Un'altra particolarità di quest'isola è quella di trovarsi in faccia all'imboccatura che i greci chiamano nel loro linguaggio le Colonne d'Ercole. Il sacerdote non dice solamente che l'isola fu in faccia alle Colonne d'Ercole, ma ne indica più circostanziatamente il luogo dicendo, ch'era in faccia all'imboccatura che i Greci chiamano nella loro lingua le Colonne d'Ercole. Ora quest'imboccatura non fu mai altro che lo stretto di Gibilterra; ed il piccolo Atlante, che è una diramazione della Cordelliera che prolungasi fino a Tezza, a Tetovan soddisfa esattamente a questa seconda condizione.
Quest'isola era più estesa della Libia e dell'Asia insieme[3]. Ecco press'a poco l'estensione del grande e del piccolo Atlante.
Aggiugne il sacerdote di Saïs che i viaggiatori potevano da quest'Atlantide recarsi ad altre isole, di dove era loro agevole il passare sul continente. Chiara cosa è che le molte isole del Mediterraneo potevano facilitare le comunicazioni dell'Atlantide coi diversi punti del continente d'Europa e d'Asia, bagnati dallo stesso mare, tanto più che nello stato di potenza in cui suppongonsi i re Atlantici, dovevano avere esteso il loro dominio sulle piccole isole vicine, per valersene, secondo l'espressione dello stesso sacerdote di Saïs, come di scala.
La dominazione dai re atlantici stabilita da una banda sopra la Libia fino in Egitto, e dall'altra fino alla Tirrenia, e le loro minaccie contro la Grecia s'accordano perfettamente colla posizione di quest'isola, situata sopra una linea centrale di questo paese, e colla sua popolazione.
Una sola opposizione può essere fatta a questo sistema che al primo aspetto sembra distruggerlo affatto. Questa è la narrazione fatta dal sacerdote di Saïs della scomparsa dell'isola prodotta da spaventosi tremuoti, e da disastrose inondazioni. In fatti l'isola lasciò di essere isola da che fece parte del continente: non è pure improbabile che qualche parte dall'isola sia stala inghiottita dai tremuoti, come per esempio la porzione che occupava lo spazio oggi coperto dal golfo di Tripoli, dal Capo Bon presso Tunisi fino al Capo Ras Sem presso di Derna: i gran banchi di Kerkena e quelli di Sydra, che sono in quei golfo appoggerebbero quest'ipotesi, ove si vogliano considerare come avanzi di una terra sommersa; lo che combinerebbe coll'ultima circostanza riferita dal sacerdote di Saïs intorno all'isola Atlantide. Quanto alla sommersione totale effettuatasi in ventiquattr'ore di un'isola così estesa quanto si suppone l'Atlantide, e sparsa di alte montagne; è un avvenimento che a stento si ammette, qualunque volta si voglia rappresentarsi all'immaginazione gl'immensi abissi che debbono supporsi per concepire un così prodigioso effetto: supposizione altronde affatto gratuita, e non convalidata da veruno avvenimento analogo preso dall'istoria naturale dopo l'ultimo grande cataclisma.
Se si voglia supporre che l'Isola d'Atlante arrivasse fin al Capo Ras Sem, allora questa parte dell'Atlantide sarebbesi trovata in faccia ed a poca distanza della Tirrenia, dalla Grecia, dall'Asia, dall'Egitto, e dalla Libia; ed ecco il teatro delle conquiste degli Atlanti, la di cui metropoli trovavasi nel centro.
