Le donne di questo dovar sono alquanto più gaie, e mi parvero di un carattere dolce e sincero. Sono piccolissime; hanno il volto largo, gli occhi penetranti, ed il portamento meno disaggradevole che le donne delle città: quelle che io vidi sono più bruciate dal sole che gli uomini. Il loro abito consiste in un giubbone, e in un turbante, o fazzoletto sul capo. L'abito degli uomini ristringesi ad un semplice hhaïk; ed i più ricchi hanno pure un pajo di pantaloni, ed una camicia di lana, che portano sotto al hhaïk; ma d'ordinario hanno la testa nuda.

Questi abitanti dei dovar, e delle montagne sono dai mori conosciuti ed indicati col nome el Aàrab (Arabi) o el Bedàoui (Bedovini). La maggior parte sta sempre a cavallo col fucile, e colla spada, e rarissime volte accade che sortano dalla tenda senza sciabla, senza pugnale. Molti mi vennero all'incontro per baciarmi il ginocchio o la mano, quando loro la presentavo; altri mi chiesero la preghiera, ma nissuno l'elemosina. Io non vidi alcun individuo di colore che fosse grosso e grande, niuno che avesse l'apparenza, non dirò d'uomo ricco, ma di qualche agiatezza. Colui che possiede danaro lo tiene nascosto, e non lascia di vestirsi da misero.

Questa giornata fu orribile, e fummo costretti a fare alto prima d'arrivare al luogo fissato atteso il gagliardo vento, accompagnato da diretta pioggia. Vicino al nostro campo era un dovar, e quella gente mi disse, che a non molta distanza trovavansi dei lioni. Alle sei della sera il termometro segnava 12° 6, e l'igrometro 100°.

Alle undici ore continuava la pioggia; ed io trovai entro la mia tenda varj preziosi insetti ch'erano venuti per porsi al sicuro dal cattivo tempo. Un bellissimo rospo saltò sul mio scrittojo, guardandomi tranquillamente lungo tempo; io mi alzai per aprire la porta, ed il povero animale, quasi avesse indovinato quello ch'egli voleva, sortì all'istante.

Venerdì 2.

Il tempo era così cattivo, che i miei domestici mi pregarono di restare; ma perchè avevo somma premura d'arrivare a Marocco, ordinai che si levassero le tende.

Alle dieci ore e mezzo del mattino ci rimettemmo in cammino, prendendo la direzione al S. O., ma bentosto si smarrì la strada facendo mille viziosi ravvolgimenti entro un grandissimo bosco di vincaja: e vi saremmo probabilmente rimasti più lungo tempo, se non avevamo la fortuna d'incontrare una guida. Il vento e la pioggia continui non mi permettevano d'osservare la bussola, ed il cielo era così coperto che non potevo assolutamente rimarcare un solo rombo; i ravvolgimenti del bosco m'avevano fatto perdere le traccie della stima, di maniera che più non conoscevo la posizione del campo, che stabilj in vicinanza d'un dovar alle quattro meno un quarto della sera.

Il paese è composto di vaste pianure rotte di tratto in tratto da qualche burroncello, o da strette valli assai profonde.

Il suolo è d'una terra vegetale leggerissima, con molta arena.

Un'ora dopo mezzodì si attraversò prima un bosco di grandi lentischi, poi un secondo di lecci, e di mandorli silvestri, che fiorivano allora.