Quando il mare lambisce dolcemente una riva, le conchiglie ed i zoofiti vi si stabiliscono, germoglianvi le piante marine, e si moltiplicano come gli animali: la successiva decomposizione di tutti questi corpi organici ingrassa il terreno, lo rende proprio alle posteriori generazioni; e dall'ammasso di tante spoglie, nel corso di più secoli, che per la natura non sono che un giorno, ne risulta finalmente una ricca terra vegetale abbondantemente provveduta di mollecole organiche proprie ad alimentare, ed a dare la vita agli animali terrestri, che devono anch'essi servire ai bisogni dell'uomo.

Ma quando per lo contrario il mare batte furiosamente una costa, i moluschi e gli altri animali marini se ne allontanano come da uno scoglio contro di cui sarebbero infranti, le piante marine non possono allignarvi perchè vengono sradicate prima d'essersi profondamente fissate nel terreno che loro serve di sostegno. L'infelice animale, o la pianta che la corrente porta su queste rive periscono vittime del furore delle onde, ed i loro rottami sono spinti a grandissime distanze. Quando per effetto delle correnti dell'Oceano, e per lo scemamento dei mari, e per qualsiasi altra cagione, questa costa rimane scoperta e fuori dell'acqua, non può offrire che un ammasso informe di pietre, di arena, o di particelle selciose isolate, improprio alla vegetazione, e per conseguenza ad essere abitazione d'animali, in una parola, inutile all'esistenza dell'uomo: e questo avendo molta estensione sarà chiamato deserto.

Una gran parte delle coste di Marocco trovansi in tale stato. Tanger è circondato da un suolo arenoso, Rabat ugualmente: Mogador, che è il punto più meridionale da me visitato, è posto nel centro d'un piccolo Sahhara, la di cui sabbia forma colline mobili assai alte. Se, come io lo suppongo, questi deserti diventano più estesi a misura che c'innoltriamo verso il S., noi dobbiamo trovarvi il Sahhara o grande deserto, il quale non è che una replica in grande del fenomeno che vedesi in piccolo a Mogador, ed in miniatura a Rabat ed a Tanger.

Non è a dubitarsi che queste pianure di sabbia non siano depositi del mare, che sensibilmente si ritira da queste rive: la baja di Tanger si colma; il fiume di Rabat va egualmente colmandosi e restringendosi, e lo stesso fenomeno si riproduce a Mogador, nel canale, che lo separa dall'isola, e serve di porto. Questi fatti sono provati dagli ancoraggi che ogni giorno diventano più ristretti, e vedonsi ad ogni istante vortici di sabbia levati dalla spiaggia del mare dal vento d'O. formare in poco tempo dune o colline ne' luoghi ove non eranvene per lo innanzi, senza che giammai un contrario vento, una forza contraria equilibri questi effetti, di modo che la sabbia viene levata sempre dalla riva del mare senza più ritornarvi. Quindi se il Sahhara è una replica in grande dello stesso fenomeno, come tutto c'induce a crederlo, ben lungi d'essere composto dell'humus depauperatus di Linneo, non sarà che una superficie di sabbia abbandonata dal mare, come quella di Tanger e di Mogador, e che non fu giammai atta alla vegetazione.

Tale congettura si spinge ben presso all'evidenza quando si fa attenzione alla piccola elevazione del Sahhara sopra il livello del mare. Noi vediamo il Wad-Dràd, il Wad-Taffilet, e gli altri fiumi che si precipitano dal piovente settentrionale dei monti Atlante nel deserto, perdersi senza poter arrivare al mare per mancanza di declive per proseguire il corso.

Il Senegal e la Gambia si precipitano dalle vicine montagne di Kong verso il N., ed il N. O.: arrivati, il primo sui confini del Sahhara, ed il secondo in altra pianura, ritorconsi bruscamente all'O., e dopo infinite sinuosità somiglianti a quelle del Meandro dell'Asia minore, giungono al mare a traverso un piano quasi insensibilmente inclinato, formando nel loro corso innumerabili isolette, perchè la caduta di un albero, o qualunque altro leggero ostacolo basta a deviare, e dividere la loro debole corrente.

Ciò sembra indicare, che quando le montagne del Kong formavano un'isola, questi grandi fiumi precipitavansi nel mare del Sahhara, e che quando questo mare fu colmato dalla sabbia ammonticchiata a poco a poco, i fiumi diressero il loro corso verso l'Oceano, a misura che la sabbia successivamente aumentandosi li forzava a ripiegare dalla prima direzione. Debole essendo la loro corrente, bastava a farli piegare il più leggero ostacolo, come a' nostri giorni accade rispetto al Senegal quando questo fiume è vicino a metter foce nel mare.

Queste considerazioni corroborate dall'immensa quantità di conchiglie trovate nei deserti all'O. dell'Atlante, e dalla considerabile quantità di sale che trovasi nel Sahhara, e da altri fatti da me osservati, mi fanno credere che il Sahhara fu un mare fino ai tempi assai vicini all'età nostra, quando si paragoni colle grandi epoche della natura; ed allora troviamo che la Cordelliera dell'Atlante era un'isola.

Questa Cordelliera dai naturali è chiamata Tedla, e siccome questo vocabolo, secondo il costume delle lingue orientali, è scritto senza vocali, può ancora pronunciarsi Atdla; cui i Greci aggiunsero la finale come comportava il genio della loro lingua: ed ecco questo nome conservato dalla prima antichità tradizionale fino al presente.

Se consultinsi gli autori e le carte antiche, si troveranno i mari che circondano l'Affrica dalla parte di levante, di mezzogiorno, o d'occidente, indicati col nome di mare Atlantico; e poichè il paese d'Atlante dava il proprio nome a mari tanto lontani, a più forte ragione l'avrà dato ancora al mare di Sahhara che bagnava le sue coste, ed in allora l'isola dell'Atlante, e l'Atlantide si presenta circondata dal mare dello stesso nome, e dal Mediterraneo, offrendo esattamente le prime circostanze annunciate a Platone dal sacerdote di Sais, il quale dice che quest'isola era situata sulle rive del mare Atlantico.