le cui flotte si spingevano fin ai più lontani mari ed i cui cittadini avevano vaste relazioni di commercio oltre le Alpi, la città dove una scuola musicale che aveva veduto fiorire i più grandi ingegni, continuava le sue gloriose tradizioni ed i cui templi ricchi di mosaici e di dipinti dei più celebri maestri, risuonavano di sacri e dolcissimi concenti, che riempivano d'ammirazione i forestieri venuti per affari di mercatura in Italia. Augusta e Norimberga vi mandavano i figli dei patrizi ad apprendere il commercio ed il modo di vivere; nel 1506 i Tedeschi aveano fabbricato in vicinanza di Rialto il loro fondaco, che facevano adornare di dipinti da Giorgione e da Tiziano.

Da Gallus (1550) e Meiland fino a Schütz, una coorte di musicisti scende in Germania per visitare le scuole dei celebri maestri italiani. La rimembranza di quei tempi resta incancellabile anche dopo il ritorno in patria e rivive nelle loro composizioni, che ad onta del carattere nazionale portano l'impronta dei maestri italiani. Coloro poi ai quali non era concesso veder adempiuto il maggior voto della loro vita, ed apprendere e perfezionarsi nell'arte dei suoni dalla bocca del maestro, cercavano indirettamente collo studio delle opere di avvicinarsi ai loro ideali o frequentavano la scuola di maestri che furono in Italia. Alla scuola di Carissimi in Roma venne quel Gaspare Kerl, famoso compositore di musica da chiesa ed organista, che vedemmo alla corte di Monaco rivaleggiare cogli italiani e pure a Roma studiò con Frescobaldi Giovanni Froberger (1612), del quale faremo cenno in seguito. Soltanto indirettamente sotto l'influsso degli Italiani, seppure di un influsso quantunque indiretto si possa parlare, stanno i musicisti contemporanei, che nacquero e vissero nella Germania del Nord, quali Melchiore Frank, autore di molti corali ancor oggi in uso; Andrea Hammerschmidt (1611-1675), felice imitatore dei maestri italiani; i due membri della grande famiglia Bach, Giovanni Michele e lo zio di Sebastiano, Giovanni Cristoforo, eccellenti organisti e compositori; Giovanni Pachelbel di Norimberga (1653), celebre organista e scrittore di musica d'organo, Michele Prätorius (1571-1621) di Turingia, passionato ammiratore dei maestri italiani, dottissimo musicista ed autore della celebre opera Syntagma musicum, specie di enciclopedia musicale in tre volumi (1615-1620), di grandissimo interesse per la teoria e la storia dei musicisti e degli istrumenti. Il secondo libro contiene il Theatrum musicum istrumentorum, in cui sono descritti e disegnati tutti gli strumenti allora in uso; Giovanni Ermanno Schein (1586-1630), uno dei primi autori di musica istrumentale veramente ispirata ed interessante (banchetto musicale, ecc.); Samuele Scheidt (1587-1654) celebre organista e scrittore di musica d'organo e da chiesa in genere.