Ad onta della quantità d'istrumenti in uso nei secoli andati l'orchestra come unione ed impasto di suoni caratteristici a secondo degli istrumenti è di data piuttosto moderna. La musica istrumentale passò per fasi abbastanza distinte. Dapprima gli strumenti non servono che a rinforzo delle voci umane e suppliscono a queste sia eseguendo le composizioni vocali con istrumenti, sia facendo eseguire una o più parti di questi e le altre dalle voci. La scelta degli strumenti era libera e si usava soltanto di servirsi di cori speciali d'una famiglia di strumenti p. e. viola, tromboni, cornetti, ecc., di diversa intonazione e grandezza. L'unica ricerca di colorito stava nel far eseguire una parte della composizione da un coro speciale e l'altra o la replica da un altro coro di strumenti di altra famiglia, oppure di suonare piano quello che prima un altro coro aveva suonato forte (eco).

Le prime opere istrumentali non danno che l'indicazione generale degli strumenti, che ben di rado si usavano suonare insieme. Ciò vale anche per i primi drammi della Camerata fiorentina e dei maestri posteriori. Le due Euridici sono scritte come già dicemmo per canto e basso ad eccezione d'un ritornello a tre flauti di Peri. Se ora non si vuol ammettere che questa notazione fosse semplice schizzo, bisogna ritenere che l'accompagnamento degli strumenti venisse quasi improvvisato sulla base del basso. Questa questione non è però ancora risolta. Torchi conchiude coll'ammettere un'improvvisazione limitata a contrappunti, diminuzioni, passaggi e melismi, mentre l'armonia era assicurata dal basso dato. Goldschmidt crede invece che ogni suonatore abbia avuto uno schizzo della sua parte unito al basso, ciò che verrebbe confermato dalla recente scoperta di alcune parti di orchestra di quattro commedie in musica.

L'orchestra primitiva dell'opera era di solito composta dei seguenti istrumenti: Clavicembalo od organo. Liuti, lira doppia, chitarrone, teorba, viole (poi violini) da braccio e gamba, flauti, cornetti, trombe, corni e tamburi, questi ultimi assai di raro. L'orchestra posteriore tende invece sempre più ad eliminare gli elementi eterogenei ed a mettere a base dell'istrumentazione il quartetto d'archi. Questo non è però ancora il moderno, sostituendo la viola di gamba il violoncello e questo il contrabasso o basso di viola. L'orchestra di Bach ed Händel è ormai simile alla nostra e non si distingue che per il maggior numero di oboi e fagotti. L'orchestra stava dapprincipio dietro la scena. Gagliano volle invece che i suonatori fossero «situati in luogo da vedere in viso i cantanti» ma messi in basso sì che il pubblico non li vedesse.

Le vecchie edizioni di musica istrumentale non contengono che poco più di uno schizzo delle parti principali. I solisti solevano improvvisare una quantità di fioriture ed abbellimenti ed intercalarvi cadenze atte a mostrare la virtuosità. Lo stesso vale dalla parte del basso che non si suonava eseguendo soltanto gli accordi segnati dai numeri del basso numerato ma aggiungendovi voci di mezzo, contrappunti ed altro secondo la capacità ed il gusto di chi suonava il cembalo o l'organo.

La dinamica orchestrale è d'origine italiana e venne sviluppandosi alla scuola napolitana. Le partiture di Iomelli segnano il crescendo e già Leo nota il piano, più forte, rinforzando. Il segno del crescendo si trova nel 1739 nelle Sonate di Francesco Geminiani.

Prima di chiudere questo capitolo gioverà dare alcuni cenni sulla stampa musicale antica. I primi monumenti sono gli esempi musicali delle opere teoretiche del secolo XV. Ma questi non erano stampati ma incisi in legno. In seguito si usò stampare le righe e scrivervi le note. Ottaviano Scotto (Scotus) fu il primo in Italia a pubblicare messali con note stampate sulla carta già lineata. Giorgio Reyser di Würzburgo gli contende il primato, giacchè pare che il messale stampato da lui allo stesso modo sia stato pubblicato alcune settimane prima (1481). Con ciò è da ritenersi definitivamente risolta la questione della priorità della stampa musicale con tipi mobili attribuita a Ottaviano Petrucci di Fossombrone (1466-1539). Il suo merito sta nell'aver perfezionato di molto l'invenzione di Scotto e di averla impiegata per pubblicare una quantità di opere di musicisti celebri. La repubblica di Venezia gli conferì il 25 maggio 1498 per vent'anni il privilegio di usufruire da solo della sua invenzione. Le sue stampe sono nitide e correttissime; le parti sono pubblicate in fascicoli separati e non esistono partiture le quali datano soltanto dalla seconda metà del secolo XVII; le note sono angolose (mensurali) e manca la divisione delle battute. La prima opera pubblicata (1501) fu: Harmonice musices Odhecaton, raccolta di 33 composizioni polifoniche olandesi. Seguono a brevi intervalli i Canti B, i Canti cento cinquanta, libri di frottole, intavolature di liuto, ecc.

Altri celebri stampatori sono Giacomo Iunta di Roma, la famiglia Scotto e Gardane di Venezia. L'invenzione della stampa semplice (note col rigo annesso) viene attribuita a Pietro Hautin, francese († 1525). Altri celebri stampatori francesi sono P. Allaignant e Baillard. Colla fine del secolo XVI la stampa musicale decade rapidamente e fa luogo all'incisione delle note in rame. La forma delle note rimane angolosa fino a quasi tutto il secolo XVII.

LETTERATURA

Otto Kindeldey — Orgel und Clavier in der Musik des XVI Jahrhunderts, Lipsia, 1910.

Arnold Schering — Geschichte des Instrumentalconcertes, Lipsia, 1905.