La Mecca è di sua natura così povera che senza la casa di Dio troverebbesi deserta nello spazio di due anni, o ridotta piccola borgata, poichè i suoi abitanti non hanno, generalmente parlando, altro mezzo di sussistenza nell'andante anno, che quanto possono raccogliere nell'epoca del pellegrinaggio. In tale circostanza la città prende un'apparenza di vita, il commercio si anima, e la metà degli abitanti si trasmuta in albergatori, in mercadanti, in facchini, in domestici, ec.; mentre l'altra metà interamente attaccata ai servigi del tempio, vive colle limosine, e coi regali de' pellegrini. Tali sono i mezzi di sussistenza dei Mecchesi; esistenza deplorabile che impresse sulle loro figure l'immagine dell'alta miseria che li circonda.
L'arabo è naturalmente magro; ma i Mecchesi, e più d'ogni altro gl'impiegati del tempio sono vere mummie ambulanti ricoperte di una pelle attaccata alle ossa. Confesso che rimasi stupefatto quando li vidi la prima volta. Sarò forse imputato d'esagerazione, ma protesto che non ho minimamente alterata la verità, e soggiungo essere impossibile formarsi, senza averli veduti, un'adequata idea d'una unione di uomini tanto magri e tanto scarnati quanto gl'impiegati d'ogni ordine, ed i servitori del tempio, tranne il capo dello Zemzem che è il solo uomo ben nutrito, oltre due o tre eunuchi negri meno magri degli altri. Sembra impossibile che questi scheletri o piuttosto ombre, possano sostenere le fatiche come fanno. Figurinsi due grandi occhi sepolti, un naso affilato, guancie incavate fino alle ossa, braccia e gambe veramente disseccate, le coste del petto, le vene, i nervi tutte le parti secche così rilevate, che prenderebbonsi per modelli perfettissimi d'anatomia: tale è il tristo aspetto di questi sciagurati, che l'occhio mal può comportare così orrido spettacolo. Ma i piaceri, di cui parteciperanno in cielo, non sono forse un largo compenso dei terreni patimenti? Pure malgrado questa speranza è impossibile di trovare gente più trista e melanconica dei Mecchesi. In tutto il tempo della mia dimora non ascoltai un solo istrumento musicale, o il canto d'un solo uomo: ho due o tre volte udito il canto di qualche femmina, e mi sono preso cura di farne memoria. Immersi in una continua malinconia, s'irritano all'istante per la più leggiera contrarietà. I pochissimi schiavi dei Mecchesi sono i più sventurati di quanti se ne trovino in tutti i paesi musulmani. Ho udito stando in casa un abitante battere uno schiavo per un quarto d'ora non con altro intervallo che quello che gli era necessario per riprendere maggior forza.
Dopo ciò non sarà meraviglia che la popolazione della Mecca vada sensibilmente diminuendo. Questa città che altra volta ebbe centomila abitanti non ne conta oggi più di sedici in diciotto mila. Sonovi esteriormente delle contrade affatto abbandonate che cadono in ruina: due terzi delle case della città sono vuote, e le abitate si vanno internamente guastando malgrado la loro solidità, perchè i proprietarj non si prendono cura che delle facciate per allettare i pellegrini; ed intorno a queste ancora non facendosi importanti riparazioni, non tarderanno a cadere. Una sola casa io ho veduto rifarsi di nuovo, ma con una estrema lentezza: e per poco che duri un tale stato di cose, la città in un secolo si vedrà ridotta alla decima parte di quello che è presentemente.
CAPITOLO XXXVI.
Donne. — Fanciulli. — Lingua. — Costumi. — Armi. — Siccità. — Matrimonj, nascite, e funerali. — Clima. — Medicina. — Balsamo della Mecca. — Incisioni sul volto.
Le donne hanno più libertà alla Mecca, che in tutt'altra città musulmana. Forse nell'epoca del suo splendore l'immensa affluenza degli stranieri contribuì a pervertirle, e l'abituale miseria e tristezza degli abitanti fu cagione che rimasero quasi affatto abbandonate a se medesime. Certo è per lo meno che l'opulenza e la povertà sono due estremi ugualmente contrarj alla conservazione de' costumi. Qui le donne, come in Egitto, copronsi il viso con un pezzo di tela nella quale sono due fori corrispondenti agli occhi, e questi d'ordinario abbastanza grandi per lasciar discoperto metà del volto; e senza ciò la maggior parte non si cura altrimenti di coprirlo. Tutte le donne portano una specie di mantello, o gran drappo di tela sottile a strisce bianche e turchine, in lungo ed in largo come in Alessandria, che loro dà molta grazia; ma quando loro vedesi il viso, si dilegua ben tosto ogn'illusione, essendo generalmente brutte, e del color giallognolo che hanno gli uomini. Il loro volto e le mani affatto imbrattate di nero, di turchino, o di giallo, offrono uno schifoso aspetto, che forse l'abitudine farà avere in conto di bellezza. Ne vidi taluna che aveva un anello passato a traverso della cartilagine del naso, e pendente sulle labbra superiori.
Esse sono assai libere, per non dirle sfrontate, ove si abbia riguardo alla riservatezza musulmana. Vidi continuamente le donne delle case vicine al mio alloggio stare frequentemente alla finestra, ed alcune affatto scoperte. Una che abitava il piano superiore della mia casa, mi faceva infinite pulitezze e complimenti a viso scoperto, qualunque volta io saliva sulla terrazza per fare qualche osservazione astronomica; lo che mi fece sospettare che le donne potessero essere un ramo di speculazione pei poveri Mecchesi. Tutte quelle ch'io vidi erano assai graziose, ed avevano occhi assai belli, ma le loro guance prominenti, e l'abitudine di tingersi di colore verdognolo, le rende disaggradevoli, e le fa parere oppilate. Del resto parlano bene, e si esprimono con grazia, hanno il naso regolare, ma la bocca grande. S'imprimono sulla pelle indelebili segni, e si tingono il contorno degli occhi in nero, i denti in giallo, le labbra, le mani, i piedi in rosso di mattone, come fanno gli Egiziani, e colle stesse materie.
Il loro abito consiste in un pajo di pantaloni immensi che entrano nelle pantoffole o stivaletti gialli: quelli delle povere sono di tela di canape turchina, e quelli delle ricche di tela screziata dell'India. Hanno inoltre una camicia della più stravagante forma e grandezza. Figurisi un pezzo di tela larga sei piedi, e lunga cinque; questa è la metà della camicia, un altro simile quadrato forma l'altra metà: unisconsi questi due pezzi nella parte superiore, lasciando nel mezzo un'apertura per passarvi il capo; ai due angoli inferiori vien tolta una sezione di cerchio di circa sette pollici, e con tale operazione ciò che forma l'angolo anteriore diventa una curva rientrante, si cuciscono soltanto le due curve, e la camicia rimane aperta in tutta la parte inferiore ed ai due lati dall'alto al basso. Le camicie delle signore sono d'un leggiero tessuto di seta finissima di color violetto liscio o screziato, che si fabbrica in Egitto. Per vestire tali camicie ripiegano sulle spalle la stoffa sovrabbondante della eccedente larghezza, e le ristringono al corpo con una cintura. Al disopra di questa camicia le ricche portano un caftan di tela d'India. Non ho mai veduto loro in capo altro ornamento fuorchè un fazzoletto, ma esse portano cerchietti, anelli, braccialetti come le musulmane degli altri paesi alle mani, alle braccia, alle gambe, ai piedi.
Il commercio della Mecca si limita alle carovane in tempo del pellegrinaggio. Ho già fatto osservare che ogni anno va diminuendosi, onde è facile il calcolare il progressivo vistoso decadimento della santa città. Vi si ricevono da Djedda le mercanzie d'Europa, che fanno la strada dell'Egitto e del mar Rosso; e si hanno per la stessa via molti prodotti dell'India, e dell'Iemen, ed in ispecie il caffè: le carovane di Damasco, di Bassora, dell'Egitto, e dell'Iemen portano il rimanente, e fanno de' vicendevoli cambj.
La consumazione della Mecca diminuisce ogni giorno in ragione della diminuzione delle ricchezze. Generalmente parlando la fortuna degli abitanti quasi tutti Wehhabiti, Bedovini, ed Arabi miserabili si ristringe alla possessione d'un cammello, e di pochi altri bestiami. Vivono quasi nudi sotto tende o baracche, non avendo altri mobili che una scodella di legno, alcuni piccoli pajuoli, un vaso per riporre l'acqua, una tazza di terra, una stuoja che loro tien luogo di letto, due pietre per macinare il grano, uno o due otri per conservare l'acqua piovana: in così misero stato quale alimento offrir possono per un commercio attivo o passivo? A fronte di ciò vedonsi alcuni personaggi riccamente vestiti di tele delle Indie, e di scialli di Cachemire, o di Persia.