Ho veduto regnare quasi abitualmente i venti del quartiere d'O.; cadde molta pioggia, e l'igrometro di Saussure segnò frequentemente 100 gradi, termine della estrema umidità.
Vidi un bel monumento presso alla casa del console di Francia; un arco trionfale inalzato dai Romani, e composto di una cupola ottagona, sostenuta da quattro archi posti sopra quattro pilastri. Il tutto è fatto senza cemento con pietre tagliate di enorme grandezza sostenute dalla propria gravità[5].
Questo monumento era ornato di sculture, di figure, di festoni e di trofei d'armi internamente, e al di fuori; ma la maggior parte di tali rilievi fu distrutta: non rimangono adesso che parti isolate incoerenti, che attestano ancora l'antica eccellenza del lavoro.
Sulle facciate al nord, ed all'occidente vedonsi gli avanzi d'una iscrizione, che pare essere stata la medesima in amendue i lati. Questa singolarità rese facile al sig. Nissen console di Danimarca il redintegrarle, riunendo ed ordinando, i frammenti delle due iscrizioni.
Lontano venti leghe da Tripoli vedonsi le ruine dell'antica Leptis, e Lebda; e mi fu detto rimanervi tuttavia molte colonne, capitelli, ed altri interessanti rottami. Il sig. Delaporte cancelliere del consolato generale di Francia che visitò tali ruine ha copiato le iscrizioni.
A maggiori distanze entro terra vedonsi pure le grandiose ruine d'altre città antiche, con catacombe, statue, ed avanzi di edificj d'ogni specie.
La costa di Tripoli stendesi duecento venti a duecento trenta leghe dai confini di Tunisi fino a quelli d'Egitto, ed in tale estensione contansi i seguenti porti.
Trabonca porto situato alla estremità della costa; dodici leghe al di là del quale verso occidente trovasi Bomba, rada con un buon ancoraggio. Rasatin si trova otto leghe più lontano, porto che non ammette che i piccoli bastimenti che vengono a caricar sale. Altre quindici leghe più in là avvi Derna, il di cui basso fondo rende quel porto impraticabile nell'inverno: vi si caricano per Alessandria butirro, cera e lana, in cambio di riso, e della tela di cottone. Gli abitanti di Derna non conoscono altra moneta che quella del Levante, e le piastre spagnuole. Quaranta leghe al di là da Derna vedesi Bengàssi buon porto, ma non praticabile dai grandi bastimenti: pure vi si fa un ragguardevole commercio di lane, di butirro, di miele, di cera e di piume di struzzo, con Marsiglia, Livorno, Venezia, Malta e Tripoli. Cinquanta leghe più in là è situato il Capo Messurat, la di cui cattiva rada è esposta a tutti i venti: vi si caricano datteri per Bengassi.
Tripoli il di cui porto non ha bastante fondo per le navi da guerra, ed è aperto ai venti di N. E. trovasi lontano trent'otto leghe all'O. dal Capo Messurat: vi s'imbarcano lane, datteri, zafferano, soda, senape, donne negre, pelli, penne di struzzo per i porti d'Europa sopra enunciati, e per il Levante. Dieci leghe più occidentale era il vecchio Tripoli, il di cui porto non è ora praticabile che ai piccoli battelli, che caricano la soda per Tripoli. Vedesi finalmente altre ventiquattro leghe più in là Sovàra nella di cui rada le piccole barche vanno a caricare sale e pesce salato per tutta la costa.
In così vasta estensione del regno di Tripoli non si contano che due milioni d'abitanti, perchè la maggior parie del paese è deserto, e tranne gli abitanti della capitale, gli altri sono poveri e sventurati Arabi. L'autorità del governo sul paese è così poco rispettata, che niuno, se non è Arabo, può viaggiare a qualche distanza senza andare in carovana, o fortemente scortato; altrimenti sarebbe infallibilmente derubato, o assassinato.