I Giudei di questo quartiere si fanno ascendere a circa due mille; quali tutti, senza distinzione d'età nè di sesso, non possono entrare in città che a piedi nudi; e sono trattati con estremo disprezzo. Il loro abito di color nero è assai meschino, ed è perfettamente eguale a quello de' Giudei di Tanger. Il loro capo che sembra un buon uomo, e che venne più volte a ritrovarmi, non veste meglio degli altri. Le donne vanno per le strade col volto scoperto, ed io ne vidi alcune assai belle, anzi straordinariamente belle. La loro capigliatura per lo più bionda, ornata di rose e di gelsomini, dà ai loro volti un'aria seducente. La dilicatezza e la regolarità dei tratti, l'eleganza del corpo, la bellezza degli espressivi loro occhi, le grazie allettatrici sparse su tutta la persona, danno loro quel bello ideale, che invano cercasi altrove che nei capi d'opera della greca scoltura. Eppure queste singolari bellezze sono disprezzate ed avvilite; esse vanno a piedi nudi, e sono obbligate di prostrarsi ai piedi riccamente ornati delle orribili negre, che godono dell'amor brutale e della confidenza dei Musulmani loro padroni. I figli maschi de' Giudei sono belli finchè sono giovanetti, ma degradono coll'avvanzare degli anni, talchè difficilmente si vede un Giudeo di bell'aspetto in età matura. Devesi ciò forse ascrivere alle sofferenze inseparabili dall'orribile schiavitù che li opprime?
I Giudei esercitano molte arti o mestieri; sono essi i soli argentieri, i soli lattonaj, i soli sarti di Marocco. I mori sono soltanto calzolai, falegnami, muratori, magnani, e fabbricatori di hhaik.
Anticamente la città di Marocco era circondata di giardini, e di belle piantagioni, che stendevansi a grandissima distanza. Per l'irrigazione di que' giardini vi derivavano dalle montagne dell'Atlante moltissime sorgenti per mezzo di acquedotti, o canali scoperti: grandiose opere, di cui al presente non rimangono che le ruine per attestare alle persone istruite che gli arridi deserti ond'è al presente circondata la città, erano ameni e fertili orti. I pochi giardini tutt'ora esistenti ricevono l'acqua da alcuni conservati acquedotti sotterranei; tra i quali quello che conduce alla mia villa di Semelalia è così grande, che gli uomini incaricati di ripulirlo vi passeggiavano sotto in piedi fino ad una ragguardevole distanza. Quest'acqua è eccellente.
La pianta più comune ne' contorni di Marocco è la palma. Quest'albero si solleva ad una prodigiosa altezza; ma i frutti nè uguagliano quelli di Taffilet, nè possono conservarsi secchi tutto l'anno: chiamansi billòh. Entro e fuori del circondario di Semelalia io possiedo molte di queste piante; e nel mio giardino io mangiavo frequentemente del midollo, ossia della parte centrale del tronco, che è un'eccellente cosa.
In una foresta di palme tra Semelalia e Marocco si è formata una specie di repubblica di corvi, le di cui costumanze sono affatto singolari. Ogni mattino allo spuntar del giorno questi uccelli partono tutti in traccia di cibo, recandosi in luoghi assai lontani senza che che rimanga un solo in quel contorno: tornano poi verso sera riunendosi a migliaja nel bosco e facendo un orribile fracasso, quasi fra di loro si facessero il racconto delle avventure di quel giorno: cosa da me più volte osservata tanto in tempo d'estate che d'inverno. A fronte delle praticate diligenze io non ho mai potuto trovare in queste parti i corvi a piedi rossi osservati da altri viaggiatori e naturalisti.
Trovasi a breve distanza da questo bosco un sobborgo isolato abitato soltanto da famiglie che hanno la sventura di essere infette da una espulsione somigliante alla lepra, che si propaga di padre in figlio. Quest'infelici sono esclusi dalla società degli altri abitanti, e non avvi persona che ardisca di avvicinarli.
Vedesi stando a Marocco la Cordelliera dell'Atlante, di cui un quarto rimane costantemente coperto dalla neve. Ho calcolato che nella sua totalità possa avere 13,200 piedi d'altezza sopra il livello del mare; ciò dico per approssimazione, giacchè per averne un'esatta misura avrei dovuto eseguire delle operazioni trigonometriche, che avrebbero allarmato i barbari che mi circondavano, e sagrificai quest'oggetto, siccome molti altri, al mio grande progetto. Questa cordelliera è posta obbliquamente innanzi a Marocco dirigendosi dal S. O. al N. E., ma la parte più immediata trovasi al S. della città non più distante di sei leghe. Essa si prolunga nell'interno dell'Affrica, e si volge al levante passando al S. d'Algeri, e di Tunisi fino ai confini di Tripoli. Avremo opportunità di parlare altrove di queste montagne, esaminandole sotto un diverso rapporto.
I viveri sono più a buon mercato a Marocco, che a Tanger, o a Fez. Questa sgraziata capitale quasi spopolata affatto dalle guerre e dalla peste ha perduto ogni commercio. Le arti e le scienze non possono prosperarvi, nè avervi incoraggiamento, mancando Marocco perfino d'una scuola di qualche importanza. Il circuito delle mura, l'immenso ammasso di ruine, gl'infiniti acquedotti resi inutili, i vasti cimiterj che la circondano, possono soli rendere credibile una distruzione così rapida, e così sorprendente.
L'alcaïsseria di Marocco non è paragonabile a quella di Fez, ma gli Arabi delle vicine montagne vengono a farvi le loro provvisioni; lo che anima alcun poco il mercato.
Questi Arabi montagnardi sono tutti di piccola statura, negri, abbrustoliti del sole, e di un ributtante aspetto. Sono conosciuti sotto il nome di Brebi, e formano una nazione separata. Quantunque la maggior parte di loro sappia parlare l'arabo come gli altri abitanti, si valgono d'un idioma affatto diverso dalla lingua araba, fuorchè nelle espressioni prese dalla medesima. Io mi feci spiegare alcuni vocaboli, di cui ne do la seguente nota: