Tanto la viola moderna che il violoncello derivano piuttosto dal violino che dalle viole antiche. Il violoncello viene menzionato la prima volta nel 1641 ma è certo di data più antica, giacchè è sicuro che Gasparo da Salò ne costruì. Dapprincipio esso aveva cinque o sei corde e fu solo nei primi decenni del secolo scorso che venne in uso l'accordatura moderna.
La storia della musica istrumentale è strettamente congiunta con quella del violino. I primi violinisti sono Carlo Farina (circa 1600), Biagio Marini († 1660), Tarquinio Merula, G. B. Bassani (1657-1716) maestro di Corelli, Giuseppe Torelli († 1708), il primo compositore di Concerti per violino solo, scolaro di G. B. Bassani.
L'antesignano della scuola è Arcangelo Corelli (1653-1713) di Fusignano. Dopo un soggiorno all'estero (Monaco) egli si stabilì a Roma, dove assunse la direzione della Cappella del Cardinale Ottoboni, grande mecenate della musica. Corelli non eccelleva nel violino tanto per la tecnica ancora difettosa quanto per la larghezza del suo stile, la nobiltà, l'espressione e la bellezza della forma. Scrisse più opere (Sonate per uno e due violini e basso, Concerti grossi che servirono di modello ad Händel), ancor oggi stimatissime (specialmente l'opera V colla Follia nell'ultima sonata). L'armonia di Corelli è orma assai corretta, lo stile polifonico predomina, le figure sono vivaci e svariate. Francesco Geminiani (1680?-1762) seguì le orme di Corelli e sviluppò maggiormente la tecnica. Superiore di questi in ogni riguardo fu Giuseppe Tartini di Pirano in Istria (1692-1770) che dapprima studiò le leggi a Padova ed in seguito per intrighi amorosi e duelli si rifugiò ad Assisi dove stette alcuni anni. Ritornato a Padova dopo un soggiorno a Praga vi aprì nel 1728 una scuola, dalla quale uscirono celebri scolari.
Tartini fu artista geniale come esecutore ed autore. Le sue sonate e concerti (la maggior parte dei quali ancora manoscritti) sono veramente magistrali per la fattura e l'ispirazione (Trillo del Diavolo, Didone abbandonata, ecc.). La forma di Suite propria a quasi tutte le sonate di Corelli va trasformandosi in quella della Sonata. Tartini fu pure dotto teorico ed a lui si ascrive la scoperta dei cosidetti toni di combinazione (1754).
Una posizione a parte prende Antonio Vivaldi († 1743) coi suoi concerti per uno e due violini soli con accompagnamento d'archi perchè essi oltre la forma posteriore tipica del concerto: Allegro-Andante ed Adagio-Allegro hanno una tematica diversa da quella delle Sonate ed i tempi sono costruiti in modo da far emergere l'istrumento solista. I suoi numerosi concerti ebbero gran successo e diffusione ed alcuni furono ridotti da Seb. Bach per cembalo.
Altri celebri violinisti sono Evaristo dell'Abaco (1675-1742), G. B. Vitali (1644-1692), Pietro Nardini (1722-1793), Antonio Lolli (1730-1802), Gaetano Pugnani (1727-1793), F. M. Veracini (1685-1750), Pietro Locatelli (1693-1764), I. M. Leclair (1697-1764), P. Gaviniés (1726-1800), tutti autori di eccellenti sonate; in Germania Biber, Pisendel, Benda e Stamitz.
Uno dei primi violoncellisti di cui si fa menzione è Domenico Gabrieli di Bologna (1640). Attilio Ariosti e Giovanni Bononcini furono pure celebri suonatori di Viola da gamba. Da menzionarsi sono pure Franceschello genovese (1692), Leonardo Leo e sopra tutti Luigi Boccherini (1743-1805) lucchese morto a Madrid, autore di un'infinità di sonate, quartetti e quintetti, nei quali per la freschezza della melodia, facilità d'ispirazione, scorrevolezza ed arguzia di stile ha molti punti di somiglianza con Haydn. Egli è già nelle prime opere entro i limiti del suo talento pressochè perfetto e non subì poi più alcun cambiamento. Essendo stati pubblicati i suoi primi quartetti a Parigi già nel 1768 è perciò esclusa un'influenza del maestro viennese.
L'istrumento più diffuso nei secoli XV, XVI e XVII era senza dubbio il liuto. Esso è d'origine orientale e fu importato in Europa forse al tempo delle Crociate o più probabilmente dai Mori in Spagna. Esso veniva impiegato anche nell'orchestra e vi restò finchè vi fu sostituito il violino. I liuti erano di più specie (liuto, arciliuto, quinterno, chitarrone, teorba) e variavano pure il numero delle corde e l'accordatura.
La musica di liuto veniva scritta in modo simile a quella d'organo con propria tabulatura, l'italiana con linee e lettere scritte sopra il rigo, la tedesca con lettere e numeri. A differenza della tavolatura d'organo non si segnavano però le note ma la posizione delle dita sul manico. I più noti liutisti sono Corrado Paumann († 1473), Hans Judenkunig, Hans Neusiedler, Hans Gerle, tutti del secolo XVI, Francesco da Milano, Vincenzo Galilei (Fronimo), Terzi, Molinaro, Besardo, ecc. Il liuto era lo strumento di moda nella società dei signori ed assieme alla viola quello che era permesso al vero cortigiano, «perchè vi si possono far molte cose che riempiono l'animo della musical dolcezza» (Castiglione, Cortegiano, Lib. II, Cap. XIII).
Gli altri strumenti vanno semplificandosi e perfezionandosi. A tutta la famiglia svariata dei flauti traversieri e a becco (flauto dolce), cornamuse, bombarde, cornetti, si sostituirono grado grado i nostri flauti, l'oboe, i corni, il fagotto (1539?), mentre le trombe e i tromboni restano più o meno immutati. Il clarinetto invece è di data assai recente (circa 1750).