Il vento di N. O. cominciò a rinfrescarsi a mezzodì, e verso sera erasi cangiato in decisa burrasca. Si corse tutta la notte, ed il susseguente giorno con colpi di mare terribili; ma in su le nove della sera il vento calmossi alquanto, ed il pericolo cessò.

Moderati furono i venti del susseguente giorno benchè il mare continuasse ad essere grosso. Io trovavami in un estremo stato di debolezza; niente potendo mangiare o ritenere nello stomaco, e vomitando sangue. Quasi tutti i passeggieri trovavansi egualmente ammalati, e nel più compassionevole stato. Il capitano peggiorava i nostri mali prolungando il tragitto, perchè faceva di notte piegar le vele onde poter dormire a suo agio, dopo aver passata un'ora a cantar canzoni in onore di Bacco in mezzo alle bottiglie; ciò che non lasciò di fare in tempo di burrasca. Io non avrei mai creduto d'incontrarmi in un capitano Turco così dedito all'ubbriachezza, e così poco guardingo nel celarla. Molte volte pregavami di alzarmi per osservare la nostra posizione, perchè egli non teneva verun conto di stima, nemmanco per approssimazione; e trovavasi come un cieco in alto mare senza sapere da qual parte andare: cosa che faceva disperare i passeggieri, onde mi pregavano tutti a levarli da tanto imbarrazzo.

Portato a guisa d'un moribondo su le spalle di alcuni uomini veniva spesso sul ponte. E perchè non avevasi veruna stima della nostra posizione, feci varie osservazioni del Sole e di Venere, e per approssimazioni successive, fui a portata di determinare con esattezza il nostro punto, che trovai di già ben vicino ad Alessandria. Tale notizia rincorò tutti i passaggieri.

All'indomani mattina 3 marzo avendo trovato che la nostra longitudine era vicinissima a quella di Alessandria, feci drizzar bordo al S. per trovar terra. Si scoperse infatti prima di mezzogiorno, e da quest'istante la gioja fu universale. Ma perchè è una spiaggia assai bassa ed uniforme, non trovavo verun punto che me la facesse distinguere.

Osservai la latitudine meridionale, e la trovai quasi affatto la stessa di quella d'Alessandria. Feci girar di bordo all'E. con vento fresco di N. O. che ci faceva avanzare gagliardamente.

Ad un'ora e mezza si scopri Alessandria in faccia a noi. Due ore dopo eravamo già presso al porto; e le case sembravano tanto vicine da toccarsi colla mano: tutti saltando per allegrezza, si vestivano, e disponevansi a scendere a terra; già preparavansi le ancore.... Nel medesimo istante in cui afferravamo la bocca del porto col vento più favorevole, uno spaventoso colpo d'uragano colpisce la nave ed impietrisce il capitano.

Il suo secondo, ed i marinaj si ostinano a voler entrare in porto; il capitano vi si oppone, si fa ubbidire a colpi di bastone, e correndo sul ponte rimette la prora al mare. Si scongiura di prendere l'altro porto d'Alessandria, o quello d'Aboukir: ma sordo alle preghiere riprende il mare, e ci porta in seno alla burrasca la più orribile che immaginar si possa.

La furia del vento e delle onde s'accrebbe a segno che verso sera tutti i passeggieri si credettero perduti, e già imploravano ad alte grida la Divina misericordia. Salii sul ponte, e vidi uno spettacolo d'orrore. Le onde più alte assai del vascello venivano le une sulle altre a rompervisi contro; e formavano come una specie di nebbia densa, che a traverso dalla incerta luce del crepuscolo confondeva la vista del cielo con quella del mare; tutti gli oggetti sembravano d'un color grigio che piegava al rossiccio; le vele erano squarciate, il bastimento faceva acqua da tutte le parti, e le pompe non bastavano per diminuirne la quantità. La maggior parte de' passeggieri tremanti, sembravano moribondi; molti marinai erano feriti, sia pei colpi loro dati dal capitano, sia per le cadute ed i colpi della manovra. Il bastimento era raggirato come una palla da giuoco tra i due elementi che lo battevano. Tale fu io spaventoso quadro che s'offerse a' miei occhi. Il capitano mi s'avvicinò colle lagrime agli occhi, e mi disse; che potrei io fare, Sedi Alì Bey? Se è volontà di Dio che noi moriamo qui, questa notte, che andiamo noi ad essere?.... Io gli risposi soltanto: Ah! capitano.... e non volli proseguire, perchè la cattiva sua condotta, e la sciocca sua ostinazione ne avevano condotti a tale estremità, ch'egli avrebbe potuto schivare entrando in uno dei porti d'Alessandria, o meglio ancora s'egli avesse vegliato la precedente notte; nel qual caso saremmo entrati in porto avanti il mezzogiorno.

Questa terribile burrasca si andò alquanto calmando in sul cominciar della notte. Così urgente pericolo non impedì al capitano di chiudersi nella sua camera, ove poich'ebbe bevute alcune bottiglie di vino s'addormentò così tranquillamente come se fosse stato all'ancora. Lo stesso fece il suo secondo poich'ebbe fatto assicurare il timone. I marinai stanchi e senza capo, sparirono l'un dopo altro andando per dormire sotto coperta. Io rimasi sul ponte con un marinajo maltese e due napolitani. Quale spettacolo presenta una nave della grandezza di una fregata, sbattuta da violenta burrasca, facendo acqua in ogni lato, senza capitano, senza piloto, senza marinaj, col timone attaccato, e totalmente abbandonata al furore dei venti e delle onde!

Alle dieci ore della sera il vento rinforzò ancora, ed i colpi di mare si resero più gagliardi e più frequenti. Vedendo che la burrasca prendeva nuovo vigore, ero preparato ad una crisi terribile nell'atto del passaggio della luna per il meridiano; e non potendo assolutamente contare sul capitano, nè sull'equipaggio, ritenni ogni cosa perduta.