Questo precetto comprende la decima elemosiniera, l'elemosina pasquale, il sacrificio pasquale, le donazioni o pie fondazioni, e le elemosine eventuali di carità.

La decima elemosiniera corrisponde al due e mezzo per cento all'anno di quanto si possiede, tranne i montoni e le capre che non contribuiscono che in ragione dell'uno per cento. Deve distribuirsi quest'elemosina ai poveri; ma si fa generosamente e senza troppo minuto calcolo, poichè ogni cuore buono alle disgrazie del povero contribuisce in una più alta porzione che quella fissata dalla legge. Per conto mio ebbi costantemente l'abitudine di nudrire un certo numero di sventurati o di storpiati, oltre le accidentali elemosine ch'io facevo, e credo di aver soddisfatto al mio debito.

Chiamasi elemosina pasquale l'obbligazione imposta ad ogni ricco musulmano di dare ai poveri il primo giorno del mese schovàl, che è la piccola pasqua; (l'Eìd seguìr) una mezza misura di frumento, o di farina, o un'intera misura d'orzo, o di dattili, prima del sole. I padri di famiglia e le persone che hanno servitori, devono dare per ogni individuo della famiglia quanto per se medesimi. È in loro arbitrio il dare l'elemosina in natura, o in danaro.

Il sacrificio pasquale è quello d'un montone, di un bue, o d'un cammello, che s'uccide il primo giorno della gran Pasqua (l'Eìd quibir) che ricorre il 10 del mese Dulhàja. Questa misura è applicabile ad ogni musulmano agiato padre di famiglia, o capo di casa. Dopo aver ucciso l'animale colle proprie mani tra il levar del sole ed il mezzogiorno, ne mangia una parte arrostita, e dà ai poveri il rimanente, che dev'essere più di un terzo della bestia. La pelle della vittima è riservata per gli usi personali del padrone oppure deve darsi ai poveri. Si fa lo stesso sacrificio in alcune importanti circostanze, come per guarire da una malattia, quando viene intrapreso un lungo viaggio, e simili cose.

Le donazioni o pie fondazioni, consistono nell'inalzare monumenti di pubblica utilità, come a dire nello stabilimento d'una moschea, d'una fontana, d'un ospizio, d'un ospitale, d'una scuola, ec. Quando un musulmano fa una fondazione o pia donazione, egli e la sua posterità perdono per sempre la proprietà dello stabile, ma per altro può riservarsi certi godimenti per sè, e suoi successori. Una delle mie prime cure, quando abbandonai il paese de' Cristiani, fu di meritare la grazia di Dio con una pia fondazione, e feci fare un deposito d'acqua potabile ad uso della moschea di Tanger che non ne aveva.

Gli ordinarj atti di carità, o le accidentali elemosine che sono consigliate nelle altre religioni, sono quasi obbligatorie per i Musulmani. Egli non può mettersi a tavola senza invitare quelli che gli stanno ai fianchi, qualunque siasi lo stato loro, e la loro credenza; egli non rimanderà giammai senza qualche soccorso il miserabile che glielo chiede, s'egli ha mezzo di consolarlo. L'ospitalità verso ogni uomo che si presenta, qualunque sia il suo culto, è una conseguenza di questo principio.

Il digiuno nel mese di Ramadàn è il quarto precetto divino. Consiste nel non mangiare nè bere, nè fumare, nè respirare l'odore degli aromati, nè quello di un frutto, ed a osservare una perfetta continenza dal momento del feger, crepuscolo avanti il levar del sole fino al tramontare ne' ventinove o trenta giorni del mese di Ramadan.

Questo digiuno obbliga tutti gli uomini e le donne, ad eccezione degli ammalati, dei viandanti, delle femmine incinte, o nello stato d'impurità legale, delle nutrici, dei minatori, dei vecchi deboli, delle persone alla cui sanità l'astinenza potrebbe pregiudicare, dei pazzi, ecc. E se si rompe il digiuno per inavvertenza o per distrazione, per causa di malattia, di viaggio, o per altra legittima causa corre l'obbligo di soddisfare a questo debito digiunando tanti giorni in altro tempo a sua scelta: ma se la trasgressione del digiuno di un solo giorno fu volontaria, e senza legittima causa, devesi per espiare questo delitto digiunare settantun giorni.

Dal tramontare del sole fino all'ora della preghiera del mattino, si può mangiare, bevere, fumare e divertirsi quanto si vuole durante la notte; ma le persone di regolata coscienza impiegano il tempo a recitare preghiere in casa o nella moschea, a leggere il Corano, a fare altre opere di carità, ad unirsi in una fraterna ed aggradevole società, ma sempre circospetta. In questo tempo cessano le nimicizie, si riuniscono le famiglie, i poveri sono più che in altri tempi soccorsi con abbondanti elemosine.

Le moschee sono aperte ed illuminate tutta la notte in tempo del ramadàn, e la folla entra e sorte continuamente; le botteghe sono aperte, e frequentate dai due sessi; sono pure aperti i caffè, ma frequentati soltanto dagli uomini. Vi si conserva però sempre quel carattere di gravità che si distingue il musulmano.