Quantunque possano riguardarsi come catacombe a motivo della loro situazione, e dell'infinito numero di anguste nicchie che sembrano destinate a ricevere i feretri; pure la mancanza di così fatte nicchie in molti appartamenti, ed in altri l'interna comunicazione dell'una coll'altra nicchia, e la qualità degli ornati, mi piegano a credere che questi luoghi servissero d'abitazione anche ai vivi.
La vasta estensione di tali ruine non permette di dubitare, che facendovisi degli scavamenti continuati e ben diretti, non si trovino degli oggetti interessantissimi, rispetto all'antichità di lunga mano più ragguardevoli di quelli d'Ercolano e di Eraclea.
La tradizione che assegna per soggiorno a Venere questo luogo, ed il Jeroschipos, è troppo ben fondata perchè possa richiamarsi in dubbio, e le spaziose grotte che si vedono ancora s'accordano coll'idea che noi abbiamo delle iniziazioni misteriose della Dea. Ma che questa Dea di Pafo, e di Jeroschipos sia la stessa Dea d'Idalia e di Citera, e regina del palazzo delle montagne di Nicosia, è ciò che nol posso credere; imperciocchè lo stile dell'architettura del palazzo è patentemente posteriore alle ruine ed agli avanzi di Pafo[11].
Ciò ammesso una volta si deve probabilmente supporre esservi state in Cipro due regine Aphroditi (Veneri), la più antica delle quali regnò a Pafo, a Jeroschipos ed alla Couclia, l'altra, in un'epoca meno lontana, nel palazzo delle montagne di Nicosia, e signoreggiò Citera ed Idalia; che l'una e l'altra essendo di molto anteriori all'epoca istorica, furono dai poeti delle posteriori età ridotte ad una sola sovrana di Citera, d'Idalia, e di Pafo; nelle quali città le furono innalzati templi ed altari come ad unica divinità. Tale è almeno il risultato delle mie osservazioni, che sottopongo alla saggezza de' miei lettori, desiderando che ove dissentano dalle mie opinioni possano almeno dire: Se non è vero, è ben trovato: pronto a ritrattarmi, se mi vengano mostrate più verosimili congetture. Sgraziatamente quando trattasi di così lontane memorie, ci è giuoco forza accontentarci delle probabilità, o tacere.
È cosa notabilissima che la città di Pafo posta in riva al mare è un monumento dello stato stazionario del Mediterraneo, che nello spazio di tanti secoli non variò di un solo pollice il suo livello generale. A dir vero le rupi nelle quali è tagliata la città di Pafo sono di formazione marina; ma ciò dovette operarsi in un'epoca anteriore ancora all'ultimo grande cataclismo del globo. Avendo osservato il passaggio del sole, stando in mezzo alle ruine che ho descritte, le trovai poste nella latitudine settentrionale di 34° 48′ 4″.
Dopo mezzogiorno lasciai le ruine per andare alla nuova Pafo, porto di mare distante mezza lega, dai Turchi e dalle carte nautiche detto Baffa, altra volta ragguardevole città, nella quale trovansi rottami di colonne di archi, ecc., e poche case abitabili sparse tra le ruine con alcuni giardini.
Piccolo è il porto, e così ingombrato di arena che appena possono entrarvi i più piccoli battelli. Sulla punta di uno scoglio al S. O. avvi una fortezza fabbricata dai Turchi, e fornita d'artiglieria. Giunto in faccia al forte vidi inalberarsi la bandiera, e fui salutato da tre colpi d'artiglieria, secondo gli ordini dati da Alai-Bey. In un côlle in faccia al porto sonovi degli scavamenti i di cui ingressi sono ora ingombrati di ruine; e nella superior parte di questo côlle vedonsi i rottami di molte colonne di granito grigio nerastro affatto liscie, che attestano la remotissima esistenza d'un magnifico monumento. Dicono gli abitanti che fu questo un palazzo di Venere: ma io sono di sentimento che fosse un tempio di un'epoca meno lontana dei sotterranei dedicato al di lei culto.
Dopo aver data un ultima occhiata al labirinto delle ruine della nuova Pafo, ritornai la sera a Jeroschipos.
CAPITOLO XXVII.
Ruine gigantesche della Couclia. — Ritorno a Limassol. — Amatunta. — Ruine. — Catacombe. — Osservazioni generali. — Viaggio ad Alessandria. — Sbarco.