La gagliarda burrasca della notte del 31 ottobre sopraggiunse due giorni dopo il primo quarto; e cominciò un'ora e mezzo circa dopo il passaggio della luna per il nostro meridiano.

In questi due casi la luna trovavasi nella sua costituzione boreale. Spetta al dotto Lamarck l'apprezzare queste osservazioni.

CAPITOLO XXI.

Sbarco. — Presentazione al Pascià. — Intrighi. — Descrizione di Tripoli. — Governo. — Corte. — Moschee. — Tribunali. — Caffè. — Viveri. — Giudei. — Commercio. — Misure, pesi, monete. — Clima. — Antichità. — Regno di Tripoli.

Ho di già osservato, che quando giugnemmo nel porto di Tripoli, il capitano era subito sceso a terra, per presentarsi al Pascià, e rimettergli le sue carte, ed alcune lettere di Marocco.

All'indomani mattina il capitano venne a bordo coll'ordine di sbarcare i passaggeri; e si scusò verso di me di non avermi ancora potuto preparare una casa, pregandomi d'aspettare fino a sera. Quando tutta la gente fu sbarcata, tornò dopo mezzo giorno per dirmi di pazientare fino alla susseguente mattina. Io non ignoravo che il Pascià Salaovi di Laraïsch aveva scritto contro di me; e diffidavo pure di due passaggeri ch'erano a bordo, ma ero pienamente sicuro degli altri: lo era ancora dell'equipaggio, e del capitano. Non presi dunque pensiero di nulla, e quantunque mi fossi accorto che il ritardo procedeva da tutt'altro che da mancamento d'alloggio, io rimasi affatto tranquillo. Non tardai a verificare che non erami ingannato ne' miei sospetti. Il susseguente giorno il capitano mi prevenne, che potevo andare a terra. Feci sbarcare i miei equipaggi; e sortendo di nave fui condotto nella casa in cui dovevo alloggiare, la quale trovavasi in faccia a quelle del primo ministro, e del console generale di Spagna.

Mi trovavo già da tre giorni in Tripoli quando il capitano mi portò l'ordine di presentarmi al Pascià. L'udienza fu solenne; ed ebbe luogo in una vasta sala, ove il Pascià stava seduto sopra una specie di trono, o di piccolo soffà alquanto alto, intorno al quale stavano i suoi figli, e molti cortigiani. Gli fu presentato il mio dono, ch'egli accolse dignitosamente, mi colmò di gentilezze, e mi rese ogni sorta d'onori. Rimasi lungo tempo seduto sopra una sedia ch'egli avevami fatta preparare, intrattenendomi col Pascià intorno a diversi oggetti; ed intanto fui servito di tè, d'acqua odorifera, e di profumi. Dopo aver molto parlato ci separammo assai contenti l'uno dell'altro; egli mi porse la mano come ad un amico, e senza permettermi di baciargliela come costumasi con un sovrano; in somma mi diede la più sincera prova d'affezione.

Partendo ordinò a due de' suoi grandi ufficiali di condurmi dal primo ministro, personaggio veramente rispettabile, che aveva quasi affatto perduta la vista. Lunga ed amichevole assai fu la nostra conferenza, onde rientrai in casa assai contento delle due visite che avevo fatte.

Alcune persone di Marocco, e specialmente il Pascià Salaovi avevano scritto dipingendomi coi più neri colori: uno de' passeggieri, forse di commissione dello stesso Pascià, nulla aveva trascurato di tutto quanto poteva rendermi odioso; ma i suoi tenebrosi raggiri furono disprezzati dal Pascià e dalla sua corte, dopo le prese informazioni, e le dichiarazioni fatte da tutte le persone del bastimento. Il passeggiere che era un negoziante Marocchino non ottenne che l'universale aversione. Io ero così sicuro del fatto mio, che presentandomi al Pascià non volli far uso della commendatizia dell'imperatore di Marocco. Avevo precedentemente dichiarato al capitano, ed a qualcun'altro, che in vista della condotta tenuta dal Sultano quando sortii da Laraïsch, rifiutavo la sua protezione: il mio procedere franco e leale, mi rese più rispettabile agli occhi del pascià e della sua corte. Frattanto per cancellare affatto la memoria dell'affare di Marocco, come anco a cagione del Ramadan e d'una indisposizione sopraggiuntami, uscii poche volte di casa finchè rimasi a Tripoli, fuorchè per andare alla moschea, per visite di etichetta, e per fare qualche passeggio a piedi. Le addotte cause non mi permisero di estendere molto le mie ricerche. Dalle poche osservazioni astronomiche ch'io feci, mi risulta la longitudine E. di Tripoli 11° 8′ 30″ dall'osservatorio di Parigi, e la latitudine N. 32° 56′ 39″. La declinazione magnetica osservata 18° 41′ 2″ O.

Tripoli di Barbaria vien detto Tarabla dagli abitanti; ed è una città assai più bella di qualunque del regno di Marocco: è posta in riva al mare, e le sue strade sono diritte, ed abbastanza larghe. Le case regolarmente fabbricate sono quasi tutte bianche. L'architettura s'accosta assai più all'europea che all'araba; ed in ispecial modo le porte quasi tutte d'ordine toscano, i cortili con colonne di pietra ed archi di ottimo stile invece degli arabi acuti che vedonsi a Marocco. I fabbricati di pietra seno frequentissimi, e vedonsi pure alcuni marmi fini ne' cortili, nelle porte, nelle scale, e nelle moschee. Le case hanno finestre verso strada, cosa non praticata a Marocco, ma per altro sono sempre chiuse da fitte griglie.