— Mi permette d'entrare? — chiese il giovine quando fu sulla soglia della stanza da pranzo e venne a sederle vicino.
Guardò la copertina del libro, poi guardò il viso della signora, che gli pareva ancora più freddo e altero del consueto. Tuttavia, dopo qualche esitazione, Albertino osò trarre un lungo sospiro e osò dire sottovoce:
— Sono venuto anche per seguire il suo consiglio dell'altra mattina.
— Il mio consiglio? — ripetè Anna-Maria corrugando la fronte come se non rammentasse.
— Sì, — soggiunse Albertino ancora più piano, — non si ricorda? Quel bacio, quel bacio, che si può dare a una donna mentre brucia un biglietto da mille franchi.
— Ma era una sciocchezza, — affermò ella sollevando le spalle. — Son cose che si facevano, che si son fatte in altri tempi, da altra gente. Non ha compreso la mia canzonatura?
— Io non voglio essere canzonato, — scattò Albertino alzandosi in piedi. — Voglio un suo bacio al prezzo che le ho detto e bisogna che me lo dia qui, questa sera stessa.
Egli aveva tratto dal portafoglio il suo biglietto di banca, lo aveva gettato con un atto di disprezzo sul tavolo, buttandovi sopra una scatola di fiammiferi. Anna-Maria lo osservava con una attenzione fra ironica e stupefatta, aprendo e chiudendo il suo romanzo.
Le pareva impossibile che quel ragazzo, figlio d'usuraio, certo usuraio egli stesso nell'anima, il quale possedeva per la prima volta una somma ch'egli riteneva quasi favolosa, fosse capace di buttarla così per lei, di distruggerla in una rapida fiammata per un bacio.
La stanzetta terrena si riempiva d'ombra e, fatto da questa anche più coraggioso, a grado a grado Albertino giunse in silenzio a sfiorare con le dita i capelli di Anna-Maria, la quale non si mosse.