Ciò infatti accadde. Il profeta incominciò a predicare la nuova dottrina pubblicamente, e si fece un infinito numero di proseliti. I Koureisch allora si unirono e giurarono di perderlo. Esposto ad ogni sorta di persecuzioni, minacciato della vita, il profeta fu costretto di abbandonare segretamente la patria nella notte in cui doveva essere assassinato[10]. Sortì della Mecca, accompagnato soltanto da Abubèkr, e da un giovane idolatra chiamato Abdallà. Questa celebre notte è il punto d'onde ha principio l'era dei Musulmani: gli Arabi la domandano el hòjera, ed i cristiani l'Egira cioè la fuga. Essa corrisponde all'anno 631 della nascita di Gesù Cristo.
Il profeta passò a Medina ove i suoi insegnamenti erano già stati accolti con entusiasmo e dove lo avevano preceduto i suoi fedeli discepoli. Colà stabilì la sua dimora, ed incominciò ad appoggiare la sua missione colla forza delle armi. Bentosto il Dio di Mosè, di Giosuè, di Carlo IX, d'Innocenzo III, d'Oneal, e di Pizzarro copre colle protettrici sue ali le imprese di Maometto.
Dopo molti combattimenti il gran Dio degli eserciti sottomise la Mecca al profeta che vi entrò da vincitore alla testa di dieci mille uomini il 20, venerdì del Ramadan, dell'Egira (22 gennaro 639). Atterrò tutti gli idoli e le statue che adoravansi in quel tempio, lo purificò dai rottami di quegli empj simulacri, e restituì la Kàaba all'oggetto della prima sua istituzione, che è l'adorazione d'un Dio unico ed invisibile.
Padrone della Mecca, il profeta non tardò ad assoggettare al suo dominio le vicine contrade. Intanto ebbe in diversi tempi celesti rivelazioni, e le parole di Dio si promulgarono dalla sua bocca, resa sacra negl'istanti in cui le circostanze richiedevano una divina dichiarazione. In tal modo s'estese l'islamismo e si consolidò col potere del profeta fino alla sua morte, accaduta in Medina un lunedì del mese Saffar l'anno 73 dell'età sua, 641 di Cristo. Il suo corpo fu seppellito entro una fossa aperta nella di lui casa, e coperto colla medesima terra senza alcun mausoleo. La casa fu poi convertita in un tempio.
Siccome il profeta non lasciava figli maschi e non aveva nulla determinato intorno alla sua successione alla suprema dignità, nacquero contese tra i fedeli relativamente all'occupazione del trono rimasto vacante per la sua morte, che s'andarono poi rinnovando qualunque volta mancava uno de' suoi successori i quali presero il titolo di hhalipha cioè Califfo, o luogotenente del profeta. Dopo i primi quattro califfi, cioè Abubèhr, Omar, Othman, ed Ali, che sono i soli riguardati come veri califfi universali, la dominazione passò successivamente a diverse dinastie, tra le quali si distinse quella degli Abbàssi o Abbassidi, sceriffi discendenti d'Aboulàbbas, zio del profeta, pel lungo spazio di tempo ch'ella consacrò il trono, e per la protezione che alcuni dei califfi di questa dinastìa accordarono alle scienze ed alle arti. Fu sotto il loro regno che l'islamismo si stese dalle frontiere della China fino allo stretto di Gibilterra con una sì sorprendente rapidità, che non può essere paragonata alla marcia d'alcun'altra religione conosciuta.
Malgrado così splendida carriera l'islamismo era interamente lacerato da scismi che dividevano, ed ancora dividono i suoi settatori. I Persiani negarono la legittimità dei tre primi califfi, e li risguardarono come intrusi, non ammettendo a quest'alto favore che il solo Ali che presso loro passa per il vero califfo successore di Maometto; opinione che cagionò sanguinose guerre, e fece risguardare i Persiani quali eretici. Una folla di pseudo-profeti sorsero in seguito ad abbattere colla spada alla mano questo culto sublime, e gli anticaliffi turbarono la pace de' fedeli. Finalmente l'ambizione de' guerrieri squarciò in brani quest'impero colossale; molti capi si resero indipendenti, e scomparve il califfato.
L'Islam secondo El-Haddis è fabbricato sopra cinque fondamenti che sono: fare la professione della fede non v'è altro che un Dio, e Maometto è l'inviato di Dio; fare la preghiera; dare l'elemosina; digiunare il ramadan, ed eseguire il pellegrinaggio alla casa di Dio la proibita ai non Musulmani.
A fronte di tanta semplicità non avvi forse sulla terra altra religione con tanti espositori e commentatori.
Il culto è diviso[11] in quattro riti ortodossi chiamati il hhàneffi, il màleki, il hhànbeli ed il schàffi, dal nome dei quattro Imani loro fondatori. Il primo di questi riti è quello dei Turchi, il secondo dei Marocchini e degli Arabi occidentali; gli altri due sono seguiti da varie tribù e nazioni dell'Arabia e dell'Asia. Tali riti si avvicinano interamente rispetto al domma, e tutta la diversità loro trovasi nelle cerimonie religiose. Per esempio quando si è alzati per fare la preghiera, i hhàneffi incrociano le braccia, ed i màleki le tengono pendenti. Nell'abluzione legale mentre gli uni incominciano dalla punta delle dita per andare fino al gomito, gli altri cominciano dal gomito per andare alla punta delle dita.
Per presentarsi al creatore, e meritarsi i suoi sguardi, pensano i musulmani che il loro corpo debba essere affatto pulito; ed a tale effetto furono istituite le abluzioni legali, che consistono nel lavarsi tre volte di seguito le mani; l'interno della bocca e delle narici, il volto, le braccia, la testa, l'interno delle orecchie, la nucca ed i piedi. Sonovi inoltre le abluzioni generali che si fanno lavandosi tutto il corpo dal capo ai piedi, il venerdì avanti la preghiera del mezzogiorno, e dopo certi atti quali sono la coabitazione con una donna ec. Ne' luoghi ove non trovasi acqua può farsi l'abluzione colla terra o coll'arena; ed in tal modo si eseguisce nel deserto. Si può ancora fare l'abluzione strofinandosi colle mani dopo averle tenute sopra una pietra, ed in questa forma fanno le abluzioni i naviganti, perchè si risguarda l'acqua del mare come immonda ed inutile per quest'oggetto.