La bellezza delle case prova l'antico splendore della Mecca, che gli abitanti procurano di conservare appariscenti, per allettare i pellegrini, formando gli affitti delle case la miglior parte delle loro entrate. Non sonovi in questa città formali mercati, non permettendolo l'irregolarità del terreno, e la ristrettezza dello spazio; perciò tengonsi lungo le strade principali, e può dirsi che la grande strada centrale sia un continuo mercato da cima a fondo della città. I venditori stanno entro le loro baracche formate di bastoni e di stuoje, ed alcuni non hanno che un grande parasole sostenuto da tre bastoni che si riuniscono al centro. I mercati abbondano di commestibili, e d'ogni sorte di oggetti grossolani; e la gente vi è sempre affollata, specialmente nell'epoca del pellegrinaggio. Vi sono allora vivandieri ambulanti, pasticcieri, calzolaj, sarti, e simili.

Quantunque abbondanti i viveri, ad eccezione delle carni, sono cari: un grosso castrato si paga circa sette franchi; i polli scarseggiano, e perciò anche le ova; e non v'è selvaggiume d'alcuna sorte. La farina viene dal basso Egitto, i legumi ed il riso dall'India, gli erbaggi da Taïf, di dove viene ancora formento e farina in poca quantità, e di qualità inferiore a quella d'Egitto. Il butirro che si conserva negli otri e ne' vasi è assai comune; ma dal calore reso liquido come l'olio.

Il prezzo delle derrate varia assaissimo a cagione della mancanza di sicurezza del commercio: eccone i prezzi che vi si facevano in tempo del mio soggiorno nel 1807.

Piastre Turche
Un oka di butirronum. 5
Un pollo4
Sei ova1
Un carico di Cammello d'acqua dolce2
Un oka d'olio4
Parà
Un oka di panenum. 12
Un otre d'acqua di pozzo15
Un oka di legna da fuoco3
Un oka di carbone20

I pesi e le misure sono le medesime che si usano in Egitto, ma così inesatte, che sarebbe inutile di cercarne la regola. Le monete correnti sono pure quelle dell'Egitto. La piastra spagnuola vale in commercio cinque piastre turche di cinquanta parà cadauna; ma a cambio non ne vale che quattro e mezzo. Vedonsi circolare alla Mecca le monete di tutti i paesi; onde trovansi cambiatori col loro banco ne' pubblici mercati sempre occupati con una piccola bilancia a pesare e cambiare valute. Le loro operazioni eseguisconsi per dir vero assai all'ingrosso, ma può facilmente credersi che i loro errori non siano giammai a proprio danno.

Trovansi pure ne' mercati tutti i prodotti naturali ed artificiali dell'India, e della Persia. Eravi presso alla casa in cui io alloggiavo una fila di botteghe esclusivamente destinate alla vendita delle cose aromatiche, delle quali io ne presi il catalogo e le descrizioni[9].

Alla Mecca, siccome in tutta l'Arabia, non si fa pane propriamente detto, ossia ciò che comunemente s'intende sotto questo nome: bensì si fabbrica con farina diluita nell'acqua senza lievito, e talvolta con pochissimo lievito, una piccola quantità di focaccie, di tre o quattro linee di spessezza, e di otto o nove pollici di diametro. Vendonsi tali focaccie mal cotte, e molli come pasta; e queste sono chiamate pane, hhops.

L'acqua dolce che viene continuamente portata dalle vicine montagne di Mina sopra cammelli è assai buona; ma l'acqua de' pozzi come anco quella dello Zemzem, quantunque bevibile, è alquanto salmastra: pure il basso popolo non beve che di questa.

Ho esaminati con particolare attenzione alcuni pozzi, e li conobbi tutti della medesima profondità, e tutti contenenti un'acqua perfettamente eguale. Nelle strade più vicine al tempio vi sono pozzi, e non ne mancano pure nelle parti più rimote della città. Io ho potuto persuadermi mercè di un attento esame intorno alla profondità, qualità, temperatura e gusto dell'acqua, che essa deriva da una sola fonte, il di cui livello è a cinquantacinque piedi sotto al suolo, ed il di cui ammasso si forma col filtramento delle acque piovane.

Il suo gusto salmastro non può attribuirsi che alla decomposizione della selenite mista colla terra.