Avvi nell'interno dell'Affrica uno spazio di trentatrè gradi e mezzo dall'E. all'O. dalle sorgenti del Niger fino a quello del Misselad; e più di venti gradi dal N. al S. dal piovente meridionale dell'Atlante, e delle altre montagne vicine ai Mediterraneo, fino al piovente settentrionale dalle montagne del Kougo e fino alle sorgenti del Bahàr-Koula, superficie immensa da cui non sorte una goccia d'acqua per gettarsi nei mari esteriori dell'Affrica, poichè da un lato non conosciamo le sorgenti dei fiumi, che mettono foce nel Mediterraneo, e nell'Oceano occidentale, i quali tutti derivano le loro acque fuori di questa superficie; e dall'altro lato i fiumi che si gettano nel golfo della Guinea non sono troppo più abbondanti degli altri, e per conseguenza non suppongono un'origine più lontana dalla loro foce, di quello che lo sia il piovente meridionale delle montagne del Kongo, e delle altre montagne che seguendo la stessa linea dell'E. vanno a riunirsi alle montagne di Kouri o della Luna, ove trovansi le sorgenti del Bahàr el-Abiad, o fiume bianco, che forma il principal ramo del Nilo.

Sappiamo inoltre che i fiumi di questa parte dell'Affrica si dirigono per linee convergenti verso il centro: i fiumi dell'Atlante, e quelli del deserto al S. ed al S. E., il Niger e quelli che scendono dalle montagne di Kong al N. E. ed all'E., il Misselad, il Kulla, e molti altri intermediarj al N. O.; il Kuku, il Gazel, ed altri al S. ed al S. O.; e finalmente tutti quelli che sono conosciuti nell'interno dell'Affrica, hanno la loro direzione verso il centro del continente.

Le relazioni di alcuni viaggiatori nell'interno dell'Affrica, e le informazioni che si hanno dagli abitanti, danno, che la quantità d'acqua somministrata dalle continue pioggie in quel paese è tanto considerabile, che gli animali e le piante cadono in uno stato di deperimento.

Non avendo osservazioni metriche dirette intorno a questa quantità d'acqua dell'estensione de' paesi di cui parliamo, ci è forza supplirvi con calcoli approssimativi, fondati sulla misura de' luoghi conosciuti. Sappiamo che in Europa prendendo un termine medio cadono annualmente diciotto pollici d'acqua, e che questa quantità cresce al Sud. In Algeri, ad anno compensato, ne cadono ventotto pollici: nel 1730 ne caddero trenta pollici, e quaranta quattro nel 1732. A Madera ne cadono trenta pollici all'anno, e sotto i tropici, stando alle osservazioni del celebre Humboldt, settanta. La superficie in quistione è tagliata a mezzo dal tropico; pure per dare maggiore forza a tutte le supposizioni a me contrarie, ridurrò la quantità della pioggia a cinquantaquattro pollici, vale a dire a sedici pollici meno di quanto ne dà il sig. Humboldt, ridurrò a zero le pioggie del deserto, e supporrò che il Sahhara occupi la metà di questa superficie, di modo che soltanto le pioggie dell'altra metà somministrino acqua al gran lago interiore. Spero che chiunque troverà larghe queste concessioni: dunque calcoliamo: la superficie intera è di 240,000 leghe di venti al grado; ma perchè ne ho assegnata la metà al deserto, non ne rimangono che 120,000 per somministrare le acque piovane al gran lago: questa estensione a ragione di 292,410,000 piedi quadrati rotondi per lega, forma una superficie di 33,089,200,000,000 piedi quadrati, sulla quale le pioggie depongono ogni anno compensatamente una massa d'acqua di 157,901,400,000,000 piedi cubi.

Se diansi al mare interiore dell'Affrica 150 leghe di lunghezza e 50 di larghezza, verrebbe ad essere press'a poco grande come il mar Caspio o il mar Rosso: e formerebbe una superficie di 12,500 leghe quadrate, eguale a 3,655,125,000,000 piedi quadrati.

L'evaporazione in Europa in una temperatura media di 11° è, secondo Dobson di 30 a 38 pollici all'anno. Il sig. Humboldt l'osservò a Cumana in America a 28° centigradi di temperatura 2780 millimetri all'anno Si trovò alla Guadaluppa di quattro a sei millimetri per giorno; e questo dotto viaggiatore suppone che possa portarsi ad 80 pollici per anno sotto i tropici. Ma per non lasciare alcuna cosa a desiderarsi agli antagonisti del sistema, porrò contro di me questo risultamento, triplicando la quantità assegnata dal sig. Humboldt, e portando l'evaporazione del nostro lago a 240 pollici, ossiano 20 piedi per ogni anno.

Ora se moltiplichisi questa evaporazione per la superficie del lago, ne risulta una massa di 157,901,400,000,000 piedi cubi: onde rimane ancora un eccedente di 84,698,900,000,000 piedi cubi di acqua per supplire alla evaporazione nei fiumi e nei laghi subalterni, e per la decomposizione dell'acqua per la vegetazione ed altri fenomeni: lo che dimostra, stando anche alle supposizioni meno favorevoli al sistema, che in un mare della grandezza del Rosso, o del Caspio, posto nel centro dell'Affrica, l'evaporazione non leverebbe pure la metà dell'acqua che le pioggie devono deporre ogni anno sulla superficie in quistione, e che ne rimarrebbe più della metà per le altre cause d'assorbimento; tal che, se queste non bastano per consumare l'altra metà, come sembra probabile, il nostro mare Affricano dovrà essere più vasto del Rosso e del Caspio.

Nulla dirò della sua profondità, perchè dipendente dalla configurazione del suolo: ma qualunque sia tale profondità, il mare conserverà senz'alterazione tutto l'eccedente dì venti piedi tolti dalla evaporazione.

Questi calcoli dimostrano l'impossibilità della supposizione, che il Niger si perda nel pantani a Wangara; e spiegano ove devono essere le foci dei tanti fiumi che vanno nel centro dell'Affrica senza che più si vedano sortire.

Dimostrano in pari tempo l'impossibilità dell'uscita di tanta quantità d'acque per la costa della Guinea, come lo suppose un dotto tedesco. Di fatto il Migered ed il Senegal hanno le loro sorgenti nelle montagne di Kong a brevissima distanza le une dalle altre, e questi fiumi dirigonsi, uno al N.E., l'altro al N. O. Il primo dopo un corso dì cento sessanta leghe arriva a Giambala in sul confine del Sahhara, ed il secondo dopo avere percorso un eguale spazio, bagna i confini dello stesso deserto a Fariba. La situazione di questi due fiumi è allora assolutamente la medesima. Il Senegal per arrivare da Fariba al mare, di dove non è lontano più di cinquanta leghe, fa mille tortuosità, e forma colle sue acque un gran numero di laghi e di paludi in un suolo appianato, e quasi al livello dell'Oceano; di modo che può dirsi che se il mare si ritraesse cento leghe dalle rive attuali, conservando lo stesso livello, il Senegal non potrebbe arrivare colà, e svaporerebbe in uno o più laghi.