Se quest'isola avesse un governo tutelare ed amico delle arti, è probabile che ricerche ben dirette darebbero assai più interessanti, e variati monumenti che Ercolano e Pompeia.
L'isola di Cipro in generale scarseggia di acqua; e mentre le montagne di Pafo e di Episcopi ne danno in abbondanza, le altre parti dell'isola non sono irrigate che da poveri ruscelli e torrenti, in tempo di estate quasi sempre asciutti.... Gli avanzi di antichi acquidotti che vedonsi qua e là sparsi in tutta l'isola ben dimostrano, che anticamente veniva irrigata in ogni lato; è certo che le montagne di Pafo potrebbero darne a tutta l'isola; ma come pensare a queste opere sotto il governo Turco?
Si vede pure che nella medesima epoca eranvi strade e ponti, che rendevano facili e deliziosi i viaggi nell'isola; ma tutto è adesso guasto e ruinato.
Quest'isola per tanti altri riguardi così accarezzata dalla natura è afflitta da due calamità: 1. da una quantità straordinaria di vipere o serpenti lunghi due in tre piedi, le di cui trafitture sono generalmente mortali; onde gli abitanti d'ogni classe od età anco i più poveri sono costretti di camminar sempre stivalati. Ho veduti più volte alcuni di questi serpenti la di cui abituale andatura è lentissima. 2. Dalle cavallette che riproduconsi ogni anno in prodigiosa quantità senza che si pensi al non difficile mezzo di distruggerle. Io mandai all'arcivescovo principe di Cipro una breve memoria su questo argomento, e n'ebbi il più grazioso ringraziamento.
Se la popolazione fosse portata al numero di cui l'isola è suscettibile; se una costituzione liberale assicurasse agli abitanti le proprietà, e la libertà del culto, non tarderebbe a diventare una delle più felici contrade del mondo: così la natura le fu liberale di clima temperato, di aere purissimo, di acque eccellenti, e di fertilissimi terreni. I raccolti del cotone, del vino, dei grani, che andrebbero crescendo in ragione della popolazione, dell'industria, della libertà e della sicurezza degli abitanti; le fabbriche di zucchero e di tabacco che vi si potrebbero ristabilire, i legnami d'opera che facilmente si moltiplicherebbero sulle alte montagne, lo scavo delle abbondanti miniere di rame, e fors'anche di più ricchi metalli che esistono nell'isola; la disposizione degli abitanti per un nuovo ordine di cose, che desse impulso all'industria nazionale: tutto contribuirebbe a far prosperare l'isola di Cipro.
Rispetto alla parte topografica può risguardarsi quest'isola come un segmento del circolo, che ha sessanta leghe di corda, e diciotto e mezzo di seno. Questa superficie dividesi in tre grandi parti: 1º la catena delle montagne di Pafo, o del monte Olimpo, le di cui più alte cime sono sempre coperte di neve; questa catena di prima formazione compone la parte meridionale dell'isola, dalle vicinanze di Pafo, ove trovansi le più elevate cime fin presso a Larnaca: 2º la grande campagna di Nicosia che traversa nel centro l'isola da levante a ponente: 3º la catena delle montagne vulcaniche al nord che stendonsi da Chiringa fino al Capo Sant'Andrea.
Dietro le mie osservazioni astronomiche fatte in diverse epoche a Limassol ebbi la latitudine settentrionale di 34° 36′ 30″, e la longitudine orientale di 30° 36′ 30″.
Per proseguire il mio viaggio alla Mecca approfittai della prima opportunità d'un brigantino greco che faceva il tragitto d'Alessandria; e noleggiai la camera per me, e piazze per i miei domestici. Si fece vela la notte del 9 al 10 maggio con vento in poppa, che durò fino alla notte dell'undici in cui ebbemo vento contrario; ma la mattina del 12 avevamo ancora buon vento. Scoprimmo avanti mezzogiorno un vascello da guerra che ci veniva sopra, nè si tardò a riconoscerlo per una fregata turca. Dopo le interrogazioni di pratica ci diede il buon viaggio, e poco dopo fummo in faccia al porto d'Alessandria dove entrammo felicemente a mezzodì del 12 maggio 1806.
All'indomani il secondo Scheih Ibrahim Baschà venne a trovarmi a bordo. Sbarcai subito e lo accompagnai a casa sua, e di là fui condotto in una casa che mi aveva fatto preparare.
Alla dogana non si vollero visitare nè i miei bauli nè le mie casse, e ricevetti tutte le dimostrazioni di rispetto, e quei riguardi che la costumatezza poteva ispirare a così buoni abitanti.