— Mi perdoni, la prego. Mi trovo in un momento così sconvolgente della mia vita che ho bisogno di comunicare la mia pena a qualcuno che mi comprenda, a un conoscitore d'anime, a un forte, a un consolatore come lei, per non restarne vinto e sopraffatto.
La voce lontana e ignota s'abbassò e tremò nell'apparecchio trasmettendo a colui che ascoltava la sensazione di un dolore intensamente sentito, di un affanno trepido, in attesa.
Ma colui che ascoltava attraversava l'ora dello scetticismo arido e freddo e non se ne commosse.
— Voi soffrite per una donna? — domandò con un lieve accento di ironica commiserazione.
— Sì, per una donna che mi ha lasciato, che ho supplicato con tutte le umiliazioni di tornare a me, e che attendo ormai da tre giorni invano. Sono all'estremo della mia resistenza, mi trovo ridotto a un miserabile brandello d'umanità. Ditemi voi, ve ne scongiuro, una parola che mi consoli e che mi sollevi; datemi la forza di attenderla ancora e di credere ancora in lei, datemi conforto, datemi soccorso, prima che....
Gustavo Ardenzi sbuffò d'impazienza e battè il piede in terra. Quella lamentela diventava troppo prolissa e la ragione di tutti quei gemiti, quei sospiri, quegli spasimi gli pareva così futile e così sciocca! E perchè confidare proprio a lui quelle troppo vane e troppo solite pene d'amore? Che importava a Gustavo Ardenzi se una donna si faceva aspettare dal proprio innamorato, e se costui smaniava nell'attenderla inutilmente? Che gli importavano i casi di quello sconosciuto?
Lo sconosciuto dovette sentire, attraverso al filo sottile che portava la sua voce, l'impazienza sdegnosa di colui che l'ascoltava, perchè s'interruppe d'improvviso quasi intimidito e timoroso.
— Voi siete un povero ingenuo od un povero illuso. Non ho altro a dirvi, — dichiarò Gustavo Ardenzi duramente, e troncò la comunicazione.
Quindi sedette allo scrittoio, afferrò la penna e si pose a scrivere.
Lavorò fino a sera e parte della notte a quel suo romanzo di violenta passione, egualmente lontano e staccato col pensiero dalla donna dolente ch'egli aveva angustiato con le sue amare parole e dal triste sconosciuto che invano aveva implorato da lui una consolante espressione di fede nella vita. Lavorò fino ad ora tardissima, chiuso in quell'egoistico cerchio di ardente cerebralità in cui lo scrittore s'isola con le creature del suo spirito sereno e s'apparta con esse in un suo mondo irreale, così vero tuttavia per la propria esaltazione che il mondo reale gli diviene invece fittizio e inesistente.