— Ossia?
— Ossia che la sua felicità non abbia mai a trovarsi faccia a faccia con la verità.
— Non comprendo.
— È meglio che non comprenda.
Giunsero insieme al cancello del giardino, in silenzio, un poco oppressi entrambi dalla oscurità grave di quelle parole, poi il professore si chinò a baciare per la prima volta la mano della sua allieva, quella piccola mano ch'egli stesso, senza saperlo, aveva offerto ad un altro.
Quindi varcò la soglia e se ne andò a capo chino, senza voltarsi.
DATEMI SOCCORSO.
— Lo sapevi pure ch'ero venuta per salutarti. Tutti ormai lasciano la città e mio marito doman l'altro mi accompagnerà egli stesso col bimbo, lassù, nella nostra villa sul lago.
— Dove tu ti diverti a lasciarti corteggiare da tutti gli sfaccendati eleganti che egli ti porta in casa.
— Ma che dici, Gustavo? Io compio il mio dovere di padrona e di ospite, ma, in realtà, nel segreto del mio cuore non amo che te, te solo. E tu lo sai.