All'indomani 27 aprile dopo aver visitate altre case sotterranee a non molta distanza da Jeroschipos, partii alla volta della Couclia, passando per Coloni, per Ascheïa, e per Dimi. Nel secondo di questi villaggi esistono gli avanzi ed alcune arcate di un acquedotto, che serviva alle fabbriche di zucchero del paese.
L'affittajuolo principale della Couclia, che mi aspettava, aveva fatto preparare un lauto pranzo. Lagnossi meco della sultana sua padrona; perchè non permetteva che si riparassero le fabbriche di questo vasto possedimento, che vanno in ruina. Egli paga venti borse all'anno.
Tra le ruine della Couclia trovansi alcune ale di muraglia affatto straordinaria, composta di due ordini di grandissime pietre che ne formano la base, e sopra un secondo ordine di doppie pietre che ne fanno tutta l'altezza e la spessezza. Quest'opera colossale pare inalzata da mani gigantesche: onde non dando fede a' miei occhi, volli piuttosto credere che questa massa altro non fosse che un'antica pasta pietrificata; ma invano il suo colore nerastro ed un principio di decomposizione mi rendevano probabile tale supposizione: invano si vorrebbe illudersi; sono queste vere pietre, e pietre di così enorme dimensione, che la nostra immaginazione rimane atterrita pensando agli sforzi che dovette costare il loro trasporto, e il loro collocamento. Sarebbe questo un avanzo dell'architettura Ciclopica....?[12] Si pretende che queste ruine, ed i mosaici di cui si parlò poc'anzi, appartenessero al palazzo d'Aphrodite. Presso a queste ruine colossali veggonsene alcune altre de' secoli di mezzo, con iscrizioni, bassi rilievi, e pitture a fresco. La moglie dell'affittajuolo della Couclia è molto bella benchè troppo pingue, e belle ugualmente sono le sue due fanti; ma tutte tre hanno il volto greco-rotondo. Fui assicurato che a Pafo, a Ktima, e nella vicina contrada il sesso è molto bello.
Il 28 partii alla volta di Limassol per la già fatta strada, ove arrivai il giorno susseguente. Non molto dopo mi recai a vedere le ruine d'Amatunta lontana una lega da Limassol.
Amatunta fu già una grande città fabbricata sopra diverse colline in riva al mare; ma tali ruine sono così consunte che non vi si trova alcun ragguardevole oggetto. Tra queste ruine richiamarono la mia attenzione, quelle d'un tempio, la di cui poca regolare architettura lo dimostra fabbricato nel decadimento delle belle arti. Sulla sommità d'un colle trovasi un frammento d'una colonna, e due vasi tagliati, o a dir meglio formati della stessa rupe di una colossale grandezza: uno è quasi affatto distrutto, l'altro abbastanza ben conservato. Questi due vasi giganteschi posti uno accanto all'altro dovevano essere destinati al medesimo oggetto. A traverso all'oscurità della tradizione, la costruzione di questi vasi sopra la sommità di un colle presso ad un monumento, e la figura d'un toro in rilievo scolpito egregiamente ne' quattro lati di ogni vaso, corrispondenti ai quattro punti cardinali mi fanno conghietturare che fossero destinati alle libazioni, o ai sacrificj di Adone.
Vi si trovano pure molti sepolcri cavati nella rupe, ed infinite iscrizioni scolpite sopra grandi pietre. L'ingresso delle catacombe o grotte sepolcrali all'O. d'Amatunta è così ingombrato di ruine che non è possibile d'entrarvi che per un'angusta apertura, trascinandosi col ventre a terra per lo spazio di alcune tese colla sola luce de' fanali che portansi seco. Un andito, una camera centrale, e tre altre camere sepolcrali compongono queste catacombe. Migliaja di pipistrelli risvegliati dalle nostre fiaccole, i letti sepolcrali cavati nella rupe ed aperti, l'estrema umidità, ed il silenzio della mia guida che sola era meco, mi ricordarono che questo era il soggiorno de' morti, e mi determinarono a tornar presto a godere della luce del giorno.
Il fiume d'Amatunta scorre a poca distanza all'O. della città; e pare che anticamente la attraversasse. Il mare si rompe contro le mura della città.
L'attento esame delle antichità dell'isola di Cipro mi conferma nella supposizione dell'esistenza di due diverse sovrane dette Aphrodite, ossia Veneri, in affatto diverse epoche, la prima anteriore all'epoca istorica sovrana delle catacombe o palazzi sotterranei dell'antica Pafo, di Jeroschipos, e della Couclia; l'altra posteriore, signora d'Idalia e di Citera, posseditrice del palazzo della regina, sulla montagna di Buffavento. I poeti contemporanei della seconda Venere per lusingare la sua vanità non la distinsero dalla prima: e quelli de' posteriori secoli ingannati dai loro scritti terminarono di confondere in buona fede la copia coll'originale, dando ad una sola Venere gli attributi di quella di Pafo, e di quella d'Idalia, e di Citera. La superstizione, la licenza, e l'interesse de' Ciprioti consacrarono tempj all'apoteosi di questa donna ne' luoghi dalla tradizione e dai poeti, soli storici di que' remotissimi tempi, indicati come soggiorno della Dea. Il porto di Pafo, o Baffa, posto nel lato occidentale dell'isola in faccia alla Grecia ed all'Arcipelago, tra l'antica Pafo ed il Jeroschipos, sarà stato il luogo dello sbarco de' pellegrini greci. Le offerte impiegate, non v'ha dubbio, nella costruzione del magnifico tempio, le di cui belle colonne trovansi in pezzi sul colle della nuova Pafo o Baffa in faccia al porto, avranno contribuito più che tutt'altro a rendere questa città doviziosa e grande, quale la dimostrano le immense sue ruine.
Io non mi ricordo d'aver letta alcuna descrizione di quest'isola, e non so cosa ne pensassero altri viaggiatori; ma qualunque ne sia stata la loro opinione, io sono di parere che la Venere di Pafo sia diversa dalla Venere di Citera e d'Idalia[13].