Gounod scrisse più opere, fra le quali contano come le migliori accanto al Faust, Giulietta e Romeo (1867) e Mireille (1864) come pure due oratorî (Redemption e Mors et vita) ed altra musica da chiesa, le ultime di poco valore.

Gounod non fu un innovatore, eppure in certo riguardo il Faust è molto dissimile dalle opere dei maestri anteriori e fu per suo mezzo che in un'epoca in cui fuori di Germania nulla si sapeva di Wagner, si cominciarono a conoscere nuove forme ed una lingua, alla quale erano frammisti alle concessioni usuali pure dei nuovi elementi. E perciò Gounod ebbe nella sua patria e fuori molti imitatori.

Non veramente uno di questi fu Ambrogio Thomas (1811-1896), l'autore di Mignon, Amleto, Francesca da Rimini, ecc., talento di secondo rango senza vera fisonomia ma non privo di una certa facilità melodica ed eleganza tutta francese.

Superiore ad ambedue in ogni riguardo ci appare Giorgio Bizet (1838-1875), uno dei maggiori genî musicali della Francia, spento sul fior degli anni, quando egli si sentiva ormai sicuro di arrivare alla gloria. Anch'egli cominciò coll'imitare Gounod ma per poco, giacchè il suo stile si palesa già nei Pescatori di perle, La bella fanciulla di Perth e dopo Djamileh scrive: «Ho ormai la certezza assoluta di aver trovato la mia via. Io sono conscio di ciò che faccio». Bizet è vero, ispirato, originale e nuovo. Egli scolpisce con pochi tratti un carattere, ci descrive con alcuni tocchi una situazione e colla sua stragrande disposizione all'esotismo ci disegna un ambiente come pochi lo sanno fare. Le sue due opere capitali sono la musica per l'Arlesienne, il dramma di Alfonso Daudet (1872) di grande potenza suggestiva e profondo sentimento della natura e la Carmen (1875) un'opera che ammirano i seguaci di ogni scuola e che sembra imperitura. Bizet mantenne quasi sempre le antiche forme e forse in ciò sta uno dei suoi più grandi pregi, di aver cioè dimostrato che non è punto necessario rinnegare il passato per fare vera opera d'arte. Eppure la Carmen e l'Arlesienne non ebbero in principio alcun successo. Jauré si domanda in occasione della millesima rappresentazione di Carmen (1904) come fosse possibile che la musica di Bizet, fatta di eloquenza, verità, chiarezza, colore, sensibilità ed eleganza non abbia tosto conquistato il pubblico.

Fra i maestri francesi dell'opera comica del secolo XIX è da rammentare oltre il nominato Daniele Auber, Fr. Boieldieu (1785-1834) (Giovanni da Parigi, La Dama bianca, Chaperon rouge, ecc.), senza dubbio il più geniale di tutti gli altri, elegante, melodico, spiritoso, con una vena sentimentale e grande inclinazione alla canzone popolare e le sue forme.

Simili qualità ma in grado molto minore troviamo in Ferd. Hérold (1791-1833) (Zampa, le pré aux clercs) e Adolfo Adam (1803-1856) (Postillon de Lonjumeau, Giralda). Dopo questi l'opera comica francese comincia a decadere e se Auber seppe mantenerla ancora per alcun tempo ad un certo grado di altezza artistica, essa si avvia verso il Vaudeville e l'operetta dalla quale però si distinguono in qualche modo le opere di Aimé Maillard (1816-1871) e Vittorio Massé (1822-1884).

Il padre dell'operetta è Giacomo Offenbach (1819-1880) musicista dotato di facile melodia ed abilità tecnica, fecondissimo e satirico. Il suo campo è quello della satira politica e sociale. L'ultima opera I racconti di Offenbach, eseguita dopo la sua morte ci palesò specialmente nell'ultimo atto di quanto egli sarebbe stato capace se avesse voluto.

I migliori autori di operette francesi sono Florismondo Hervé (1825-1892), Carlo Lecocq (1832), Roberto Planquette (1840-1903), Ad. Audran (1832-1901) ed Andrea Messager (1853).

Una posizione a parte occupa Leo Delibes (1836-1891) noto più per la musica elegante e fine dei balli Coppelia e Silvia che per le sue opere (Le roi l'a dit, Lakmé, ecc.).

LETTERATURA