Non bevendo nè mangiando in tutto il giorno, s'aspetta con impazienza l'ora del mogareb, ossia del cader del sole; al primo segnale dell'el-mùdden, o gridatore pubblico posto in cima alla torre, tutte le persone si pongono in moto, ed all'istante si mangia una specie di pappa di farina, condita col mele e collo zuccaro, o qualche altro manicaretto assai nutriente: si fa in seguito la preghiera, e poco dopo si pranza. Molti mangiano durante la notte tre o quattro volte, io non prendevo che il tè, e la mattina prima dell'aurora una tazza di pappa, o un poco di concoussou.
Il digiuno del Ramadan è appena sentito dal ricco, perchè egli passa la giornata dormendo, e la notte si compensa largamente delle privazioni del giorno; di modo che egli non fa che cambiare l'epoca de' suoi giornalieri godimenti: ma esso è bene una grave penitenza pel poco agiato che deve guadagnarsi il vitto col travaglio del giorno, e perciò non può eludere il rigore del precetto cambiando il suo tenore di vivere. Questo digiuno del Ramadan viene osservato con tanta precisione, che un musulmano che lo rompesse volontariamente senza leggittima causa, e sopra tutto in presenza di testimonj, sarebbe come infedele giudicato meritevole della pena di morte.
I mesi arabi essendo lunari, ed ogni mese incominciando all'istante che scuopresi ad occhio nudo la nuova luna i musulmani sono estremamente attenti ad osservare il cielo; ed hanno in ciò un tatto finissimo ed una vista estremamente penetrante, di modo che più volte m'indicavano il luogo in cui vedevano la nuova luna, ch'io non vedevo altrimenti, e che col soccorso d'un cannocchiale scoprivo in seguito in quel punto preciso del cielo ch'essi mi avevano indicato. La dichiarazione di due testimonj, che attestano innanzi al kadi aver veduta la luna, basta per far proclamare incominciato il mese; e quando le nubi impediscono di vederla, il compimento di trenta giorni del mese precedente dà luogo al nuovo mese.
Onde agevolare queste osservazioni, io calcolavo da prima i giorni in cui le nuove lune potrebbero vedersi, e dava loro questa specie d'almanacco: l'esattezza de' miei pronostici mi avevano conciliata tutta la loro confidenza, e vi si conformavano senza scrupolo per incominciare il Ramadàn e finirlo; di modo che il Sultano ordinò che questa cerimonia non avesse luogo che dietro la mia indicazione.
Il cominciamento del Ramadàn viene annunciato a Fez con molti colpi di fucile tirati da un'altura vicina, e col lugubre suono delle trombette che i pubblici stridatori fanno udire dall'alto di tutte le torri delle moschee; l'istante del fine dello stesso mese, o il cominciamento della pasqua, viene pure annunciato con colpi di fucile tirati dai tetti delle case: infelici coloro che amano la tranquillità, e sopra tutto infelici gl'infermi! essi sono storditi dal numero delle armi da fuoco, e dal grido dell'universale tripudio. Malgrado il carattere augusto che la religione imprime al mese di Ramadàn molti mori del basso popolo, diventano quasi frenetici. Gli uni si riscaldano il capo colle frequenti preghiere, e colla lettura continua del Corano; altri con quella dei libri ascetici, o sacri; altri finalmente colla debolezza del loro stomaco, e colla tristezza che ne è un'inseparabile conseguenza; e tutti sono scossi dall'orribile e funebre suono delle trombe, che dall'alto delle torri si fa udire in diverse ore del giorno e della notte: ciò che cagiona molte contese tra la plebaglia.
Nella notte del 27 avvi continuamente in ogni moschea un ministro, che senza libro recita il Corano ad alta voce, ed il popolo sta in piedi ad ascoltarlo. La recita è interpolata da preghiere; e la persona che recita viene successivamente rilevata da un'altra, talchè allo spuntare del giorno si viene ad aver recitato tutto il Corano. In quella notte sono illuminate le strade ed i terrazzi; immensa è la folla, e le donne vanno in truppa per visitare qua e là le moschee, nelle quali un'infinita quantità di fanciulli d'ogni età, di femmine, di santi imbecilli, buoni e cattivi, fanno uno spaventoso mormorio; che però non impedisce la lettura del Corano, nè le preghiere.
Tutte le notti del Ramadàn avanti l'aurora vi sono degli uomini delle moschee, che scorrono le strade con enormi bastoni battendo a replicati colpi le porte delle case, affinchè gli abitanti si alzino per mangiare avanti l'ora della preghiera del mattino.
Il pellegrinaggio della Mecca è il quinto precetto divino. Ogni musulmano deve almeno una volta in sua vita fare personalmente questo santo viaggio, o darne la commissione ad un pellegrino, che soddisferà per lui, ed in suo nome a questo sacro dovere, nel caso che egli abbia legittimi motivi che lo impediscano di farlo.
L'oggetto di tale viaggio è quello di visitare la Kaàba, o la casa di Dio alla Mecca; le colline Sàffa e Mèrova che sono nella stessa città, ed il monte Aarafat, che trovasi a piccola distanza dalla santa città. L'epoca di queste cerimonie alla Mecca ricorre tutti gli anni nel mese Dulhàja. Molti pellegrini approfittano della circostanza per andare anche a Medina per visitarvi il sepolcro del Profeta; ma questo è un atto di divozione nè ordinato, nè consigliato dalla legge. Ritorneremo altrove su questo argomento.
L'anno arabo essendo composto di dodici mesi lunari, trovasi undici giorni più corto dell'anno solare; e per conseguenza il Ramadan e le pasque fanno il giro dell'anno solare in trentuno o trentadue anni. Ecco i nomi dei mesi arabi