— Non mi dice di no? — le mormorò tremando all'orecchio, e poichè ella continuava a tacere, s'allontanò di due passi e s'accostò al tavolo.

Si udì lo strofinìo del fiammifero acceso, si vide sprizzare, balenando, la scintilla rossa, poi nell'ombra grave della stanza, una piccola fiamma violacea continuò lentamente ad ardere sopra un vassoio di vetro nel centro della tavola: era il biglietto di mille franchi che lentamente si distruggeva.

Anna-Maria sentì in quel momento intorno alle sue spalle allacciarsi due braccia convulse di desiderio e sulla sua bocca premere freneticamente due labbra avide d'amore e fresche di giovinezza. Dimenticò chi fosse e che cosa volesse colui che la baciava così. Ma quando la piccola fiamma violacea si spense ed essi si staccarono con gli occhi torbidi e le vene pulsanti, ella ritrovò quasi subito, insieme con la sua naturale superbia, il ricordo amaro del passato, confuso ad un pentimento sottile e iracondo per l'oblioso abbandono presente.

Allora s'alzò, fece scattare la chiavetta della luce, guardò bene in faccia Albertino Farri, e il suo sguardo era quello d'una nemica.

— Ora che ha raggiunto il suo scopo può andarsene e non rimettere piede qui dentro, — gli ingiunse con voce bassa ma ferma.

Egli, ancora ansante, raggiunse umilmente la porta, poi si fermò e le rivolse d'un tratto la sua faccia da topo piena di sarcastica malignità.

— Me ne vado contento, — le disse sorridendo, ed accennando con l'indice teso le ceneri del biglietto che ancora fumavano sul vassoio di vetro, soggiunse: — Per un bacio, e per un bacio come questo, anche se adesso mi vedo scacciato per sempre da casa sua, valeva bene la pena di rimetterci un biglietto da mille franchi, tanto più....

Egli esitò, calcolò l'effetto delle sue parole, la spiò di sotto in su e attese ch'ella lo incitasse a completare la frase.

Anna-Maria aspettò un momento, mordendosi le labbra, e ribattè gelida:

— Tanto più?