— Io ho bisogno di conoscere la verità sul conto mio, dottore. Sono vecchia ormai e la morte non mi fa più paura.
Donna Saveria pronunciò queste parole quasi duramente fissando il giovine scienziato coi suoi occhi acuti sotto il vasto arco nero dei sopraccigli corrugati. Pareva voler infondere nell'altro la convinzione che di nessuna menzogna e di nessuna pietà occorreva mascherare la risposta, qualunque essa fosse stata.
— Marchesa, — rispose il medico con la medesima fermezza di volto e di espressione — la scienza non può dare quasi mai un esatto responso, solo può con una certa sicurezza prevedere l'avvenire.
— L'avvenire? — ripetè donna Saveria con un sorriso d'ironica amarezza. — Esiste ancora per me un avvenire?
— Tutto è relativo, — osservò il giovine stringendosi nelle spalle. — Le forze da opporre al male sono ormai molto depresse e poichè ella vuole assolutamente sapere....
Egli sostò, colpito dalla gravità della sua stessa voce che aveva la cruda freddezza d'una sentenza. Ma l'inferma lo incitò con lo sguardo, con l'ansia interrogativa di tutto il volto, con le parole impazienti: — Dica, dica, dottore.
— Ebbene, — egli proseguì, — per qualche settimana, per un mese al più si potrà lottare contro il morbo e illudersi forse di averlo vinto o almeno domato. Ma sarà una speranza fittizia.
— E bisognerà cedere, — soggiunse donna Saveria scrutando il volto del medico.
Egli sollevò le spalle con gli occhi all'alto nell'atteggiamento della rassegnazione mentre ella proseguiva:
— È questo che m'occorreva conoscere. Un mese di vita, il tempo per salutare i figli di mio figlio che sono lontani, dispersi pel mondo. Per uno di essi, per il più giovane, mi sarà necessario il suo aiuto, dottore.