Quando si coricò era quasi l'alba e quando, dopo un sonno pesante e senza sogni, egli si destò suonavano a tutte le torri le campane del mezzogiorno.

Il cameriere gli portò il caffè e i giornali ch'egli aperse distrattamente e che percorse con lo sguardo svagato, qua e là, senza soffermarsi.

Ma nella cronaca della città un titolo più vistoso lo attrasse: — Un noto artista suicida per amore.

I fatti passionali interessavano sempre in lui lo studioso dell'umanità d'eccezione, ed egli lesse con attenta curiosità la narrazione minuta di quel dramma, avvenuto il giorno innanzi al tramonto.

Il suicida era un pittore trentenne già molto apprezzato nel mondo dell'arte e ch'egli rammentava per aver acquistato in una esposizione, pur senza conoscerlo, un suo piccolo studio di testa femminile.

Con la brutale profanazione d'ogni segreto che la tragicità d'un suicidio permette, il giornale raccontava come il giovane fosse stato abbandonato un mese innanzi dalla propria amante, una bellissima mondana, la quale gli serviva spesso da modello e che il dolore d'averla perduta e l'inutile, spasmodica attesa del suo ritorno lo avevano spinto alla volontaria morte. La madre del pittore visitandolo verso sera allo studio lo aveva trovato al telefono intento a comunicare con qualcuno, e sembrandole abbastanza calmo se n'era andata senza sostare.

Venti minuti dopo il giovane si sparava al cuore un colpo di rivoltella e cadeva riverso ed esanime ai piedi dell'apparecchio telefonico.

Gustavo Ardenzi, giunto a questa parte della narrazione, si fermò a meditare con la fronte segnata da due profonde rughe e lo sguardo veemente fisso al suolo. Il vago dubbio che gli era balenato al principio della lettura si faceva a questo punto rodente certezza.

Lo scioglimento sanguinoso di quel dramma era dovuto a lui. La voce lontana che lo aveva implorato la sera innanzi al tramonto, il grido angoscioso che chiedeva soccorso ed al quale egli aveva freddamente, beffardamente negato aiuto era quello del giovine morituro che invocava da lui, esperto conoscitore d'anime, indulgente rivelatore delle umane miserie, una piccola luce di speranza o d'illusione per resistere al desiderio di morire.

La luce non era apparsa a rischiarare l'ombra della sua disperazione, il conoscitore d'anime, il rivelatore indulgente aveva risposto con uno sdegnoso motteggio; colei ch'egli attendeva attaccato tenacemente a un inganno estremo non sarebbe più tornata alle sue braccia protese, e la forza di vivere gli era mancata d'un tratto, la volontà della fine di tutto era sopravvenuta all'improvviso, come il bisogno d'una liberazione e d'un riposo, e il gesto tragicamente definitivo, che tronca ogni male ed ogni bene, era stato compiuto.