Potrei aggiugner prove a prove, ragionamenti a ragionamenti in sussidio del mio sistema; ma non volendo trattare questa quistione che come una parte accessoria, e subordinata a quella dell'esistenza d'un mare interiore nell'Affrica, io ne lascio la soluzione ai dotti critici che l'hanno di già analizzata. Frattanto senza parlare di quei tanti sistemi creati intorno all'Atlantide, credo di poter far osservare che la posizione data a quest'isola dall'autore della storia filosofica del mondo primitivo, non corrisponde ai dati che noi abbiamo dal sacerdote di Saïs, poichè più non sarebbe sulle rive del mare Atlantico, collocandola, com'egli fa, in mezzo del Mediterraneo, che non ebbe mai il nome d'Atlantico; nè in faccia all'imboccattura che i Greci chiamano nella loro lingua le Colonne d'Ercole; ossia lo stretto di Gibilterra; di dove, secondo il citato autore, sarebbe stata lontana quasi duecento leghe. In tale ipotesi niuna linea retta sarebbesi dall'isola tirata allo stretto senza passare sopra terre intermediarie a cagione della projezione delle coste di questo mare: altronde il piccolo spazio entro cui pone quest'isola non poteva contenere un territorio tanto esteso quanto la Libia e l'Asia insieme, qualunque riduzione si faccia subire al paesi allora conosciuti sotto questi nomi; meno poi un territorio sul quale regnavano molti re famosi per la loro potenza...., che stendevano il loro impero sui vasti paesi adjacenti, ed andavano altieri delle loro grandi forze. Vedo che l'autore della storia filosofica ha cercato di dissipare tanti inconvenienti con ingegnose soluzioni, ma a lui medesimo io subordino queste osservazioni, e sono persuaso ch'egli renderà giustizia a' miei voti per la verità, qualunque sia il grado di probabilità che voglia attribuirsi al mio sistema.
Devo pure notare che la situazione data a quest'isola del sig. Bory de Saint-Vincent nei suoi saggi intorno alle isole Fortunate, non combina meglio colle circostanze riferite dal prete di Saïs; poichè il sig. Bory la suppone nel mare Atlantico, e non presso le rive di questo mare, come l'enunciato prete. Nè in tal caso avrebbe più da un lato la Libia, e dall'altro la Tirrenia. Per la situazione e la forma che le vengono da lui date non sarebbervi state isole intermediarie per passare sul continente. Ma ciò che è ancora più notabile, il sacerdote dice positivamente che Atene esisteva già al tempo dell'Atlantide, e che gli Ateniesi condussero le loro flotte contro gli Atlantidi conquistatori: ora nel sistema dell'autore, risulta, malgrado il suo commentario, che ai tempi dell'Atlantide lo stretto di Gibilterra, ed Atene non esistevano, perchè quello ancora non era aperto, e l'altra con tutte le pianure della Grecia era tuttavia coperta dalle acque del Mediterraneo, che non la scoprirono che per rompere lo stretto, ed inghiottire l'Atlantide. Come dunque gli Ateniesi, che ancora non esistevano hanno potuto frenare l'ambizione degli Atlantidi? Come mai le flotte degli uni e degli altri hanno potuto entrare e sortire dal Mediterraneo, il quale, come suppone l'autore, non era allora che un lago chiuso da ogni banda senza avere comunicazione con verun altro mare?
Provato una volta, come possono provarsi simili oggetti, che il Sahhara era un mare ne' tempi d'assai posteriori all'ultimo grande cataclismo del globo, risulta che la sua superficie essendo pochissimo elevata al di sopra del livello del mare, deve formare un gran bacino, ove si precipitano le acque piovane di tutti i paesi che lo circondano. È pure probabile che nel centro dell'Affrica sia restato un vasto lago, ossia un mare Mediterraneo, che sarebbe per avventura un irrefragabile prova dell'essersi il mare Atlantico ritirato dalla Sahhara.
Abbiamo dimostrato la poca elevazione della Sahhara al di sopra del livello del mare col fatto dei fiumi che dopo essere penetrati nel deserto mancano di declivio per giugnere ai mari esteriori dell'Affrica; esaminiamo adesso i motivi che mi muovono ad ammettere un mare interno nell'Affrica, indipendentemente dalle acque che ha potuto lasciarvi l'Oceano, e che forse, come nel mar Caspio, basterebbe per mantenervi un vastissimo lago per molti secoli.