Da quest'istante non si può più radersi il capo finchè non siansi fatti i sette giri alla casa di Dio, che siasi baciata la pietra nera, bevuta l'acqua del pozzo sacro, detto Zemzem, e fatti i sette viaggi tra le sacre colline di Saafa e di Mèroua.
Mercoledì 15.
Si gettò felicemente l'ancora nella rada di Diedda, meta di questo tragitto di mare.
Spedii subito a terra uno de' miei domestici con lettere pel negoziante Sidi Mehemed Nas, incaricato de' miei affari.
Poco dopo mezzogiorno vennero a prendermi con un battello, che mi portò a terra ove sbarcai alle tre ore circa. Fui ben accolto in un appartamento ammobigliato con tutto il lusso orientale, e fui all'istante ristorato con un ottimo pranzo.
Verso il tramontare del sole il Dao entrò in porto: ed all'indomani mattina avanti di sbarcare i miei domestici, ed i miei effetti, andai ad alloggiare in una casa che occupai io solo colle mie genti.
Continuava a trovarmi indisposto e debole a segno di non potermi più movere. Ne' primi quattro giorni dopo sbarcato fui travagliato dalla febbre, malgrado la quale il venerdì non mancai di andare alla Moschea, ov'ebbi un leggiero disgusto.
All'indomani del mio arrivo il governatore o Visir, che è un negro schiavo del Sultano sceriffo della Mecca, mi aveva fatto dire, che sapeva aver io alcune selle, e che desiderava di vederle. Non era difficile ad intendere che sotto questa inchiesta si voleva averne almeno una in dono; ma non avendo da costui ricevuto alcun contrassegno di distinzione, e non avendo di lui bisogno nè timore, ordinai al mio scudiere di portargli le cinque selle che aveva meco, ma soltanto per fargliele vedere.
Avendole il governatore osservate, si lasciò in presenza del mio domestico uscir di bocca alcune inconsiderate espressioni: questi mostrò di non intendere, ed a seconda dei miei ordini riportò le cinque selle. Conviene dire che questo procedere offendesse l'orgoglio del governatore, che per vendicarsene cercò di darmi qualche pubblico dispiacere.
In qualunque luogo mi condussero i miei viaggi io era avvezzo per fare alla moschea la mia preghiera del venerdì, di mandare avanti alcuni domestici a prepararmi un tappeto presso all'Imam, custodendolo fino al mio arrivo. Vi prendeva allora posto, e per quanto grande fosse la folla, il mio tappeto fu sempre rispettato.