Dell'antica isola Atlantide. — Dell'esistenza di un mare Mediterraneo nel centro dell'Affrica.
Prima di visitare la parte occidentale dell'Affrica, l'accurato studio della geografia fisica di questa parte del mondo, confrontato colle nozioni che la tradizione e l'istoria ne trasmisero intorno alle grandi rivoluzioni del globo, ed alcuni indizj somministrati dai recenti geografi e viaggiatori rispetto alla situazione interna di questo continente, mi guidarono quasi simultaneamente a due idee che emanano dal principio medesimo, ed appoggiandosi vicendevolmente, sembrano concorrere a dare un grado di probabilità più grande di quello che possa sperarsi in simili argomenti alla seguente opinione:
1.º Che l'antica Atlantide era formata dalla catena del monte Atlante;
2.º Che trovasi nell'Affrica un mare Mediterraneo, che siccome il Caspio nell'Asia esiste isolato senza aver comunicazione cogli altri mari.
Dopo tanti sistemi e visioni sul luogo che doveva altra volta occupare l'isola Atlantide, si risguarderà forse come una pazzia il voler di nuovo far rivivere una quistione tante volte agitata, e che ora sembrava dimenticata: ma siccome io mi limito ad indicare soltanto leggermente quest'idea troppo spesso messa in campo da altri scrittori; la sua coincidenza con quella dell'esistenza d'un mare interno nell'Affrica, mi scuserà presso al lettore; il quale non pertanto potrà risguardare questo capitolo come un episodio della storia de' miei viaggi. Per leggerlo è duopo avere innanzi agli occhi la carta generale dell'Affrica settentrionale.
Benchè niun viaggiatore Europeo attraversasse giammai nel suo centro il Sahhara, o grande deserto dell'Affrica, noi abbiamo sufficienti dati per essere quasi assolutamente certi, che dal N. al S. non è tagliato da veruna cordelliera di montagne, la quale leghi quelle dell'Atlante con quelle di Kong, e con quelle che sono al S. E. del deserto, e stendonsi nella direzione E. O. fino nell'Abissinia.
Nell'estremità orientale della catena Atlantica trovansi i deserti che s'avvicinano a Godemesch ed a Tripoli, quello di Soudah e quello di Borca, che da un lato toccano al Sahhara, e dall'altro il mare Mediterraneo; quindi la catena degli Atlanti circondata al N. ed all'O. dal Mediterraneo e dall'Oceano, confinata al S. ed all'E, da deserti di sabbia, che da una banda arrivano all'Oceano Atlantico, e dall'altra al Mediterraneo, viene ad essere una vera isola senza apparente legame colle altre montagne dell'Affrica.
Tutto ciò che si sa intorno ai deserti di sabbia che circondano la catena dell'Atlante all'E. e al S. prova, che non sono composti come quelli della Tartaria dell'humus depauperatus di Linneo, val a dire, di una terra che a forza di travagliare, e di produrre, è rimasta esinanita, e priva delle molecole organiche necessarie alla vegetazione. Si può far illazione ai deserti che sono al S. dell'Atlante da quelli che io ho veduti al N. ed all'O. In questi io non trovai che strati estesissimi d'argilla glutinosa, che viene considerata come un prodotto vulcanico sotto-marino, pianure di sabbia sciolta tutta composta di una polvere selciosa di quarzo, e di feldspato, mischiata di un detritus di conchiglie estremamente fino, e di banchi di una marna calcarea assai moderna, evidentemente formata dalla conglomerazione della sabbia, o del detritus animale.
Vero è ch'io non trovai in questi deserti intieri avanzi di animali marini; ma perchè la situazione in cui io mi trovavo, non permettevami di fare accurate ricerche; ed è altronde verosimile che questi avanzi, quando esistano, non potrebbero trovarsi che a molta profondità al S o all'O. dell'Atlante, perciocchè la violenza delle onde polverizza qualunque oggetto che in questi luoghi s'innalza alla superficie del mare. L'urto delle onde è così terribile, che senza borrasca, nella più perfetta calma, e quando di lontano la superficie del mare sembra tranquilla, le onde battono così furiosamente sulla costa, che frequentemente innalzano montagne di schiuma alte cinquanta o sessanta piedi, non solamente sulle coste sparse di scogli, ma ancora sulla spiaggia d'arena.
Non esaminerò adesso le cagioni di tale fenomeno, che dovrebbero forse ricercarsi nel movimento generale della grande massa delle acque dell'Oceano, accresciuta o diminuita dalla projezione o configurazione delle coste: ma devonsene soltanto considerare i risultati sotto i rapporti che hanno colla presente quistione.