Siccome questa scena ebbe luogo in presenza di molte persone; ed altronde non si pubblicò in Fez dagli astronomi l'annuale predizione, in vece della quale pubblicai io il mio calcolo dei giorni in cui doveano vedersi le nuove lune; lo che diviene sommamente importante per conoscere il cominciamento dei mesi arabi, le pasque, e le cinque preghiere giornaliere, che marcai di cinque in cinque giorni per tutto l'anno, come pure gli eclissi, ed altri fenomeni, tutte cose non eseguibili da quegli astronomi; fu questo un colpo di fulmine che atterrò l'astrologia, e cuoprì di disprezzo i suoi seguaci di modo, che molti ciarlatani apostatarono, altri più tenaci delle loro opinioni, si ridussero al silenzio, in aspettazione, senza dubbio, che passi la burrasca, e che il popolo, che vuol essere ingannato, torni alle antiche abitudini.

Sonovi nell'imperio alcuni storiografi che scrivono la storia del paese e della nazione, ignorando perfettamente quella degli altri popoli, ma le loro opere trovano pochisimi lettori.

Estremo è il decadimento della lingua. Essi non hanno stamperie; e la somma imperfezione della scrittura procede dal confondere frequentemente le lettere, i punti, e gli accenti: ecco un ammasso di cause riunite per distruggere affatto le poche cognizioni scientifiche che ancora rimangono in quest'impero, talchè gli abitanti non s'intendono spesse volte tra di loro. Finalmente il disordine è ridotto a tal segno, che spesse volte una lettera non può intendersi che da quello che la scrisse. Ciò rende ragione perchè quando il celebre orientalista Cristiano Golius venne in questo paese, non potè intendere una sola parola araba, e fu costretto di valersi di un interprete.

Tale imperfezione della lingua e della scrittura gli sforza a legger sempre cantando, cosa che confonde il senso delle frasi, altronde non distinte dai segni ortografici, ma soltanto per ritornelli, o cadenze; dando così tempo al lettore d'intendere la parola scritta, che non intenderebbe leggendo correntemente. Se vedonsi alcuni leggere con rapidità il Corano, o altro libro, è perchè lo sanno a memoria. Lo asserisco dopo averne più volte fatta la prova: facendo sospendere la lettura, il lettore, quantunque avesse il libro sotto gli occhi come se l'avesse letto, esso non poteva più continuare nè riconoscere sulla pagina il luogo in cui aveva lasciato di leggere; cosicchè si può dire che costoro leggono come pappagalli; ad altro non servendo il libro che tengonsi innanzi agli occhi, che a dar loro un'aria di sapere o d'importanza. A questo termine sono ridotte le scienze a Fez, città che può risguardarsi, se mi si permette quest'espressione, come l'Atene dell'Affrica, per l'infinito numero de' dottori sedicentisi dotti, e per le scuole frequentate da due mille scolari per volta.

Questa città può avere circa due mille famiglie ebree che abitano nel sobborgo della nuova Fez. Tale è l'avvilimento, a cui sono ridotti, tanto il disprezzo del popolo per questa gente, che non è loro permesso di scendere in città siano uomini siano donne, che a piedi nudi. E nel loro quartiere, e nella campagna quand'incontrano l'ultimo de' soldati, o il più miserabile nero della famiglia del re, sono obbligati di cavarsi le loro pappuzze. A fronte di tanto avvilimento, e dei continui disgusti che loro proccurano i mori, io vidi in Fez moltissime belle Giudee riccamente abbigliate, e molti Giudei ugualmente ben addobbati; lo che non mi accadde di vedere a Tanger: indubitata prova, che non sono a Fez così poveri come a Tanger. Hanno nel loro quartiere diverse sinagoghe, un mercato ben provveduto, e tutti sono o mercanti, o artigiani.

