La carne che si mangia alla Mecca non è della miglior qualità; i montoni sono assai grandi ma tutti magri. Non si sa quasi cosa sia pesce benchè il mare trovisi a sole dodici leghe di distanza. Gli erbaggi che vi si portano da Taif e da altri luoghi vicini principalmente da Santa Fatima, sono cipolle, cocomeri, pastinache, cetriuoli, capperi, ed una specie d'insalata con foglie somiglianti alle gramignacee; la quale pianta ch'io non ho potuto vedere intera, vien detta corrat.
Nel tempo ch'io dimorai alla Mecca non vidi altri fiori, fuorchè uno andando ad Aàrafat. Aveva ordinato ad uno de' miei domestici di portarmele colla pianta, ma ne fu impedito da molti pellegrini, i quali gli rimostrarono essere peccato lo svellere, o troncare una pianta nel pellegrinaggio d'Aàrafat: e quindi io dovetti rinunciare al solo fiore, che scontrai in quel viaggio. Fannosi alla Mecca diverse bevande con uve secche, zucchero, mele, ed altre frutta. L'aceto non val nulla, e si fa, per quanto mi fu detto, coll'uva secca.
Non credo che in verun'altra città musulmana si trascurino le arti come alla Mecca, dove non si troverebbe un uomo capace di fare una serratura, o una chiave. Le porte vengono chiuse con grossolane chiavi di legno, le casse ed i bauli con serrature europee. Non mi fu quindi possibile di sostituire altre chiavi a quelle rubatemi a Mina. Le pantoffole, e le pappuzze vengono da Costantinopoli e dall'Egitto, perchè alla Mecca non si sanno fabbricare che sandali e scarpe cattivissime. Altra volta eranvi alcuni incisori in pietra, che ora sono affatto mancati, e più non si troverebbe un uomo capace d'incidere ragionevolmente una iscrizione.
Parrebbe che in un paese, non alieno dalle armi, dovrebbero almeno trovarsi alcuni mediocri armajuoli, pure si cercherebbe invano chi sapesse rifare il più piccolo pezzo di un fucile europeo. Codesti armajuoli non sanno fare che rozzi fucili a miccia, coltelli curvi e lancie o alabarde all'uso del paese. In qualunque luogo essi trovinsi, la loro officina è subito allestita; riducendosi a fare un buco in terra che serve di fucina, una o due pelli di capra che un operajo agita innanzi alla fucina, e tengono luogo di mantice, due o tre stuoje di foglie di palma, e quattro bastoni formano le pareti ed il tetto.
Non si manca di chi sappia ripulire il vassellame di rame, che peraltro viene dall'estero; e sonovi fabbricatori di alcune specie di vasi di latta, di cui valgonsi i pellegrini per trasportare l'acqua miracolosa del pozzo Zemzem. Vi trovai pure uno sgraziato incisore in rame.
Nè le scienze vi sono meglio coltivate delle arti: tutto il sapere degli abitanti si ristringe al leggere il Corano, a scrivere assai male, ad imparare fino dalla fanciullezza le preghiere e le cerimonie del santo pellegrinaggio alla casa di Dio, a Saffa, ed a Meroua, onde poter di buon'ora guadagnar denaro, facendo la guida ai pellegrini; sicchè si vedono fanciulli di sei in sett'anni portati in ispalla dai pellegrini, farne le funzioni. I pellegrini vanno replicando le parole, che questi recitano con acutissima voce, mentre dirigono il cammino dei pellegrini, e le cerimonie alle diverse stazioni.
Io desiderava di far acquisto di un Corano scritto alla Mecca; ma difficilmente se ne trovano, ed anche trovandone, sono così orribilmente scritti, e scorretti, che non possono valere ad alcun uso.
La Mecca non ha scuole regolari fuorchè di leggere e scrivere. Alcuni Talbi o dottori, per capriccio, per vanità, o per allettamento di guadagno, vanno a sedersi sotto i portici o gallerie dell'Haram, ove incominciano a leggere ad alta voce per chiamare gli uditori, che d'ordinario vanno gli uni dopo gli altri a porsi in cerchio intorno al precettore. Questo, come può meglio, spiega, legge, o predica; e se ne va e ritorna come gli aggrada. Tali sono i mezzi d'istruzione che trovansi nella santa città. Tutte le sere due o tre di cotal fatta di dottori recansi nelle gallerie del tempio, ma io non vidi che alcun di loro avesse giammai più di una dozzina d'ascoltanti.
Da ciò risulta che i Mecchesi sono ignorantissimi; al che contribuisce pure assai la posizione geografica della città. La Mecca posta nel centro di un deserto, non venne, come Palmira, dal commercio dell'oriente cogli occidentali portata a quell'alto grado di splendore di cui ci fanno testimonio le sue ruine, e che forse sarebbe anche di presente una ricchissima città se non si fosse scoperto il Capo di Buona Speranza. La Mecca trovasi lontana da ogni passaggio, nel centro dell'Arabia, circondata a levante dal golfo Persico, dal Mar Rosso all'occidente, dall'Oceano a mezzo giorno, e dal Mediterraneo dalla banda del nord: però il centro di questa penisola non può essere un centro di comunicazione coi paesi circonvicini, cui si può andare per mare. I suoi porti possono tutt'al più servire di scala ai bastimenti commercianti di Djedda e di Moca sul Mar Rosso, ed a quelli di Muscate presso all'imboccatura del golfo Persico. La Mecca non è dunque per la sua posizione destinata ad essere piazza di commercio; nè i suoi abitanti in mezzo ad un arido deserto possono occuparsi nè all'agricoltura, nè alla pastorizia. Quai mezzi rimangono però ai Mecchesi per sussistere? la forza delle armi per costringere gli altri popoli a dargli parte dei loro prodotti, o l'entusiasmo religioso per chiamare gli stranieri a portare il denaro nella loro città. Ai tempi de' Califfi questi due mezzi avevano procurate alla Mecca immense ricchezze, ma prima e dopo quest'epoca gloriosa non ebbe altro modo di provvedere alla sua sussistenza, che quello dell'entusiasmo religioso, che sgraziatamente va scemando di giorno in giorno, e rende affatto precaria la esistenza di questa città.
La Mecca fu sempre il centro dell'entusiasmo religioso di diversi popoli. L'origine dei pellegrinaggi, e la primitiva fondazione del suo tempio perdonsi nell'oscurità de' secoli, poichè sembrano anteriori ai tempi storici. Il profeta atterrò gl'idoli che profanavano la casa di Dio; il Corano approvò il pellegrinaggio, ed in tal maniera la divozione degli altri popoli fu in ogni tempo la base della sussistenza dei Mecchesi. Ma perchè questa sorgente non basta ai bisogni di tutti gli abitanti, la Mecca era assai povera avanti la venuta del Profeta, e dopo una breve epoca di gloria e di ricchezze acquistate colle armi, ricadde in quella povertà cui sembra condannata dalla sua posizione. Come si può dunque sperare che vi fioriscano le arti e le lettere? Lontana da tutte le comunicazioni commerciali, ignora tutto quanto accade nel mondo, le scoperte, le rivoluzioni, le azioni tutte dagli altri uomini; e la Mecca rimarrà costantemente nella più profonda ignoranza malgrado l'affluenza degli stranieri, che non vi rimangono che il tempo necessario assolutamente al soddisfacimento de' sacri doveri del pellegrinaggio, per alcuni affari commerciali, e per preparare quanto abbisogna per tornare ai loro paesi.