— E allora lascia che lo interroghi io.
— Tu?
— Ma sì, cara. Io sono in questa vicenda un'estranea, ed a parte il mio affetto per te e il dolore che proverei per un affronto fatto a te, non ho lo spirito intorbidato da alcuna passione e posso ragionare con lucidità, indagare con scaltrezza, giudicare serenamente, far subire insomma a tuo marito un piccolo esame di coscienza, durante il quale egli sarà costretto a confessare i suoi torti se ne ha, oppure a manifestarsi, quando lo fosse, innocente.
— Ma, — mormorò Rosalba incerta — tra moglie e marito, tu lo sai....
— Per carità, non citarmi la sapienza dei proverbi che sono stupidi vecchiumi, molesti e volgari come la polvere della strada che si attacca ai piedi di tutti i passanti. Ah, finalmente! Ecco l'automobile di tuo marito che giunge.
Osservammo dietro le cortine della finestra abbassate l'agile vettura grigia scivolare silenziosa nel giardino, percorrere la curva del viale, fermarsi davanti alla gradinata. Tranesi, con la fascia tricolore al braccio perchè fabbricava proiettili in un suo grande stabilimento metallurgico, lasciò il volante e balzò a terra.
— Non gli trovi una faccia da uomo infedele? — mi chiese Rosalba sottovoce.
— No. Piuttosto una faccia d'uomo enormemente affaccendato, — risposi atteggiandomi a una rigida gravità.
— Ora verrà qui nello studio a scrivere note nei suoi registri, come ogni giorno, — mi avvertì l'amica. E docilmente soggiunse: — Debbo lasciarti sola con lui?
— Sì, ma prima dammi la lettera incriminata.