Le fabbriche di Fez somministrano hhaïk di lana, cinture e fazzoletti di seta o pappuzze di cuoio, bournou, pantoffole, berrette rosse, cattiva tela di lino, eccellenti tappeti, ch'io trovo preferibili a quelli di Turchia rispetto alla morbidezza, ma inferiori assai per conto del disegno, cattiva majolica, armi, sellerie, ed altri articoli di rame. Sonovi ancora molti orefici; ma perchè la legge non permette oro ed argento negli abiti, e perchè sotto un governo dispotico ognuno teme di far pompa di soverchio lusso, le arti mancano d'incoraggiamento, e rimangono molto al di sotto di quelle d'Europa, ad eccezione delle acconciature de' cuoi, e delle manifatture dei tappeti, e dei hhaïk. Sanno inoltre lavorar bene le cere e le armi.

Sane e saporite sono le vettovaglie di Fez. Il concoussou forma la base della sussistenza del popolo. Vi si mangia molta carne, e pochisimi legumi ed erbaggi. Nella carne preferiscono il grasso o il sevo, ch'essi mangiano avidamente, bevendo tosto grandissimi bicchieri d'acqua, lo che talvolta è cagione di malattie; ma generalmente parlando essendo il clima molto sano, vi si gode ottima salute.

Questo paese dà un abbondante raccolto d'una pianta narcotica chiamata kiff. Essendo una pianta della primavera non potei vederla che disseccata e quasi ridotta in polvere. Per farne uso si pone intiera in un vaso di terra con molto buttiro, indi si fa bollire per lo spazio di dodici ore, poi si feltra il buttiro, che serve ad acconciare le vivande, o si mischia colle confetture, o vien mangiato semplicemente in pillole. La sua virtù ha tanta energia, che in qualunque modo si prenda non lascia di produrre il suo effetto: alcuni fumano le foglie di questa pianta come il tabacco. Mi fu detto che la sua virtù non è altrimenti quella d'ubbriacare, ma bensì di rallegrare la fantasia con ridenti immagini. Confesso di non essere mai stato tentato di farne la prova.

Essendomi trattenuto a Fez in tempo d'inverno, non vidi quasi altri frutti, che aranci e limoni dolci di eccellente qualità. I dattili di varie sorti provengono dalla banda del mezzodì, da Taffilet. La carne di montone è migliore di quella di vacca e di bue. I mercati abbondano di pollami in modo, che se ne può comperare una dozzina con quattro o cinque franchi; e per lo stesso prezzo si hanno venti libbre di carne. Quantunque il pane de' fornai sia assai buono, quasi tutti gli abitanti usano di farlo in casa; onde si vedono per le strade piccoli ragazzi portare al forno sopra una tavola cinque o sei pani che si danno loro in ogni casa, e riportarli dopo cucinati a quella cui appartengono. Universale è il costume di bere il latte agro, ma io non potei avvezzarmi a tale bevanda.

Durante la mia dimora in Fez il clima fu assai dolce; ma fui assicurato che nella state vi si soffre un caldo soffocante. Nell'inverno io vi provai il freddo d'Europa, benchè il termometro di Reaumur non scendesse mai oltre il quarto grado sotto lo zero; ed il termine medio del barometro è presso a pocco di 27 pollici. L'abbondanza delle acque mantiene l'atmosfera in un alto grado d'umidità, e quasi sempre con una tale abbondanza di vapori, che giungono essi soli ad impedire le osservazioni astronomiche nelle giornate più serene. Il 13 gennajo si sentì a Fez quel tremuoto, che cagionò tanta rovina a Motril su la costa di Spagna, e che fu sensibile anche a Madrid. Incominciò a cinque ore e trentanove minuti precisi della sera, durò venti secondi, e fece trenta oscillazioni, assai forti le prime quattro o sei, le successive abbastanza sensibili: la sua direzione ondulatoria sembrava da levante a ponente. Io sono di sentimento, che il suo centro fosse sotto lo stretto di Gibilterra, e si stendesse otto gradi in latitudine al Nord ed al sud. Molti giorni avanti e dopo questo tremuoto, il barometro, il termometro, e l'igrometro soffrirono piccolissime variazioni, e l'atmosfera fu, come al solito, senza apparente cambiamento.