È inutile indagare quali motivi abbiano deciso Händel ad abbandonare l'opera lirica e dedicarsi intieramente all'oratorio. Certo essi non sono da cercarsi solamente nelle circostanze esteriori. Più che queste influirono senza dubbio il suo carattere severo ed austero, l'altezza dei suoi ideali e l'impossibilità di raggiungerli nell'opera. Nell'oratorio di Händel si compie la fusione dell'elemento mondano e divino, che nella musica sacra era impossibile. La bibbia offriva ad Händel soggetti adatti alla sua natura inclinata all'epico, al grandioso; alla mancanza dell'elemento drammatico individuale suppliva la vastità del quadro michelangiolesco, dove invece di una singola persona parlava un popolo intiero. La mente di Händel non era inclinata alla contemplazione mistica, ma vedeva la vita oggettivamente cogli occhi di un cosmopolita. Perciò quello che Händel non seppe raggiungere nell'opera lirica, egli raggiunse nell'oratorio, il sentimento drammatico cioè e perciò i suoi grandiosi cori sono più veri ed espressivi che le sue arie, le quali per lo più sono antiquate e risentono del tempo tanto nelle loro forme alle volte barocche e convenzionali che nelle fioriture.

L'orchestrazione di Händel è più ricca e colorita di quella di Bach, che doveva sempre contentarsi di pochi e mediocri suonatori, più interessante ed elaborata di quella dei maestri italiani. Fra le sue migliori opere istrumentali contano i Concerti grossi, per archi soli o per archi ed oboe, lo strumento preferito da Händel. La forma è quella dei Concerti di Corelli con qualche cambiamento.

Händel è molto più comprensibile e vicino a noi italiani di Bach sia per le sue doti sia e forse di più per l'influenza che ebbero su di lui i maestri italiani ed il lungo soggiorno in Italia. «Andate in Italia a liberarvi la testa dalle idee superflue e le ubbie» diceva il vecchio musicista Fux ad un suo scolaro e fu certo in Italia che Händel imparò la chiarezza, l'equilibrio e la semplicità, che sono i suoi maggiori pregi e che Bach non seppe mai raggiungere in sì alto grado.

La potenza assimilatrice di Händel è stragrande ed egli non ebbe mai scrupolo di servirsi di motivi e temi di altri maestri per le sue opere. Ma egli sa assorbire tutti gli elementi estranei in modo tale, che l'imitazione non diventa plagio e perde ogni importanza.

Nell'opera egli non cercò nè trovò nuove vie ma seguì le battute. Nell'oratorio invece egli tenta continuamente nuovi esperimenti e gli fa subire diverse trasformazioni, innestandogli anche forza drammatica più che nelle sue opere teatrali, ora contentandosi di cori omofoni ora fugati, ora misti con soli. La sua facoltà inventiva sembra inesauribile, sicchè gli bastano poche settimane, alle volte pochi giorni per comporre un'opera od un oratorio (p. e. il Messia fu scritto fra il 22 agosto ed il 14 settembre 1741). I suoi Concerti per organo ed orchestra sono quasi improvvisazioni ed egli si contenta alle volte d'una stenografia musicale per seguire l'irruenza della sua fantasia.

Bach e Händel sono due geni, che vicendevolmente si completano come Goethe e Schiller. Bach inclina al misticismo, alla contemplazione: egli basa completamente sul sentimento religioso protestante. Händel è più oggettivo e contempla la vita da un ampio e libero punto di vista; perciò il primo è essenzialmente lirico, mentre l'altro è epico e somiglia agli uomini dell'antichità. Il sentimento religioso in lui non è esclusivo come in Bach, ma è soltanto il fondamento su cui poggia il suo edifizio. Bach rimase germanico nell'arte ed esclusivamente nazionale, mentre Händel ne allargò i confini, e conservando la propria fisonomia, apprese e si perfezionò alla scuola degli italiani. Bach è più profondo e complicato di Händel che si serve di mezzi più chiari, più semplici; il primo è più accurato nei particolari, mentre il secondo dipinge a tratti più larghi. Ambedue menarono vita semplice ed integra e ad alte aspirazioni unirono somma attività e diligenza.

Con Bach ed Händel finisce la prima grande epoca della musica tedesca. L'antica religiosità andava scomparendo per far luogo a nuove idee; all'antico dogmatismo succede il razionalismo di Kant; la Rivoluzione francese, che da lungo preparavasi, abbatte gli antichi pregiudizi e viene proclamata la libertà d'azione e di pensiero. Anche la musica si risente delle nuove idee e da queste nascono l'opera di Gluck e la musica istrumentale sinfonica moderna.

LETTERATURA

C. v. Winterfeld — Der evangelische Kirchengesang, Lipsia, 1843-47.

H. Köstlin — Luther als der Vater des evang. Kirchengesanges, Lipsia, Breitkopf und Härtel.